Roma. Grappolo d’oro, osteria con chiocciola Slow Food che non convince appieno

Tempo di lettura: 2 minuti

grappolo oro ristorante roma

Una serata a Roma. E l’incontro con l’Hosteria Grappolo d’Oro, osteria con chiocciola Slow Food 2017 che mi ha riportato a consultare la guida dopo qualche anno.

Ne usciamo con qualche riserva sui tempi di servizio che non rispondono all’idea slow vista la premura di farci prendere la via dell’uscio nonostante avessimo optato per il secondo turno con arrivo alle ore 21.

Passi il non esser stati informati di piatti fuori carta – con protagonista il carciofo che avremmo ben gradito – ma sessanta minuti per comanda, ostica scelta del vino da una carta curata e varia, due piatti che abbiamo cercato di centellinare, dolce e conto mi sa più di frugale pranzo di lavoro che di cena rilassata.

Ma parliamo dei piatti.

millefoglie burrata grappolo oro

Gradevole nella sua semplicità la millefoglie di burrata e alici (9,50 €) con una sfoglia croccante e di tutto punto condita.

tonnarelli cacio pepe grappolo oro

Da sottolineare anche la qualità della pasta dei tonnarelli cacio e pepe (9,50 €), masticazione resa intrigante da buona cottura e texture dello spaghettone. Meno convincente, per insufficienza di parte “liquida”, il condimento confezionato con ottime materie prime ma mantecatura che non colpisce.

Meglio i secondi.

Merito dell’intenso Verdicchio dei Castelli di Jesi 2014 di Natalino Crognaletti, Fattoria San Lorenzo, inaspettatamente carico, quasi surmaturo, che ben si sposa con l’ossobuco in gremolada con scarola brasata e olive di Gaeta che accompagnano carni tenere ma dal profumo agrumato piuttosto smorzato.

E della guancia al Chianti (comanda non propriamente inno alla tipicità, mea culpa) (17 €) è ben confezionata e forse lo sarebbe stata ancor di più se servita intera e non scaloppata.

dessert grappolo oro

Con una doppietta primo/secondo così rapida mi trovo in difficoltà al momento della scelta del dessert. Punto su una crema di ricotta, salsa di visciole e crumble (6 €) che mi aspetto soffice e leggera. In realtà è una rivisitazione di una cheese cake – anch’essa in carta – intensa per dolcezza e dalla sostenuta compattezza.

Terminiamo un po’ confusi e riportiamo a casa il ricordo di una cena discreta, nessun piatto errato ma al contempo nessuna particolare emozione.

Errata scelta dei piatti? Serata storta? Diamo il beneficio del dubbio, ma voi che dite?

Hosteria Grappolo d’oro. Piazza della Cancelleria, 80. Roma. Tel. +39.06 6897080

[Immagini: Luca Formenti, Pirata in Pentola]

2 Commenti

  1. Io dico che il cacio e pepe si può fare in tanti modi e che “parte liquida” e “mantecatura” non sono certo fra le più tradizionali

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui