Pranzi di Natale per gli homeless. Una tradizione che – per fortuna – si ripete ogni anno con tanti volontari a preparare pasti per chi non ha la fortuna di vivere senza un tetto sopra la testa.

Il 2018 ha riservato un capitolo ancora più soddisfacente per chi aspetta Natale per una festa che faccia dimenticare per qualche ora una condizione quotidiana di disagio.

Ci ha pensato Zelindo Fedrighetti, 74 anni e ospite della famiglia Capanna di Betlemme aperta a Rimini trent’anni fa. Senzatetto che ha scommesso sulle partite di calcio e ha vinto 2.700 euro.

Non ci ha pensato troppo su e come racconta Il Resto del Carlino ha speso la metà della cifra per regalare a 50 amici un pranzo di Natale in anticipo. Da Re.

Ha comprato un chilo di tartufo, sei chili di tagliolini e gli straccetti di vitello per offrire il pranzo nei locali della Stella Maris, “così c’era un bel posto per tutti”.

“Eravamo in cinquanta, ci voleva un bel po’ di roba”, ha spiegato.

Tanta soddisfazione, i piatti sono ritornati in cucina tutti belli puliti.

Per lui un ritorno all’antico al tempo in cui commerciava proprio in tartufi fino a quando, 10 anni fa, aveva deciso di abbandonare tutto e di vivere con la famiglia della Capanna di Betlemme.

“E’ un pranzo da re. Comunque mi hanno fatto un buon prezzo perché sono andato a comperarlo ad Acqualagna. Io sono di Urbino, un tempo commerciavo in tartufi”. E con la sua conoscenza del prodotto è riuscito a creare il Natale diverso alla Capanna di Betlemme.

Una struttura solidale di cui è responsabile Nicolò Capitani, mentre Davide Lovato è il referente per gli appartamenti. Annota il cronista del Resto del Carlino che ha intervistato Zelindo. La Capanna di Betlemme ospita 29 persone che vivono in modo stanziale negli appartamenti. Altre sedici persone a rotazione (dieci uomini e sei donne) vengono accolte dai volontari ogni sera alla stazione. Cenano ed hanno a disposizione un letto per la notte. Dopo la colazione del mattino vengono riportati in stazione e la sera seguente il ciclo si ripete proprio come aveva insegnato don Oreste Benzi.