Perché pensare che birra artigianale fa rima con cattiva o costosaTempo di lettura: 4 min

Volevo parlare della Gadd’s Left Coast Conspiracy, un APA nelle intenzioni ma riuscita come IPA nella pratica. Buona, pescosa al naso, amara sul palato ma con un finale con ritorno di fiamma di maltato a equilibrare il tutto, lascia la bocca pulita e dissetata. Invece no, parlo di come un locale abbia tra le mani una dream car delle birre artigianali e la lasci guidare a un vetturino di botticelle (per chi abita fuori il GRA, le botticelle sono le tipiche carrozze trainate dai cavalli che fanno il giro turistico di Roma).

Vado a mangiare una pizza con gli amici in un ristorante pizzeria al centro di Ostia, Eat and Go, che contrariamente al nome “mangi e vai” ti consente di conviviare in tranquillità, non ti cacciano subito dopo mangiato. Ci sediamo e chiediamo subito le birre, la nostra cameriera domanda “spina normale o artigianale?”, a me si rizzano le orecchie e domando che artigianale fosse, la mia paura era che a dargli la birra artigianale fosse il locale di fronte… famoso per le noccioline gratis più che per la birra di qualità e il fatto che abbia vinto un premio di recente non cambia la mia idea, ma è sempre pieno di gente e allora ha ragione lui e torto io, ben orgoglioso di stare nel torto sia chiaro.
Dicevamo domando quale birra artigianale fosse, dopo 3 volte che domando finalmente ottengo udienza, “La Super”…. mumble mumble…. “faccio vedere la bottiglia”…mumble mumble…
Torna dopo un minuto con 2 bottiglie a me note nella guisa e nell’ etichetta, Baladin Super e Isaac!
Contento delle birre inizia la sofferenza delle orecchie…
Tu mi spacci come alternativa a una birra industriale alla spina da 5° come sarà stata quella che hai una Ambrata in stile Abbazia da 8° adatta a carni brasate, stufati, insomma piatti invernali o comunque importanti di sapori, prima stilettata, anzi no seconda perché la prima è che mi dici che la Super è una chiara…
In mano hai anche una Isaac, Blanche con arancia e coriandolo dedicata al figlio di Teo Musso, e tu che dovresti accompagnarmi nel viaggio papillogustativo mi dici che anche quella è una birra chiara, anzi mi dici “ho letto il foglietto chiedo scusa la Super è una Ambrata (meno male) come chiara ho la Isaac”.

…Ma porc…. E’ UNA BIRRA COLOR ALBICOCCA TORBIDA, ‘NDOCA**O LA VEDI LA CHIAREZZA?
Decido io per la Isaac e tutti mi seguono meno 2 che affogano nella spina dozzinale, una mia amica si giustifica col fatto che per lei la birra al locale deve essere alla spina, in bottiglia se la beve a casa.
Potevamo vince(re) la guer(r)a noi?

Vabbè, ci diamo sotto con la Isaac, io ci abbino bruschetta e pizza al salmone che le birre bianche col pesce e le verdure ci stanno bene; alla 5° bottiglia (75 cl cadauna) ci dicono che le Isaac fresche erano terminate, che le avevano appena messe a rinfrescare ma che potevano portarci un’altra artigianale, la NazionAle (1° birra prodotta con malti, luppoli e lieviti tutti italiani) che era come la isaac… Mi guardano e gli dico “No, non è la stessa ma è comunque buona”.
A tutto questo mi si aggiunge il mio vicino di tavolo che si mette a ridere quando legge sull’etichetta zucchero di canna grezzo proveniente da commercio equo e solidale…

Poi il raziocino mi porta ad avere clemenza e pietà per lui, povero cieco che non può capire cosa abbia tra le mani.
Era solo per marcare il fatto sulla bassa competenza in merito a quello che si offre al cliente quando si esce dal mondo pub anche se ancora oggi esistono pub che manco sanno cosa hanno nelle spine e come rischi di deluderlo: perché se uno che è abituato a Premium Lager comuni si fida e vuole provare una “chiara artigianale” e tu gli dai una ambrata da Abbazia da 8° con un gusto complesso di frutta a pasta gialla matura anche tropicale e chiusura di frutta secca o una Blanche marcatamente dolce di arancia e pizzicosa di coriandolo (a un prezzo spropositato rispetto alla spina normale, ricordiamolo) questo penserà:

  1. Le birre artigianali non sono buone
  2. Le birre artigianali sono buone ma sono per gli appassionati perché troppo diverse dal comune
  3. Ammazza quanto costano ‘ste birre, ma di che so’ fatte? D’oro?

Vabbè, comunque sofferenze sonore a parte, serata piacevole, il locale lo si conosceva già da tempo, si mangia bene non si spende troppo e da oggi che lo so, si beve pure bene.

Appuntamenti

Sabato 13 ottobre, il birrificio Menaresta festeggia i suoi 5 anni con un grande evento a base di birra, cibo e musica dal vivo. Alla spina le produzioni proprie più un paio di guest stars (Bi-Du e Orso Verde). Dalle 16:00 in Piazza Risorgimento a Carate Brianza (MB)

Giovedì 18 ottobre, Schigi (Extraomnes) condurrà “Questo matrimonio s’ha da fare”, la classica sfida vino vs birra. quattro portate accostate a una birra e un vino diversi ogni volta. 40 euro a persona, Parabiago (MI).

Io intanto cerco di essere presente per il Salone del Gusto di Torino, mi è giunta una voce di una presentazione importante….

[Immagine: mondobirra]

5 Commenti

  1. ..beh, il tuo titolo fa effetto, ma non smentisce il fatto che COSTOSE sia un aggettivo adattissimo alle birre artigianali ITALIANE.
    Tu stesso ammetti che -a un prezzo spropositato rispetto alla spina normale, ricordiamolo-.
    Valutiamo il mondo birra artigianale: siamo sicuri che i prezzi siano reali?? o solo perchè oramai vanno di moda e allora -si ingrassi il vitello-??
    I produttori di vino che hanno -one shot one kill- cioè una sola possibilità annua di produrre la loro bevanda, lo vendono a prezzi sicuramente più equi. I produttori di birra, invece che possono fare una cotta a settimana, perchè devono avere prezzi così alti??
    e non parliamo della qualità, alcuni adesso lavorano veramente bene, altri hanno problemi con la schiuma, o con la rifermentazione, per non parlare poi delle date di scadenza che fanno da spada di damocle all’acquisto.
    sull’incompetenza dei mescitori sono a pari livello.
    sicuri che la strada sia giusta??

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