Vini naturali e artigianali. I migliori tra Vivit e Vinitaly

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Una presenza silenziosa nel turbinare del Vinitaly. Quasi discreta, relegata al primo piano del pala expo, il Vivit l’avventura naturale del Vinitaly, novità millesimo 2012. Al primo piano, un anonimo stanzone, ma si respira un aria fresca, malgrado l’affollamento. La prima domanda inspiegabile è perché ci offrano dei bicchierucci minimi, flute da spumante che mal si attagliano ai vini veri. Boh misteri del Vinitaly.

Iniziamo gli assaggi:

Dettori, Tenores 2009. Alessandro Dettori è sempre delizioso e sollecito. Il naso impatta su note di frutta croccante e di macchia mediterranea. In bocca è composto elegante, senza timori di scoprire una dolcezza di frutto mediterranea. Prima il frutto intenso, poi dolcezza alla fine si complica su note minerali e di erbe, buonissimo e suadente (4 scatti). Dettori rosso 2009, dinamico e ricco, il naso è chiaro e sereno come ci sembra Alessandro in questa fase della sua vita, la sua serenità contagia i vini. In bocca potente e materico, ma sfaccettato, si torna volentieri al bicchiere con una beva dolce, suddica ma fresca malgrado l’alcool impegnativo (2 scatti)

Cascina degli Ulivi, Vigneto Filagnotti 2007, il duemila sette è appena uscito dopo il 2009 a testimonianza dell’importanza del millesimo. Al naso conferma le aspettative: ricco e minerale, prima una nota fermentina che sa di respiro e vita, poi le erbe e i fiori di primavera, infine il frutto bianco. In bocca è acuminato, netti gli aromi di susina e sul fiorito della ginestra, la bocca è particolarmente composta, ancora si distenderà ma già grande e pulito, come ci aspettiamo da un grande biodinamico (3 scatti).

Passiamo da un amico: Giulio Armani è un mago delle macerazioni, avete presenti quei vini molli e stanchi, marcati dall’ossidoriduzione? Scordateveli! Il Dinavolo 2008, un blend di autoctoni bianchi è snello e acuminato come un maratoneta. Al naso note vive di frutta secca e susina, poi la silhouette minerale ancora abbozzata ma presente. In bocca e tra pieno, quasi tannico, gira che è un piacere tra pietra e frutto bianco. Il macerato che non ti aspetti. (3 scatti)

Arianna Occhipinti, che sia brava e bella lo sappiamo, come sappiamo che i suoi vini siano riconoscibili tra mille. Il bianco Ap 68 2011, sorprendente uvaggio di moscato e albanella è una scoperta per me: il naso è floreale ed esplosivo, come ti aspetti dal moscato, poi viene raddrizzato dall’albanella che lo verticalizza e addomestica, in bocca gira sulla freschezza di erba e finezza di frutto, la nota minerale è presente e ancora da scolpire. Netto e molto pulito. (3 scatti + secchio). Il Siccagno 2009, invece è una conferma, nero d’avola in purezza: Naso pieno fruttato elegantissimo, entra sul frutto rosso, poi fiori e erbe officinali. In bocca è dinamico, vestito da una acidità bellissima che lo farà durare assai a lungo. Il frutto è irruente, la ciliegia ma poi anche la pesca. Un nero d’avola che non ti aspetti tenuto sulle redini e dalla acidità precisa e dinamica (4 scatti)

Monte Secondo, Chianti 2010, un bel Chianti fragrante e Fresco, senza troppi salamelecchi. Il naso è compulsavo e fruttato, irruente nelle sue belle note di tabacco e cuoio. La bocca poi è estremamente piacevole e ricca, un sorso di vino efficace e corroborante (3 scatti).

Bello questo Vivit, l’energia che si respira è quella giusta, mi sa che il prossimo anno ci ritorno. Usciamo e restiamo in tema di artigianali. Due aziende biodinamiche ma che hanno scelto di non stare separate.

Padiglione Toscana, iniziamo con un grande classico: Castello dei Rampolla, Sangiovese 2010, una novità! Un sangiovese in purezza vinificato in anfora di terracotta (nella foto in apertura) senza solfiti. Il naso è sapientemente rustico, leggermente velato, ma con un tono antico che ci incanta, aromi è arcaici e fragranti. Il frutto intenso e dolce, la beva rotonda il contenitore di terracotta lo ammorbidisce e ingentilisce, rendendolo morbido e delicato malgrado il corpo importante, ancora un bimbo ma si farà nel tempo, con calma, senza fretta (3 scatti)

Poi l’azienda biodinamica di Luca D’Attoma, uno degli enologi più convincenti in giro. Il nome Due Mani, già dice tutto il desiderio di riscoprire l’artigianalità del vino. I vini poi parlano un linguaggio moderno, di acidità e croccantezze. Ne parleremo ancora, più dettagliatamente, perché le sue scelte estreme meritano, per ora ci limitiamo a un semplice vino piacevolissimo: Cifra 2010, cabernet franc tutto in cemento, il naso è fresco e compulsivo, gira sul frutto, la beva è fresca e dinamica, rotonda sul registro del frutto. Il cemento lo arrotonda e non lo smussa. Piacevolissimo (2 scatti + secchio)

Chiudiamo con un vin santo interessantissimo della Fattoria Castelvecchio di San Casciano Val di Pesa, un vino dolce spiazzante nella sua complessità e velocità. In bocca è fresco e acuminato, senza mai spingere troppo sul registro del dolce, tra fiori e minerale (3 scatti)

4 Commenti

  1. io non chiamerei più i vini naturali con questo termine ma semplicemente vini, sono gli altri che andrebbero chiamati “industriali”.

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