Anche la Franciacorta spara in pista i suoi Clos d’Ambonnay? Magari non esattamente, ma la voglia, evidentemente, c’è. Traduzione: bolle rosé molto ambiziose, in tiratura limitata, a prezzi importanti. Importanti in proporzione al trend della fetta di mercato in cui si abita, ovviamente. E non in rapporto diretto al prezzo del Pinot Noir di chez Krug, che viaggia, com’è noto, qualcosa sopra i 4.000 euro. Per il Monte Rossa Cabochon Rosé Brut Riserva “new edition” portato al Vinitaly da Emanuele Rabotti, si parla ragionevolmente di 90-100 euro in scaffale. Pochi? Molti?

Vediamo intanto di che si tratta: poco  meno del 50% di Pinot Nero, Chardonnay per il resto, 60 mesetti sui lieviti, fermentazione in legno (piccolo) tra agosto (raccolta) e febbraio. Risultato, un vino ampio, largo, profondo, ma vibrante: tanto che la voglia di berne ancora impatta solo con ragioni di… tasca, non di gusto. Perché quello c’è tutto. E c’è anche la sensazione che sparare a tavola questa itala bolla deluxe potrebbe dare un sacco di soddisfazione anche su pietanze fuori dal repertorio abituale. Non ha timidezze, del resto, Rabotti quando parla del suo pezzo (appunto…) da novanta: “Ho quasi dovuto discutere con qualcuno della forza vendita, che s’era un po’ spaventato di dover vendere una cosa così in tempi come quelli che stiamo attraversando. Ma io ho idee precise: per chi non vuole, o non può, andare su certe fasce col vino, anche uscire a 20 euro in meno non avrebbe fatto la vera differenza. Per ripagare il lavoro, la cura, la selezione che c’è, e anche dare la giusta sensazione del valore del prodotto, secondo me ci poteva stare, invece, perfino qualcosina in più. Ma avrei dovuto discutere ancora…”.

Ringraziando dunque (da consumatori, beninteso) i frenatori della forza vendita, ribadiamo che il vino, quello, c’è tutto. Al mercato dire la sua. La nostra intanto è:

 ½ e secchio

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