Drogheria Milanese, eclettico bistrot sui Navigli che può dare di più

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Drogheria Milanese

Drogheria Milanese fa dell’eclettismo un imperativo. E lo si capisce subito con il primo impatto dell’arredamento improntato sulla fusione tra un tradizionale bistrot parigino e un oyster bar newyorkese (la nota milanese arriva solo se si fa caso ai poster, vecchie réclame del Cinzano o di altri prodotti del made in Italy, che comunque sono carini).

Drogheria Milanese sala

Lo si capisce perché il concept scelto è quello del connubio tra bistrot e drogheria perché si possono acquistare anche prodotti al dettaglio. Poi lo si evince anche dalla scelta del personale. E dalla clientela, che va dagli aficionados meneghini alle parlate internazionali.

E, chiaramente, dal menu. Che si divide in due: una lista “ristorante“, e cioè piatti canonici, primi, secondi, hamburger, tartare, e l’altra, quella della “drogheria“, che punta su una selezione di, prendiamo in prestito il termine, tapas. Cioè mezze porzioni. Considerato che la scelta tra queste tapas e i piatti del ristorante risultava a favore delle prime, sia per i prezzi sia per la varietà (correlazione non certo casuale), abbiamo optato, in due, per un misto di assaggini da dividere.

tartara

Iniziamo con una mini tartara di fassona piemontese, che è cremosissima, quasi un patè, delicata e piacevole. Ha un colore troppo chiaro, e, alla fine, non mi convince del tutto.

carpaccio oca

Molto meglio il carpaccio d’oca affumicato con scaglie di parmigiano. Il rischio, ordinandolo, è sempre quello di trovarselo tagliato troppo alto, ma questo è affettato finemente, non troppo, ed è dunque perfetto per essere degustato. Le scaglie di parmigiano forse ridondanti e demodé.

raviolo croccante 'nduja

Il raviolo croccante alla n’duja invece è una di quelle cose che assaggi e che vorresti riordinare immediatamente. Per poi correre a casa per provare a ricrearle (se solo quella pasta non fosse così tremendamente difficile da preparare). È una sfoglia spessa e dura, fritta, che a me ricorda un po’ le patatine di pane guttiau sarde, con all’interno il celebre salume calabrese. Ottima la diversa consistenza di questo raviolo, croccante all’esterno e morbida all’interno. Anche la n’duja ha il grado di piccantezza adatto al godimento del boccone, con un leggero lascito di speziato e piccante solo verso la fine. Perfetti.

capesante

Il mio giudizio sulle capesante è quello di una cultrice, ma sarò critica anche se le ho apprezzate a prescindere. La qualità della capasanta ineccepibile, ma troppo, troppo dolci. Arrotolate nel guanciale, su un letto di crema di patate dolci. Per carità, l’armonia tra i sapori c’è, ma avrei abbandonato il troppo equilibrio in favore di qualcosa di più brioso e fresco. Tristarello anche l’impiattamento. Potenziale inespresso.

zuppetta moscardini

Dato il clima quasi autunnale, ho ordinato una tapas che è stata un vero e proprio toccasana per combattere la pioggia che batteva su Milano: una zuppetta di moscardini. Scelta azzeccatissima, zuppetta perfetta. Non si da troppe pretese iniziali ed è esattamente quello che annuncia: semplice. I moscardini teneri, forse leggermente troppo grandi per il boccone di una fanciulla (alcuni li ho dovuti tagliare). Promossa.

mini cotoletta

Come ultimo assaggio abbiamo ordinato la salsiccia cruda di Norcia con olio buono, ma era terminata. Abbiamo ripiegato sulla mini cotoletta “Joselito” con erbe aromatiche. Non l’ho scelta io, e non l’avrei mai ordinata, non mi ispirava molto. Ma si è rivelata ricca di sapore, con una panatura solo accennata e una carne davvero strepitosa.

Ogni tapas ci è stata servita su quelle mattonelline di pietra nera che vanno ancora di moda, creando quel contrasto tra cromie che io tengo sempre in conto.

dolci

Poi, ovviamente, abbiamo ordinato il dolce. Scegliamo i cannoncini della drogheria e la crostatina al limone e meringa morbida. Ecco, col senno di poi avrei volentieri evitato il dolce per assaggiare un’altra tapas. Non hanno retto il confronto. I cannoncini sciatti, e della crostatina era buona solo la meringa tiepida. Sapore del limone impercettibile e frolla durissima. Per essere un dolce che viene servito con cucchiaio, non ci siamo. Ho rubato un coltello dal tavolo accanto per riuscire a tagliare la frolla perché col cucchiaino rischiavo di far partire inavvertitamente pezzetti di torta sui vicini.

Drogheria Milanese banco

Il servizio assolutamente impeccabile. Personale di sala giovane e allegro, a tratti posato e in altri più sciolto. A fine pranzo ci siamo sentite davvero coccolate come se fossimo le loro migliori amiche. E, se il responsabile di sala decide che siete frizzanti (ma non troppo, occhio), ci sarà per voi una sorpresa, che è l’atto d’amore finale di questo locale nei vostri confronti. Ed è impossibile non ricambiare.

Conto di questo pranzo? Aggiungete due Spritz e arriviamo a 70 € in due. Sì, una spesa abbastanza importante, soprattutto se si pensa che abbiamo sì assaggiato tante cose, ma in mezze porzioni.

Per me potenzialmente è uno di quei posti di cui diventi cliente abituale e, con quel paio di migliorie in più, ha tutte le carte in regola per diventarlo. Perché, un po’, lo è già.

Drogheria Milanese ‘Carrobbio’. Conca del Naviglio 7. Milano. Tel. +39 0258114843

[Alessia Manoli. Immagini: iPhone Alessia Manoli. Copertina: Manuela Vanni]

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