Avete letto la classifica dei migliori salmoni affumicati in vendita nei supermercati e nei discount elaborata da Il Salvagente?

Ci sono anche i consigli di Valentina Tepidino, direttrice di Eurofishmarket, pubblicati anch’essi sull’ultimo numero del Salvagente.

1. Il colore del salmone. Il colore non ci dice molto sulla qualità del pesce: non ci sono differenze tra salmone rosa o arancione. Fate attenzione a che il colore sia uniforme, indice di una corretta alimentazione del pesce.

2. Dimensioni. Scegliere il salmone in fette grandi e senza macchie scure, che sono tracce di muscolo che si trovano subito sotto la pelle del pesce.

3. Occhio ai bordi. I bordi non devono essere secchi, né di colore giallo-marrone.

4. Etichetta. Leggere con attenzione l’etichetta: se sulla confezione, ad esempio, c’è la dicitura ‘salmone affumicato’ ma tra gli ingredienti appare un aroma di affumicatura, deve venirci il sospetto che l’azienda abbia mentito.

5. Specie della varietà di salmoinoide. La specie più diffusa in commercio è la Salmo Salar, ovvero il salmone Atlantico

6. Il tipo di pesca. È un’informazione importante, per lo meno se il pesce è selvaggio, ossia non allevato ma pescato. In genere avviene attraverso reti.

7. La zona di pesca o il tipo di allevamento e luogo. La zona di provenienza, Norvegia o Scozia, fa spesso parte della denominazione commerciale ma si tratta, in entrambi i casi, della stessa specie.

8. Decongelato. Tranne in rari casi, il congelamento è obbligatorio per annullare il rischio anisakis, parassita pericoloso per l’uomo ma che non resiste all’abbattimento. Dal momento che si tratta di un trattamento obbligatorio per motivi sanitari, non è obbligatoria l’indicazione in etichetta.

9. Lavorato da fresco. Il congelamento a fini preventivi non è obbligatorio quando si è in grado di dimostrare che la materia prima proviene da un allevamento sicuro. In questo caso, i produttori esaltano questo pregio, considerato sinonimo di qualità, e indicano in etichetta che si tratta di un prodotto lavorato da fresco.

Salmone affumicato. Guida completa per affumicarlo a casa

10. Il tipo di affumicatura. Quando troviamo la dicitura “salmone affumicato”, il pesce è stato affumicato con il metodo tradizionale, ovvero attraverso la combustione utilizzando legna autorizzata a questo scopo. Alcuni specificano anche la qualità di legno (di faggio, eccetera) ma si tratta di una descrizione aggiuntiva e non obbligatoria. Quando, invece, troviamo la dicitura “salmone al gusto affumicato” si vuole indicare che è stato impiegato un aroma di affumicatura che, di conseguenza, deve risultare nella lista degli ingredienti

11. Il tipo di salatura. L’espressione “salato a secco” è senza dubbio una garanzia di qualità: il salmone è stato cosparso di sale in ogni sua parte. Se non è specificato, è probabile che il salmone venga salato in salamoia, vale a dire, sulla base di una miscela di acqua e sale, che gonfia la carne e non è indice di qualità

12. Data di scadenza. Difficile interpretarla come segnale di freschezza per confrontare diverse confezioni. I produttori, infatti, sono liberi di stabilirla e normalmente si va dai 20 ai 90 giorni dal confezionamento.

13. Modalità di conservazione. Queste indicazioni, come anche l’etichetta nutrizionale completa con indicazione di quantità di grassi, Omega 3 e sale, completano l’etichetta.

14. Superfood vero o falso. Il salmone è considerato un superfood, grazie al suo alto contenuto di Omega 3. Ma non è esattamente così, ci spiega il nutrizionista Andrea Ghiselli.

“Gli Omega 3 del pesce, da non confondere con quelli dei vegetali, sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena (25 e 26 atomi di carbonio) ed esercitano un’azione protettiva su molti fronti: sono essenziali per il corretto sviluppo delle membrane, soprattutto del sistema nervoso centrale, e sono importanti per la salute di cuore e delle arterie. Hanno però ricevuto un’enfasi forse eccessiva, che ha portato, spesso con troppa faciloneria, a ricorrere alla supplementazione anche in soggetti sani ben nutriti, che non ne avrebbero bisogno. Le quantità necessarie sono molto piccole e il consumo di due o tre porzioni di pesce a settimana, variando tra i prodotti, insieme a una adeguata assunzione di fonti vegetali di Omega 3, è più che sufficiente a garantire l’apporto necessario. Ricordiamo che i grassi del pesce, pur presenti in una certa quantità anche nelle carni, sono principalmente depositati nel sottocutaneo, per cui per aumentarne l’apporto sono preziosi quelle specie di piccola taglia che si consumano con tutta la pelle come sarde, acciughe, sgombri ecc.”.

1 commento

  1. Sarebbe stato interessante se avesse specificato anche che quelli selvaggi hanno colore unico, senza quelle spesse strisce bianche di grasso che sono presenti solo nei filetti di quelli allevati.

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