Schede del vino. Philippe Pacalet Gevrey Chambertin e Chambolle

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Avevo bevuto il Bourgogne Appellation 2007 di Philippe Pacalet pochissimo tempo fa, e mi ero commosso. Non solo per la bontà schietta, linearmente gustosa, e la bevibilità del vino, ma per il prezzo a cui era evidentemente possibile venderlo (complice pure un’onestà esemplare e una mano davvero delicata in certi ricarichi) anche a un ristorante tutt’altro che sciatto, e tutt’altro che privo di spese di gestione, come il Vespasia di Norcia: 23 euro in carta. Bingo.

Per questo, quando mi è arrivato l’sms “Pacalet sta iniziando”, ho cercato di chiudere in tempi umani la degustazione che a mia volta stavo conducendo, e sono schizzato con belle attese verso il padiglione 7 del Vinitaly: quello dove da anni tiene banco uno dei miei importatori di nicchia preferiti: Balan. Ed eccolo là, il ragazzo prodigio: fisico da mediano di mischia di rugby (corto ma potente), riccioli da paggio di campagna, total look in rosso (pantaloni e polo). E il bel sorriso che sfodera quando si parla di vini (non solo dei suoi).

Partenza? In bianco. Chardonnay? Manco per niente. Nuits Saint George Appellation, 100% Pinot Bianco. In fondo, mi fa lui ammiccando, è un Pinot Nero albino, mica fuffa: senti i profumi. Concordo. Si sentono, eccome. Ben più articolati e tesi che in molti pur ottimi PB di casa (intendendo per “casa” Alto Adige e Friuli, i posti dove con diverso stile lo fanno di più e meglio). Si comincia bene: 2 ½ scatti (e secchio, che freschezza e profumi fanno bere e ribere).

Passiamo al colore che in casa Pacalet preferiamo. Gevrey Chambertin 1er cru. La spiega stavolta è: questo è quello che piace molto a chi ama molto questi vini, ci mette più tempo ed è meno consensuale (letterale, ndr) del Chambolle Musigny, ma poi quando arriva… Intanto, anche così questo è un Geevrey-Gevrey. Al quadrato. Appena radente di gioventù, i profumi ancora “freddi” ma perfetti, una beva che ti fa desiderare di averne a casa: 3 ½ scatti molto abbondanti, secchio. E lo Chambolle a seguire conferma l’ipse dixit. E’ sensuale “come una donna consapevole che si trucca e si veste bene”, spiega l’ineffabile Mr Pac. Che aggiunge: ti convince, è suadente, mette d’accordo. Ed è pronto prima, aggiungo io di mio. Che però a un vino così faccio fatica a dare meno di 3 ½ scatti. Che fare? Alzare a perfezione (4) il Gevrey? Mi pare azzardato. Lasciare al solo secchio il discrimine? Forse è poco. A chi assaggerà (auguro con affetto a chi ci segue: molti) la sentenza.

[Foto: tastingnotes.dk, wineterroirs.com]

3 Commenti

  1. Ciao Antonio,
    Non t arrabbiare ma Pacalet non mi piace!!!
    Troppo fruttato, poca vena acida e zero minerale… So che molti ci vanno dietro ma a me non dice niente.

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