5 motivi per cui dovreste bere vini Piwi, cioè “super-bio”

Solaris, Johanniter, Bronner, Soreli, Sauvignier. Se questi nomi non vi dicono niente, potreste guardare al Merano Wine Festival. Se c’è una cosa che ci portiamo via da questa edizione del festival altoatesino è la certezza che nei prossimi anni sentiremo sempre più spesso parlare dei vitigni Piwi, altrimenti detti vitigni resistenti.

Nati da incroci tra varietà diverse, anche extra europee – in vivai specializzati e controllati – i vitigni resistenti hanno nomi più e meno pronunciabili, ma sono tutti ugualmente sconosciuti ai più.

Eppure ci sono almeno 5 motivi per bere Piwi adesso.

1. Fare contenta Greta

I vitigni Piwi sono più resistenti ai maggiori nemici della vigna: oidio, botrite, ma anche temperature rigide o piogge abbondanti. Tutto ciò li rende anche naturalmente più sostenibili, in quanto riduce la necessità di effettuare trattamenti in vigna (in media da 15 a 2 o 3 l’anno, ma anche fino a zero, a sentire i produttori). Anche Greta Thunberg sarà fiera di voi, se sceglierete un vino prodotto con vitigni resistenti.

2. Fare bella figura a cena

Essendo altamente sconosciuti, i vini Piwi vi permetteranno di fare una grandiosa figura con i vostri amici a cena o di trovare un argomento di conversazione utile e duraturo per movimentare un tete à tete con un partner o potenziale tale. Potete cominciare spiegando l’origine del nome, che trova radici in Germania, dove l’Università di Friburgo ha cominciato le sperimentazioni di questo tipo, seguita qualche anno dopo dall’Ateneo di Udine.

3. Esercitare i sensi

Uscire dai classici Chardonnay, Merlot e Sangiovese per buttare il naso in un bicchiere di Bronner sarà come tornare alla lezione numero zero del corso per diventare sommelier. Una serie di sensazioni nuove cominceranno a impossessarsi delle vostre narici. E non provate a ricondurle alle tipiche note dei “progenitori” dei vitigni resistenti. Esercitatevi a descrivere qualcosa di completamente nuovo.  

4. Arrivare primi

Oggi i vitigni Piwi sono impiantabili per la vinificazione solo in alcune regioni d’Italia e restano vietati nelle Doc e nelle Docg. Ma all’estero – anche nella cugina e rivale Francia – le cose procedono già in modo più spedito. I vitigni resistenti rappresentano the next big thing nell’universo enologico alle prese con il cambiamento climatico e le nuove esigenze del mercato. Arrivare primi sulla prossima tendenza non ha prezzo, per comprare un vino Piwi, invece, potrebbe servirvi la carta di credito.

5. Iniziare da questi vini

Il Vino del Passo di Lieselehof, Solaris 100%, trentino nell’animo, prodotto da vigne impiantate a 1250 metri sopra il livello del mare, è tagliente, pulito, marcatamente minerale e sorprendentemente intenso (45 € in enoteca).

Limine di Terre di Ger, 90% Soreli (che ha la Ribolla gialla tra i progenitori), 10% Sauvignon Kretos, vinificato in stile bordolese (tra 18 e 20 €).

369 di Ca’ Apollonio, Sauvignier Gris prodotto a Bassano del Grappa, che uscirà per la prima volta in commercio quest’anno (sempre in tema di arrivare primi).

Da segnalare anche 310 di Nove Lune, blend di Bronner, Solaris e Johanniter, il cui nome sta per 3 vitigni, 1 vino, 0 trattamenti.

Per gli amanti della bollicina fine e vivace c’è Perge Metodo Classico Terre di Cerealto, pas dosé di altitudine (30 €).

Non per tutte le tasche il Vin de la Neu di Nicola Biasi, guru dei vitigni Piwi: 100% Johanniter fermentato e affinato in barriques, dotato di un’acidità e una succulenza uniche (sui 100 € a bottiglia).

1 commento

  1. Voi l’avete definito nemico, ma in Ungheria ad esempio con la botrite ci fanno il loro vino più pregiato…
    Poi, se sono cari come dite (“potrebbe servirvi la carta di credito”), dove sarebbe la sostenibilità di cui avete parlato al punto 1?

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