I 100 migliori vini del mondo. Secondo Luca Gardini, vince la Francia

Vino

Occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire: scorro la lista dei 100 migliori vini stilata da Luca Gardini e inizio a prendere appunti.

Lunedì c’è stata la presentazione dell’enciclopedia dei vini curata da Gardini insieme a Pierluigi Gorgoni, Andrea Grignaffini e Marco Pozzali, che è il  compendio della sua straordinaria carriera di sommelier.

I dati salienti sono già noti, Noval national 2003 è il vino più buono secondo Luca e la cosa sorprende solo facendo riferimento al panorama italiano che non sa appassionarsi ai grandi, eterni,  vintage port. Chissà se quelli del DRC si accontenteranno di aver piazzato 3 vini nei primi 10 (senza contare Leroy) invece di conquistare il gradino più alto.

Raggruppando i 100 vini per nazione la Francia conquista la maggioranza assoluta con 53 seguita dall’Italia con 23 poi Germania Spagna Portogallo e solo 8 vini spartiti tra Stati Unita Australia Sud Africa e Argentina. Difficile immaginare una ripartizione geografica molto diversa seguendo i gusto europeo (la top 100 di Wine Spectator ribalta questa logica) anche se i vini  francese sono davvero tanti.

Più interessante l’analisi delle tipologie che entrano nella top 100, spicca l’elevatissimo numero di vini dolci/fortificati/da meditazione, chiamateli come vi pare, che supera nettamente la somma dei bianchi e degli spumeggianti. La maggioranza assoluta è, naturalmente, costituita da vini rossi tra cui una notevole presenza di Grands Crus di Bourgogne  che surclassano sia i Bordeaux sia i nostri classici di Langa o di Toscana.

La passione di Gardini per i vini dolci si articola in una scelta dei migliori classici: TBA dalla Germania, SGN d’Alsace, Sauternes e Port in ordine di citazioni. Personalmente non sono così appassionato di questa tipologia ma l’elenco fa veramente impressione: Yquem 2008  è 24° preceduto da Noval, Haag, Zind-Humbrect e Donnhoff ma la ricerca è attenta e precisa fino ad inserire in graduatoria la Malvasia di Bosa di Columbu (74°), l’Antico Gregori di Contini (95°) e il Vigna Vecchia 2005 di Ca’ d’ Gal (99°) che è il più sorprendente Moscato d’Asti che anch’io abbia mai assaggiato.

Mi sorprende  leggere che Ca’ d’Morissio 2003 (19°) precede il Monfortino 2002 (25°): la mia scelta sarebbe stata molto diversa, probabilmente non avrei classificato il super – Monprivato! Concordo invece con entusiasmo sul Barolo Mascarello 2006 (33°), un gioiello di equilibrio raffinatezza tipicità a cui sono legato in modo speciale.

Mi incuriosisce trovare in classifica Masseto (93°) ma non Sassicaia così come Poggio di Sotto 2004 (76°) ma non Biondi Santi. In una classifica dove abbondano, giustamente, i grandi classici (tra gli italiani trovate Gaja, Giacosa e Quintarelli) queste due assenze si notano.

Qualche commento sulla Francia: la Bourgogne è ottimamente rappresentata, il gotha è al gran completo anche se non trovano spazio Roulott, Perrot-Minot, William Fevre, Henry Gouges solo per dirne alcuni, magari limitare le citazioni a un solo vino per azienda avrebbe liberato qualche posto.

Bordeaux e Champagne sono rappresentate al massimo livello, senza sorpresa ma si tratta di regioni in cui le gerarchie sono talmente chiare da non permettere innovazioni.

Chiudo con la mia terna di preferiti, scelti tra le indicazioni più originali della lista: Saumur Champigny Le Bourg 2007, Clos Rougeard (20°), Barolo 2006, Bartolo Mascarello (33°), Brunello di Montalcino 2006, Cerbaiona(85°).

[Foto: Vogue Italia]




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