Sono a casa, presso il mio angolo cottura, seduta sullo sgabello argentato, guardo con fierezza la scelta effettuata tra le etichette a disposizione. La bottiglia che sto accingendomi ad aprire non mi lascia dubbi,  sono sicura su cosa aspettarmi, lo conosco, avvertirò il territorio: lo Chablis, terra di bianchi in Borgogna, a nord-ovest della celebre  Côte-d’Or . Nello specifico Saint Bris dove si calpesta e si coltiva un suolo argilloso – calcareo – caratteristico della zona. La famiglia Bersan, che vive qui da generazioni, mescola con equilibrio i progressi della tecnica e  della tradizione. La malolattica è svolta e la fermentazione e l’affinamento si effettuano in acciaio per un anno.  Di comune accordo tra i membri  della casata, c’è anche  il maniacale controllo delle rese. Di questa etichetta infatti si producono 8000 bottiglie da vigne di 20 anni.  E poi, il vitigno: lo chardonnay  che nascendo su quest’area  viene privato delle rotondità caratteristiche del vitigno e arricchito da una spiccata acidità.

La bottiglia non mi delude, tappo di sughero perfetto.

La calda giornata di luglio è allietata dalla freschezza della bevuta: oro fuso nel bicchiere, limpido e brillante, oserei definirlo luminoso; avvicino il calice al naso, il vino al suo interno esprime finezza, note iodate, salsedine… ecco aggiungersi la pietra focaia, l’ardesia, il silice, note di carbone vegetale, si fanno strada lentamente i sentori  agrumati, scorza di cedro su tutti, successivamente si avvertono la mela, la pesca bianca,  il fiore d’arancio.  All’assaggio risulta complesso e piacevole, alta acidità, salivante, prato fiorito, fiori di camomilla, giustamente sapido, fieno, tabacco biondo secco, finale vegetale, insalata croccante ritorno d’agrume.

Ha preteso di essere accompagnato da un formaggio erborinato ma privo di marezzatura (o erborinatura dal lombardo “erborin” – prezzemolo –  ossia quelle caratteristiche vene screziate bluastre o verdastre di muffa che si sviluppano all’interno del formaggio per opera di “penicillum”). Ha avuto ragione! Le sensazioni organolettiche del “Monte blu del bosco” si sono inizialmente fuse alle percezioni del sorso di vino aumentando l’intensità della sensazione di erbe di montagna, terminando con un’esplosione di nocciola tostata per poi lasciare la bocca pulita e pronta ad un nuovo abbinamento di sapori.

Questo formaggio è prodotto in alpeggio alle pendici del Gran Paradiso, nella zona del Canavese, da una Comunità Esoterica (la Damanhur). Viene utilizzato latte vaccino crudo, spesso con una piccola aggiunta di latte caprino come supporto per i suoi validi fermenti. Anche il caglio adoperato è di capretto (in pasta). Il foraggio degli animali viene coltivato a conduzione biologica.

Una grande merenda all’insegna della qualità per i curiosi e fautori del  giusto spendere!

Chablis Les Ouches  2007. Domaine saint Prix. Mis en bouteille par Bersan et Fils (Vignerons à 89530 Saint-Bris-le-Vineux  France)

Prezzo: circa 20 € a scaffale.

[Emanuela Pistoni]

2 Commenti

  1. Complimenti per la tua capacita di raccontare a parole una degustazione che per me, invece,è soprattutto emotiva e intima.
    Non nego che l’articolomi ha colpito da subito per la citazione del Monte blu del bosco, formaggio che ho potuto apprezzare durante una degustazione di cui ricordo qualche nome…tipo il cevrin del fen, avvolto nelle foglie di sambuco, il quadrifoglio , formaggio tipo grana padano stagionato fino a 12 mesi. E ricordo anche il miele, che accompagnava alcuni formaggi, ovviamente bio, che a casa è stato sostituito dal più comune, ma pur sempre notevole miele rigoni.
    Sul vino mi hai messo una grande curiosità, perchè in ambito Francia sono molto legata alla zona di Bordeaux e invece è indispensabile provare altro.
    Grazie ancora

    Laura

  2. Bell’articolo complimenti…
    grazie per i dettagli e le sensazioni descritte in maniera molto precisa e avvolgente.

    Ciao

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui