Terremoto. 500 mila forme di Parmigiano Reggiano danneggiate dal sisma

Sono tra le 400 e le 500.000 le forme di Parmigiano Reggiano pesantemente danneggiate dal terremoto. La stima e’ di Coldiretti, che ha rilevato ingenti danni nei magazzini delle aziende Albalat di Albareto e La Cappelletta di S.Posidonio (Modena) e dell’azienda Caretti a San Giovanni in Persiceto (Bologna). Colpite soprattutto le forme fresche (sei mesi di stagionatura) danneggiate dal crollo delle ‘scalere’, le grandi scaffalature di stagionatura collassate sotto la scossa di 6 gradi Richter. I danni ammontano, solo per il Parmigiano Reggiano, ad oltre cento milioni.

Secondo una prima rilevazione della Coldiretti Lombardia, il sisma che ha colpito il nord Italia con epicentro in Emilia Romagna, in Lombardia ha causato i danni maggiori nel Mantovano: circa 200 mila forme di Grana e di Parmigiano impilate nei locali di stagionatura sono cadute a terra da diversi metri di altezza, o si sono ammassate una sull’altra in bilico sui ripiani, tanto che è pericoloso entrare nei magazzini perché c’è il rischio che vengano giù a valanga. Un pericolo mortale – spiega la Coldiretti Lombardia – visto che ogni forma pesa fra i 36 e i 38 chili. Le scosse hanno anche rovesciato il latte contenuto nelle “caldere”, le grandi vasche semi cilindriche per la lavorazione del formaggio.
Il danno solo per Grana e Parmigiano potrebbe sfiorare i 50 milioni di euro. E poi ci sono le crepe nei fienili, tegole cadute dai tetti delle cascine, cornicioni che si sono staccati, vecchi fabbricati sono crollati, alcune forme di grana padano impilate nei magazzini sono state spostate dalla forza del sisma e sono precipitate a terra.

Nelle campagne dell’area interessata dall’epicentro del sisma si sono verificati decine di crolli negli edifici rurali con case, stalle, fienili, macchinari e serre lesionati e danni previsti per milioni di euro. E’ quanto emerge dal primo monitoraggio della Coldiretti che ha avviato una azione di verifica e di assistenza nelle aree rurali dove si moltiplicano le segnalazioni nonostante le difficolta’ di comunicazione.

Nel Ferrarese a Sant’Agostino – sottolinea la Coldiretti – e’ crollato l impianto fotovoltaico installato sul tetto di un capannone adibito a ricovero dei macchinari e attrezzi agricoli nell’azienda di Mirco Tartari, componente di giunta della Coldiretti di Ferrara. Peraltro Sant’Agostino e’ posto sul vecchio alveo del fiume Reno su terreno sabbioso e per effetto del sisma sembra essersi addirittura alzata la falda acquifera che sta spingendo l’acqua fuori dai pozzetti. A Medolla nel modenese sono scoppiati i vetri delle serre di Garden Vivai Morselli e rovinate le piante ma danni – continua la Coldiretti – si sono verificati anche a Finale Emilia dove nell’ azienda agricola del presidente di zona della Coldiretti Tazio Gallini si e’ aperto il tetto dell’abitazione mentre nel fienile si e’ completamente spostata la colonna di sostegno. Molta la paura tra gli agricoltori della zona colpita e – continua la Coldiretti – spaventati negli allevamenti sono anche gli animali che hanno ridotto la produzione di latte. La Coldiretti ha avviato una azione di verifica capillare sul territorio ma molte aziende isolate non si riescono a raggiungere telefonicamente e pertanto il bilancio dei danni potrebbe essere molto piu’ grave

[Fonte: ANSA, AGI, viniesapori.net. Immagine: Massimo Bottura photobucket]

[Aggiornamento] Repubblica ha pubblicato un video sulla colazione. Pensare che la quotidianità è rotta mette i brividi a chi ha vissuto un terremoto anche se ormai più di 30 anni fa…



10 commenti su “Terremoto. 500 mila forme di Parmigiano Reggiano danneggiate dal sisma

    • Con Confagricoltura come siamo messi?

      TERREMOTO, CONFAGRICOLTURA: “GRAVI DANNI ALLE AZIENDE, COLPITA UNA PARTE VITALE DEL SISTEMA AGROALIMENTARE ITALIANO”

      “Il terremoto che ha sconvolto l’Emilia ha avuto conseguenze gravissime anche nelle campagne di Modena e Ferrara. Molte abitazioni rurali sono lesionate ed è ancor maggiore il numero di strutture aziendali gravemente danneggiate o distrutte”. Questo il primo rapporto sull’area colpita dal sisma di Confagricoltura, che sta monitorando con le proprie strutture territoriali la situazione e si sta organizzando per mettere a disposizione ogni possibile servizio d’emergenza.

      “In molti casi – sottolinea Confagricoltura Modena – è difficile riuscire a fare una stima dei danni, in quanto i proprietari non sono potuti entrare negli edifici perché inagibili o pericolanti. Bisognerà attendere i prossimi giorni, quando il pericolo di ulteriori scosse sarà cessato, per fare eseguire accurate verifiche tecniche sugli stabili”. Pesanti danneggiamenti sono segnalati anche ai magazzini e ai depositi di stoccaggio di Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Ad essere colpita è una parte vitale del sistema agroalimentare italiano.

      Il conto del terremoto per le imprese agricole Modenesi e Ferraresi appare in ogni caso, sin dalle prime relazioni, molto pesante, come conferma Confagricoltura Ferrara che parla di “capannoni, ricoveri, attrezzature, serre, stalle, impianti fotovoltaici distrutti, con gravissime perdite per il patrimonio e l’attività aziendale”.

      Il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, che al momento del sisma si trovava nelle zone colpite, commenta: “In questa terribile tragedia umana è ancora troppo presto per dare un’esatta valutazione delle conseguenze, comunque molto gravi, per l’agricoltura di una delle zone più vocate d’Italia. Come per le abitazioni e gli edifici monumentali le scosse non hanno colpito uniformemente un’area, ma si sono concentrate in alcuni punti e dove questo è avvenuto le aziende agricole sono state praticamente distrutte. Nel crollo di rimesse, fienili, capannoni sono andati perduti bestiame, macchinari agricoli, attrezzature, fertilizzanti e tutto quanto è indispensabile all’attività aziendale. Serve un atto di solidarietà nazionale per queste zone così duramente colpite e per un’agricoltura che di questa terra è tra le principali risorse, serve un intervento dello Stato, ad esempio con una moratoria fiscale a partire dall’Imu. Sarà importantissima anche un’azione mirata del sistema bancario, perché le imprese che hanno visto andare perduto il loro patrimonio di beni strumentali possano ripartire”.

    • Credere ale stime della Coldiretti? Non passa giorno che non ci dicano quanti agricoltori abbiano fatto la pupù e quanti no. Sempre cifre pari: 100mila, 200mila. Mai una volta che siano 99.999. Fateci caso.

  1. Coldiretti non perde occasione per fare i suoi lanci quotidiani di agenzia. Dopo quello sui tremila giovani che si sarebbero dati alla pastorizia :-D ora questo sulla triste fine di tutte forme di Parmigiano-Reggiano (poverine!) e presto – vedrete – quello sull’estate torrida che riduce la resa lattea delle vacche. Come farebbero i tiggì se non ci fosse l’ufficio stampa di Palazzo Rospigliosi?

      • Copio e incollo dal sito del consorzio: “…e quanto di questo formaggio non potrà essere avviato al consumo…”
        Ma, voglio dire, da che mondo è mondo le forme con problemi le si porziona e le sia avvia al commercio. Un conto è voler far credere che 300mila forme siano perdute (non è vero) e un conto è dire come stanno le cose: una parte (invero non rilevante) delle forme saranno da vendere prima del tempo. Sù, allora! anziché scrivere e piangere: porzionare, confezionare e vendere. Come se poi le assicurazioni non pagassero quel po’ di mancato incasso!
        E poi, in una tragedia di proporzioni immani come questo terremoto, col Governo che aveva appena detto che non ci sono fondi per eventi del genere, ci vogliamo preoccupare di una bazzecola come questa? Ci vuole una bella faccia tosta anche solo a farne un comunicato stampa.

  2. Sigh…
    va beh ma sono solo cadute, SE MAGNANO!
    Basta progettare solo una nuova etichetta: “questa povera piccola forma di parmigiano ha subito ingenti danni a causa del terremoto”
    andranno A RUBA.

    Albalat, Ve le progettiamo? (GRATIS, of course)

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