30 birrifici artigianali del Sud protestano perché esclusi dai Ristori

30 birrifici di Puglia, Basilicata e Calabria protestano per ottenere un codice Ateco proprio e rimandare l'installazione del contalitri

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I microbirrifici chiedono attenzione da parte di Governo e Regioni sulla grave crisi che ha colpito il settore della produzione della birra e dei birrifici artigianali. E scrivono al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai suoi ministri e sottosegretari, oltre che ai presidenti di Regione. 

Due le richieste.

  1. Il rinvio di un anno dell’obbligo di installazione del “contralitri”
  2. L’assegnazione di un codice Ateco differente da quello dei produttori industriali di birra. Il codice attuale equipara i piccoli birrifici alle grandi realtà e li esclude dai Ristori.

Per questo, 30 microbirrifici di Puglia, Basilicata e Calabria si sono uniti in un simbolico movimento brassicolo per lanciare l’ennesimo grido di disperazione. 

E il movimento è destinato a coinvolgere nuovi adepti, perché la questione è di interesse nazionale. Come aveva già sottolineato a novembre Unionbirrai.

“Il parere della nostra associazione sugli interventi previsti dal Decreto Ristori è fortemente negativo”, aveva affermato Vittorio Ferraris, direttore generale Unionbirrai. “Come inopportuna ci appare la scelta di individuare come destinatari di sovvenzionamenti unicamente i codici ATECO direttamente colpiti dalle misure restrittive, come quello delle attività di somministrazione, non tenendo in considerazione la filiera strettamente legata a questo settore e andando quindi a penalizzare il comparto della birra artigianale italiana, che seguendo principi di filiera corta e territorialità si esprime maggiormente nei canali commerciali tipicamente legati a quelli della somministrazione.”

Cosa sono i microbirrifici o birrifici artigianali

Il Decreto del 4 Giugno 2019, sulla “semplificazione dei microbirrifici” impone, “a partire dal 31/12/2020, l’installazione di un contalitri all’uopo del contatore energetico per la verifica del mosto prodotto”. 

La produzione di birra, secondo i decreti del Governo, risulta produzione essenziale e, quindi, non soggetta a stop forzati in emergenza pandemica. Ciò significa non rientrare nelle attività che possano godere dei ristori. Questo vale per i microbirrifici, artigianali o biologici che siano, quanto per grandi marche e produzioni “industriali”.  

“Questa è l’ennesima tegola su un settore già provato dalla crisi economica dovuta allo stop delle attività in questo periodo di lockdown. Come produttori di birra possiamo continuare a lavorare, alla stregua di grandi imprese che, però, vendono nella GDO. La nostra nicchia di distribuzione sono i pub, i ristoranti e quel poco che vendiamo al dettaglio, ma è evidente che la chiusura dei locali ha messo in ginocchio anche la nostra economia” spiega il portavoce del movimento Davide Allegretti del Birrificio Artigianale Eclipse – San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto. 

A dicembre la perdita del fatturato si è aggirata intorno al 90 per cento rispetto all’anno precedente. 

L’obbligo di installazione del contalitri

E dal 1° gennaio i microbirrifici hanno fermato del tutto la produzione data l’entrata in vigore del decreto che obbliga all’istallazione di questo contalitri. 

“Si tratta di uno strumento molto costoso e che, a nostro parere, non apporta alcun beneficio all’accertamento dell’accisa rispetto al misuratore attualmente in uso. Anzi, ci costringe a un esborso economico che, nella situazione attuale, risulta realmente difficile da attuare” spiega Allegretti. 

Il costo di questi specifici contalitri si aggira intorno agli 8.000 euro, più 700/800 euro per l’installazione, fanno sapere i produttori. Inoltre, non vi sarebbe chiarezza circa le caratteristiche che tale contalitri dovrebbe avere, con il rischio di acquistare contalitri che, in sede di verifica dell’Agenzia delle Dogane, non vengano approvati. 

Questo perché le Agenzie delle Dogane provinciali attendono ancora indicazioni in merito alle tipologie di contatori da installare.  

Una giungla, insomma. 

Ecco perché da un lato si chiede di poter prorogare di un anno l’obbligo di installazione del contralitri, e dall’altro si solleva nuovamente la questione della differenziazione tra produzione artigianale e produzione industriale. Il movimento, ora, chiede anche un codice Ateco specifico. 

Il codice Ateco differenziato per i birrifici artigianali

Le differenze tra i due rami della produzione, a oggi, infatti, sono sostanzialmente tre. 

I birrifici artigianali si devono attenere a specifici parametri: la produzione è al di sotto dei 300 mila ettolitri, non utilizza il processo di microfiltrazione, non si fa pastorizzazione. 

Ma sono accomunati i grandi produttori dallo stesso codice Ateco.  

La conseguenza di tutto ciò è che, nonostante le produzioni dei microbirrifici sono necessariamente ferme, non rientrano tra le aziende che possono chiedere aiuti economici al Governo. Anzi, continuano a pagare le accise, gli affitti senza alcuna agevolazione, e ogni altra spesa. 

“Oltre il danno di non poter usufruire dei ristori, anche la beffa di questo ennesimo esborso per adeguare il contalitri alle nuove normative. Ma noi non siamo paragonabili a un grande birrificio che ha altri canali di distribuzione che noi, piccoli, non abbiamo. Noi vendiamo a pub, ristoranti, bar: attività che in questo momento non ci fanno più un ordine. Però, per tenere in piedi i nostri locali e i nostri macchinari spediamo migliaia di euro di canoni al mese”, denuncia un altro storico mastro birraio, Carlo Ancona del birrificio biologico Gruit di Brindisi.      

La lista dei birrifici artigianali firmatari

birrifici artigianali

Il movimento brassicolo, infatti, ha preso il là dalla Puglia circa una decina di giorni fa, e man mano si è esteso in Calabria e Basilicata, ma l’appello dei mastri birrai è a tutti i colleghi d’Italia. 

“Più siamo, maggiore sarà il peso della nostra voce, siamo già stati contattati da alcuni referenti della Confesercenti provinciale del Brindisino che si farà promotrice della nostra istanza sui tavoli tecnici di settore. Il nostro augurio è che la voce si espanda a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale”, conclude il movimento.    

L’idea dei 30 è quella di costituirsi in associazione nazionale. 

Questi i firmatari: 

  1. Aleph Microbirrificio – San Pancrazio Salentino (BR) 
  2. Baff beer – Lecce 
  3. Birra del Console – Monopoli (BA) 
  4. BirrApulia – Ostuni (BR) 
  5. 7 Colli – Castrolibero (CS) 
  6. Birrificio Artigianale Altamurano – Altamura (BA) 
  7. Birrificio Artigianale I Peuceti – Bitonto (BA) 
  8. Birrificio Artigianale Eclipse – San Giorgio Jonico (TA) 
  9. Birrificio Bari – Bari  
  10. Birfoot – Matera  
  11. Birrificio Brewnerd – Ferrandina (MT) 
  12. Birrificio Calènder – Tuglie (LE) 
  13. Birrificio Castel del Monte – Ruvo di Puglia (Ba) 
  14. Birrificio degli Ostuni – Poggiorsini (BA) 
  15. Gruit Birrificio Artigianale – Brindisi 
  16. Birrificio del Gargano – Carpino (FG) 
  17. DemiBeer – San Pancrazio Salentino (BR) 
  18. Birrificio Ebers – Racale (LE) 
  19. Birrificio Federico II – Oria (BR) 
  20. Birrificio il Caduceo – Carosino (TA) 
  21. Birrificio J4 – Caulonia (RC) 
  22. Birrificio Montalto – Pietramontecorvino (FG) 
  23. Birrificio Palmisano – Crispiano (TA) 
  24. Birrificio Reggino – Reggio Calabria (RC) 
  25. Lieviteria – Castellana Grotte (BA) 
  26. Birrificio OBL – Lamezia Terme (Cz) 
  27. Birrificio Gladium – Zagarise (CZ)               
  28. OLD 476 – Galatina (LE)   
  29. Birrificio Lametus – Lamezia Terme (Cz) 
  30. Birrificio Limen – Siderno (RC) 

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