Sgrammatura pasta

Sgrammatura. Non sapete cos’è ma quando fate la spesa buttate soldi

Sgrammatura: meno prodotto e stessa confezione per nascondere aumenti di prezzo. È ingannevole? L’Antitrust indaga

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“Shrinkflation” in inglese, sgrammatura in italiano. Nomi complicati: non sapete cosa significano?

La spiegazione è più semplice del nome. E fareste bene a capirla perché a causa della sgrammatura state buttando soldi senza neanche accorgervene. 

Sgrammatura è un trucco.

Spiegazione breve: meno prodotto –pasta, caffè, dolci, mozzarelle– stesso prezzo. Quando va bene. Altrimenti: meno prodotto, prezzo più alto.

In altre parole, le aziende diminuiscono la quantità dei loro prodotti ma lasciano la confezione invariata per nascondere un aumento di prezzo. 

Vi abbiamo già messo in guardia da quella che ci era subito sembrata la truffa della sgrammatura. Ora però, per scoprire se si tratta di vera truffa nascosta tra gli scaffali dei supermercati –sgrammatura da Esselunga, Coop o Conad–, scende in campo l’Antitrust. 

È legale diminuire la quantità di un pacco di pasta o il peso di una colomba pasquale mantenendo la stessa confezione e lo stesso prezzo?

O magari ritoccare quest’ultimo verso l’alto?

Soprattutto, è legale farlo in modo occulto, senza informare i consumatori?

L’Antitrust, autorità garante della concorrenza, ha aperto un’inchiesta a seguito di numerosi esposti che segnalavano casi di sgrammatura. Una vera tecnica di marketing che, in periodi di congiuntura o crisi economica, suggerisce di ridurre il peso consolidato dei prodotti di largo consumo, mascherando così un aumento del prezzo.

Quali sono i prodotti che state pagando di più ogni volta che fate la spesa? 

Sgrammatura: i prodotti che pagate di più

Coca Cola: cambia la confezione, diminuisce il peso

Secondo la UNC (Unione Nazionale Consumatori) i casi di sgrammatura nel settore alimentare hanno riguardato almeno 700 prodotti. 

Con il settore dei dolci in prima fila: biscotti, cioccolato, zucchero, confetture e miele.

Ma facciamo altri esempi entrando nel dettaglio.

  • La mozzarella comprata non è da 125 grammi, come al solito, ma pesa 100 grammi. 
  • La pasta che viene proposta in formati diversi da quelli consolidati, cioè 500 grammi o un chilo.
  • Le colombe pasquali che sono sempre state da 1 kg e sotto Pasqua erano da 750 grammi.
  • La confezione del caffè che all’improvviso non pesa 250 grammi ma 225.
  • Ancora più subdolo il caso del tè, perché la sorpresa si scopre solo a confezione aperta: ci sono 20 bustine invece di 25.
  • Stessa cosa per le patatine con i tubi che ne contengono 10 o 15 di meno.
  • Anche i tortellini mantengono lo stesso prezzo nonostante il numero nella confezione sia inferiore.

Nel fare la spesa state anche attenti a formaggi, latte, yogurt, succhi e bevande. 

In passato abbiamo assistito a casi famosi di sgrammatura, soprattutto all’estero. Ma il ricorso massiccio degli ultimi mesi un po’ in tutte le catene di supermercati, da Esselunga a Aldi, ha motivazioni precise. 

È il modo con cui le aziende cercano di contrastare i rincari energetici di luce e gas, gli aumenti salariali e la carenza di manodopera.

Ma secondo la UNC le tecniche di sgrammatura si fanno sempre più insidiose e sono scorrette. 

  • È legale ridurre la quantità interna di un prodotto lasciando intatta la grandezza della confezione?
  • Si può diminuire di pochi grammi il peso all’improvviso rispetto a quelli consolidati da decenni?
  • È consentito confondere il peso del prodotto con decine di altre scritte tutte strategicamente piazzate nella parte inferiore della confezione?

Nell’attesa di scoprire se l’Antitrust multerà le aziende che hanno fatto ricorso alla sgrammatura per comportamento ingannevole nei confronti dei consumatori, controllate il peso al chilo o al litro dei prodotti che comprate.