Il Prosecco continua ad essere il vino italiano più famoso nel mondo, dalla Russia all’America, passando molti altri paesi e continenti. Il fenomeno di tale successo lo spiega il Presidente del Consorzio del Prosecco DOCG, Innocente Nardi.

Ho anche chiesto qualche nota a Carpenè Malvolti, cioè la prima cantina che ha iniziato a produrre il Prosecco da uve Glera ben 150 anni fa e che continua l’impresa di famiglia da 5 generazioni (per il compleanno è presente al Vinitaly 2018, sia come espositore  sia nella veste di Partner Ufficiale,  riservando in anteprima la selezione speciale della “Magnum 150°” del proprio Prosecco Superiore D.O.C.G).

La storia del Prosecco, infatti, inizia con Antonio Carpenè che avvia la cantina nel 1868 e riporta per la prima volta in etichetta il termine Prosecco nel 1924. Oggi, grazie anche a Antonio Carpenè, è il vino che traina il settore vitivinicolo italiano. Come se non bastasse, è proprio il fondatore di Carpenè Malvolti a mettere a punto il metodo di spumantizzazione del Prosecco, creando le basi per lo sviluppo del territorio trevigiano. Antonio Carpenè ha anche fondato la Scuola Enologica di Conegliano nel 1876, la prima in Italia, che ha contribuito alla creazione della cultura della vigna e del vino in tutto il paese, senza parlare di numerosi libri importanti per lo sviluppo della viticoltura italiana. Carpenè Malvolti è stata la prima azienda ad esportare il Prosecco nel mondo.

“Ciò che nell’ultimo decennio ha contribuito all’espansione del fenomeno Prosecco a livello internazionale, è stata la sua enorme versatilità nel declinarsi in ogni situazione conviviale, diventando oggi più che mai icona dell’italian lifestyle nel mondo. Il Prosecco ha dimostrato di poter tenere bene il confronto, dando prova di saper produrre performance anche migliori di altri spumanti sia in termini di volume che di valore, ed è divenuto il vino più diffuso sia all’estero che in Italia, dove oggi gli è riconosciuto un posizionamento medio-alto. Il riconoscimento del Territorio del Prosecco Superiore a Patrimonio UNESCO, che confidiamo possa arrivare presto, riuscirà indubbiamente a creare ancora più valore su questo Vino Spumante”, spiega Domenico Scimone, direttore generale dell’azienda.

Ma non ci siamo fermati qua e siamo andati a intervistare  Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, che è stato riconfermato lo scorso 18 maggio per il terzo mandato. La sua missione è portare il nome del Prosecco nel mondo, tutelare la denominazione e credere nella produzione di vino sostenibile.

Presidente, quali sono i motivi del continuo crescente successo del Prosecco nel mondo?

Due motivi principali sono la piacevolezza del prodotto e la versatilità. Sono motivazioni e caratteristiche che permettono di soddisfare la percezione sensoriale del consumatore.

Bere Prosecco trasmette la piacevolezza, la versatilità significa in particolare il prodotto che si adatta ai gusti e alle situazione e abbinamenti che il cittadino mondiale può richiedere nelle varie realtà. Si presta per essere consumato come aperitivo, per essere abbinato con dei piatti delle cucine internazionali, un prodotto che non ha un’elevata alcolicità e può essere assaporato al mattino, durante il pasto, nel pomeriggio. Sono questi gli elementi che determinano il successo del  Prosecco.

Qual è il paese dove il Prosecco va maggiormente?

Una delle caratteristiche fondamentali è che la parola prosecco racchiude in se identità diverse. Il Mondo Prosecco è composto da tre denominazioni: Prosecco DOC, Asolo Prosecco DOCG e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG che è la denominazione storica, che da sempre ha creato il successo, e ognuna ha il posizionamento diverso.

Se immaginiamo una piramide qualitativa, alla base c’è il Prosecco DOC, sopra L’Asolo il Prosecco DOCG e in cima il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. La distribuzione dipende dal posizionamento del mercato. Per il Prosecco DOC i mercati di riferimento sono UK e USA. Per il Conegliano Valdobbiadene, avendo quantità limitata di produzione (per 100 bottiglie di Prosecco che si producono, 80 sono di Prosecco DOC, 18 di Conegliano Valdobbiadene e 2 di Asolo) che occupa il posizionamento più alto, il mercato è di lingua tedesca: Germania, Svizzera e Austria. E poi c’è, naturalmente, la presenza significativa, in UK, Usa e Giappone.

Che cos’ha il Prosecco che non hanno altre bollicine?

La piacevolezza e la versatilità e soprattutto … il territorio. Conegliano Valdobbiadene in particolare è un territorio dalle caratteristiche che definisco eroiche per le accentuate pendenze che possono arrivare fino al 70%, che rende questo territorio unico nel suo genere. 

Il costo del Prosecco, inferiore alle altre bollicine, è un altro fattore del successo?

Il costo è un altro aspetto che permette di essere più democratico, più accessibile ad un pubblico più ampio. Se pensiamo a certi Metodo Classico, hanno i costi equivalenti al Conegliano Valdobbiadene, ma il Conegliano Valdobbiadene ha indubbiamente le caratteristiche giuste (piacevolezza, versatilità e territorio) che gli permettono di spuntare in questa sfida.

Quanto influisce il marketing sul successo del Prosecco?

Come tutti i prodotti, il marketing ha un ruolo importante. Tenendo presente che nel nostro territorio non c’è un’azienda leader che impone il marketing proprio rispetto ad altri competitor. Abbiamo marchi importanti, ma non hanno il peso all’interno della denominazione così significativo. La nostra capacità è quella di rappresentale lo stile italiano, design italiano, life style italiano, e questo è un valore aggiunto enorme.

Perché proprio in Italia il Prosecco a volte viene snobbato e sminuito?

Perché c’è ancora poca conoscenza del prodotto. E qui il consorzio, in particolare di Conegliano Valdobbiadene DOCG, ha l’onere, il dovere di far conoscere i valori della nostra denominazione che, ripeto, sono storia, perché è una denominazione che ha radici profonde, siamo una delle denominazioni storiche italiane. C’è una qualità eccelsa del territorio, che, se pensiamo è candidato anche per diventare il patrimonio dell’UNESCO. C’è cultura: nel Conegliano si trova la prima scuola enologica italiana, fondata nel 1876, e poi c’è un saper fare imprenditoriale del territorio. Siamo riusciti a imporre una denominazione nel mondo che ha un successo non secondario, la capacità di saper distribuire il prodotto. Se la gente, i consumatori, conosceranno questi elementi, capiranno che Conegliano Valdobbiadene è un grandissimo territorio, una grandissima denominazione, un grandissimo prodotto. 

Comunque siamo a buon punto, i numeri ne danno la dimostrazione. Abbiamo però un mondo di detrattori che possono cercare di sminuire il valore, la produzione, perché la nostra è una denominazione invidiata, un prodotto che ha successo, il successo dipende dai fattori che non coinvolgono quel detrattore, che lo vede con gelosia e invidia.

Come si fa a mantenere l’identità del Prosecco visto che la sua produzione è praticamente triplicata negli ultimi anni?

All’interno del mondo Prosecco bisogna conoscere cosa si racchiude dentro. Credo sia importante con l’aiuto anche di giornalisti, far capire che c’è un nucleo storico ben ancorato al territorio di Conegliano Valdobbiadene, dove la produzione è limitata, dove il territorio è ben delimitato (sono solo 15 comuni), tra l’altro, il territorio è stato delimitato nel 1969; la nostra è l’area storica che produce 90 ml di bottiglie, e non triplicherà mai la produzione, è la realtà storica vocata al 100%. Poi c’è una  denominazione molto grande in Veneto e Friuli, Prosecco DOC, che è nata per  contribuire a tutelare il nome “Prosecco” perché rientra nella logica della tutela del Prosecco, e ha una superficie molto ampia che permette di rispondere alle esigenze di mercato. Con la logica di fare sistema, credo che il mondo Prosecco possa veramente essere annoverato alle due-tre realtà mondiali (penso a Bordeaux, o alla zona dello Champagne) che possa garantire qualità da un lato, ma anche la diffusione adeguata alla domanda. Quindi la crescita della produzione è dovuta sostanzialmente alla DOC. 

La parola Prosecco in questo momento racchiude in se un successo italiano, che all’interno però ha mille sfaccettature. Pensiamo al Cartizze per esempio, che è un’area di soli 107 ha, la zona del nostro Cru dei Cru, o alla nostra piramide qualitativa, che indubbiamente racchiude in se il mondo di un interesse unico.

Che progetti avete messo a punto per l’immediato futuro?

Il nostro progetto è di far conoscere questo Mondo Prosecco nei suoi particolari, convinti che racchiude degli elementi di valore che la gente non conosce, far capire effettivamente la qualità sempre maggiore del Mondo Prosecco.

 Ad esempio, il compito di Conegliano Valdobbiadene che è la zona storica che produce Prosecco Superiore, è quello di far capire che il territorio è limitato, la produzione è limitata e di conseguenza il nostro obiettivo è di lavorare sul valore, proprio perché coltivare un ettaro di vigna in collina, che è la coltivazione definita eroica, necessita di 500-600 ore di lavoro dell’uomo, rispetto alle aree meccanizzate in pianura che hanno bisogno di 150-160 ore di lavoro. E’ logico che il nostro compito è di far conoscere l’impegno, gli elementi, il valore del Conegliano Valdobbiadene per dare valore al prodotto.

Cosa vi aspettate dal Vinitaly?

Ci aspettiamo di avere un riscontro nel comunicare e far conoscere le  particolarità di Mondo Prosecco e Conegliano Valdobbiadene in particolare. Avremo un’area espositiva della nostra denominazione dove ci saranno oltre 200 etichette di nostri associati che raccontano la storia dei vari colli che si susseguono da Conegliano a Valdobbiadene. In più avremo uno stand comune tra i tre consorzi per far capire che all’interno dell’universo Prosecco ci sono tre identità diverse con le caratteristiche ben definite. Queste sono le due sfide che cerchiamo di portare avanti.

Ci racconta in due parole il terzo Consorzio, di Asolo, visto che non se ne parla quasi mai?

Asolo è una realtà piccola, produce circa 10-11 mln di bottiglie. E’ a destra del Piave, è una denominazione che nel passato aveva sia Prosecco che uve rosse, ma adesso, grazie al successo del Prosecco, si sta caratterizzano questo territorio come un collegamento tra le colline pendenti di Conegliano Valdobbiadene e la pianura del Prosecco DOC.

Per Vinitaly abbiamo realizzato in una maniera schematica un messaggio di verticalità di Valdobbiadene, di territorio obliquo dell’Asolo e quello pianeggiante della DOC. E’ un collegamento tra le ripide colline di Conegliano Valdobbiadene e la pianura del Prosecco DOC.

[Immagini: Vinoway, Scatti di Gusto, Carpenè-Malvolti]