Tannico e il Tignanello: possiamo fidarci del grande ecommerce del vino?

Come si giustifica la presenza di bottiglie contraffatte nei magazzini del principale eCommerce italiano in materia di vino?

Tempo di lettura: 5 minuti

In questa storia su Tannico e il Tignanello, diciamo subito cos’è la prima. Tannico, nell’idioma sclerotizzato dei giovani broker milanesi, è una “piattaforma italiana di e-commerce per la vendita di vini e superalcolici”.

Volendo parlare lo stesso gergo, si potrebbe dire che l’esimio Tannico, startup fondata nel 2013, detiene una quota di mercato superiore al 30 per cento, con un fatturato di 20,6 milioni di euro in significativa crescita durante il primo lockdown.

Ragione per cui una multinazionale come Campari, il 5 giugno scorso, ha scucito 23 milioni di euro per assicurarsi il 49 per cento di Tannico.

Allora perché quel titolo? Perché chiedersi se possiamo fidarci del principale eCommerce italiano in materia di vino?

La risposta, scovata per primi da quegli adorabili rompiscatole di Intravino, ha nome e cognome: Nicola Pollastri.

Tannico e il Tignanello: la storia

Tannico Tignanello vero e falso

Si tratta del cliente di Tannico che ha accusato il pregevole eCommerce di avergli venduto una bottiglia di vino falsa. Per essere precisi un Tignanello Antinori, annata 2001, prezzo su Tannico 185 euro.

Per i non edotti, Tignanello è uno dei più favoleggiati Supertuscan toscani, un vino gioiello, per questo bersaglio prediletto dei falsari.

Gli Antinori confermano: non solo il vino venduto dallo stimato Tannico è falso ma, a guardar bene la contraffazione è grossolana. Basta far caso all’etichetta, vistosamente più piccola di quella originale. Non è una patacca da Porta Portese ma poco ci manca.

Come hanno fatto quelli di Tannico a non accorgersene?

Tannico e il Tignanello: cos’ha fatto l’eCommerce

Tannico enoteca Milano via Savona

Il servizio clienti dell’emerito eCommerce risponde così al cliente che segnala l’accaduto: “Buongiorno, ci dispiace davvero infinitamente per il nostro errore, che abbiamo provveduto quanto prima a rimediare. Ci auguriamo che lei possa darci nuovamente fiducia in futuro, per dimostrarle la nostra professionalità”.

In realtà non si limita a questo. Marco Magnocavallo, che ha fondato e amministra Tannico, oltre al rimborso, propone il ritiro a domicilio della bottiglia per fare le verifiche del caso. Ma a sorpresa il cliente decide di tenerla. “Cosa che non sorprende gli Antinori”, commenta Magnocavallo: ”mi hanno detto di conoscere l’acquirente, a quanto pare una persona avvezza a generare clamore e polemiche”.

Nel frattempo, Tannico avvia le ricerche in casa propria. Quando l’amministratore scopre che anche le altre bottiglie dello stesso lotto sono contraffatte decide di contattare i Nas (questa è la versione di Magnocavallo, smentita dal cliente).

Sul Tignanello taroccato risultano in effetti le indagini dei Nas.

Mentre i militari si concentrano sulla provenienza delle bottiglie farlocche, Magnocavallo spiega come funzionano gli acquisti dell’egregio eCommerce: “Come tutti i professionisti del settore noi acquistiamo le vecchie annate, quelle che chiamiamo ‘Vini rari’, da quattro canali: cantine, aste, ristoranti e collezionisti privati”.

“Nel caso della bottiglia di Tignanello falso, siamo stati contattati da un fornitore collezionista privato – continua l’amministratrice parlando con la rivista WineMag – una persona fidata, che ci aveva già venduto altre bottiglie. Conservo ancora la email in cui ci parla di 6 bottiglie di Tignanello 2001 che avrebbe potuto acquistare a un buon prezzo da un amico. Il prezzo soddisfaceva anche noi, dunque le abbiamo comprate”.

Pare si tratti di un collezionista italiano che, qualora identificato, dovrà spiegare l’accaduto alle forze dell’ordine.

Ma al netto dei risvolti giudiziari resta per Tannico il danno d’immagine e di credibilità.

Probabilmente in preda a sindrome da accerchiamento Magnocavallo si difende: “Tutto questo polverone messo in piedi tra i clienti – afferma – è frutto di invidia verso Tannico, nonché della volontà di darci fastidio”.

Ma le domande restano.

Tannico: le risposte che mancano

Marco Magnocavallo Tannico

È opportuno che per i propri acquisti il principale eCommerce italiano si affidi a privati che non possono garantire la provenienza delle bottiglie?

Perché un’impresa del livello di Tannico, a difesa della sua credibilità e dei suoi clienti, non prevede un protocollo di verifica con parametri stringenti per l’acquisto dai privati?

Non è azzardato per un’impresa che vale oltre 50 milioni di euro comprare senza sapere cosa si mette in casa?

Diteci come la pensate. Senza tuttavia, prima, aver letto anche la versione di Nicola Pollastri, il cliente di Tannico, pubblicata su Intravino:

“Caro Magnocavallo, sono il fortunato acquirente dalla bottiglia in oggetto, vorrei specificare che la denuncia a Nas e Carabinieri è stata presentata dal sottoscritto e dalla cantina Antinori, essendo parti lese.

La bottiglia non vi è stata restituita in quanto prima ho richiesto la certificazione del falso ad Antinori e di seguito, trattandosi di una frode alimentare, ho voluto verificare cosa contenesse l’alimento da me ingerito. La ringrazio ugualmente per essersi offerto di ritirare la bottiglia falsa e accollarsi le spese del ritiro.

Resta la perplessità di come sia possibile che un intero lotto di bottiglie false fosse nel vostro magazzino, pronto per essere spedito senza avere ricevuto preventiva verifica di autenticità dei vostri esperti.

Ad ogni modo sono felice di essere stato l’unico cliente ad avere degustato l’unica bottiglia falsa del lotto ed avere evitato al altri clienti tale privilegio”.

(Immagini dei Tignanello: WineMag)

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