Capodanno Cinese a Milano: dove mangiare in Paolo Sarpi

capodanno Cinese

È iniziato l’anno della Scimmia del calendario cinese. E a Milano si fa festa per il Capodanno – cinese – che cade l’8 febbraio quest’anno ma si festeggia domenica 14 febbraio, creando un ingorgo a tavola con San Valentino.

Per chi non lo sa, ci sarà la sfilata del Dragone, seguito da scuole di danza e di arti marziali con partenza alle 14 da piazza Gramsci, e poi giù per Paolo Sarpi.

E quale migliore occasione per mangiare qualcosa di cinese (ma non solo)?

Ecco una breve guida alle principali risorse enogastronomiche della via per par condicio rispetto a San Valentino. Partendo dalla fine, ovvero da via Canonica, dalla quale la sfilata entrerà in Paolo Sarpi, appunto.

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Si parte bene, anche se all’insegna dell’italianità: a destra, Ciripizza e Mu, due locali assolutamente meritevoli di una sosta, noi ci siamo stati, sia a mangiare una pizza che un “finest” hamburger. A sinistra, Ci Penso Io: enoteca bistrot aperitivi eccetera con la brava Caterina Boglione.

Pasticceria Martesana

A fianco ha aperto dallo scorso dicembre una sede distaccata la famosa pluripremiata Pasticceria Martesana: un opportuno avvicinamento al centro città (la casa madre di via Cagliero è un po’ troppo oltre la cerchia dei navigli) di una delle migliori pasticcerie milanesi. Tra l’altro, visto che siamo agli ultimi scampoli del Carnevale Ambrosiano, le loro chiacchiere (come dicevamo nella nostra lista di specialità carnevalesche consigliate) e i loro tortelli sono ottimi.

cotoletta Hallbar

Proseguendo: al 60 troviamo Hållbar (“sostenibilità” in svedese), un bar-ristorante dalla formula originale (a mezzogiorno 5 piatti, aperto fino alle 21, a volte anche dopo, per cene a tema, a seconda dell’estro dello chef Luigi Balzella, proveniente dall’hotel Principe di Savoia. Per domenica propongono un menù dedicato a 30€ (vedi la loro pagina Facebook).  Poco più avanti l’ultraquarantennale Pizzeria Da Giuliano, una delle migliori pizze al trancio della città. Sul lato opposto invece una classica pizza napoletana, discreta, quella di Fofò Mattozzi, sbarcata a Milano da un paio d’anni. Subito di fianco Sfilatino, aperto solo fino alle 15 (in realtà non so se ancora aperto: passo sempre verso sera, ed è chiuso; e da qualche mese non se ne scrive su TripAdvisor: brutto segno?). Pochi metri e ritroviamo una vecchia conoscenza: Corey’s Soul Chicken, un ottimo pollo fritto all’americana, direttamente dal Kentucky.

Riprendiamo il cammino: la Pasticceria Galbiati, evidentemente nostrana (ma nelle viuzze laterali di Paolo Sarpi ci sono interessanti negozietti di pasticceria cinese), una pasticceria bar nuova nuova, dall’aria bio, e siamo solo al primo incrocio. Devo ristorarmi: un bel bicchierone di boba, ovvero Bubble Tea, ultimo grido dei beveroni analcolici, proveniente da Taiwan (dove è in auge da una decina d’anni), ovvero un tè verde (antibatterico antiossidante dimagrante) con latte e/o sciroppo di frutta, shakerato e addizionato di palline di gelatina di cocco e di perle (Poppy) di frutta, che si risucchiano attraverso la cannuccia particolarmente larga. Caldo o freddo, ma comunque gradevole. Lo trovo da QQTea Taiwan Bubble Tea, al 47. Piccolo, luminoso, giovanile.

Baita Formaggi

Andando avanti, troviamo, quasi senza soluzione di continuità, il Panificio Pasticceria Berni, che come ormai d’uso si è attrezzato per la pausa pranzo e per l’aperitivo, con tavolini piatti caldi freddi e così via; McDonald’s (anche questo aperto da anni e anni – quasi una bottega storica); e Il Re della Baita, una meravigliosa distesa di formaggi e salumi, Bottega Storica dal 1939, con un Bettelmatt fra i migliori sulla piazza.

ravioleria

Iniziano anche la serie di ristoranti cinesi, di livello mi si dice abbastanza buono: la trattoria Long Chang, Jubin, Dong Ta, Jin Yong… Anche se mi dicono che il migliore è forse la trattoria Hua Cheng, in una parallela (indirizzo che non vi rivelo… sembra che lo si voglia tenere il più possibile riservato, per evitare che si affolli eccetera). Con alcune novità: da La Ravioleria Sarpi, di cui vi abbiamo già magnificato il menù (ottimi ravioli, una ottima crepe ripiena tipica della Cina del Nord) e la “milanesità” del proprietario, Agie Zhou, nostro concittadino solo dal 1996, a un nuovo Noodles & Soups, al 21, interessante (e anche qui, come in quasi tutti i “cinesi” della zona, un look fresco e pulito). Un altro locale nuovo è Tang Gourmet, qualche decina di metri più avanti. Una “Gastronomia Tradizionale” con piatti che comprendono ravioli e noodles in innumerevoli varianti, regionali cinesi ma anche ad esempio coreane…

Un bel locale grande, con un piano di sopra, e una bella cucina a vista: una volta si dicevano nefandezze dei ristorantini cinesi piccolini e sporchini e chissà cosa ci sarà nella cucinina: ora qui, come alla Ravioleria, e altrove, si vede la cucina, e si può apprezzare la tecnica di confezionamento dei ravioli e degli altri piatti. Si può mangiare qui, oppure portarsi via i piatti: i prezzi sono modici, diciamo che vanno in media dai 3,50 ai 6/8€: ma sono spesso oltremodo abbondanti, proposti in pratici enormi contenitori di plastica ricolmi di cose buone.

da Zhong

E ancora: Da Zhong, un negozietto di formaggi di soia, di tutti i tipi, fresco secco, anche da passeggio, produzione propria, coltivazioni bio, no OGM e così via. Per ora me lo sono guardato bene bene da fuori… magari ci entrerò prima o poi…

Al fondo di Paolo Sarpi, visto che siamo entrati dall’altra parte, ovvero all’inizio, troviamo Otto (appunto al civico 8), interessante locale italiano dal tipo bar-ritrovo-colazione-pranzo-office-merenda-coworking e così via; aperto da un annetto, propone interessanti combinazioni per la pausa pranzo (devo passare a vedere cosa c’è di sera). E una vecchia torrefazione, Coracà o do Brasil. E Chateau Dufan, bar panineria pasticceria (dove si trova anche il bubble tea).

Dimenticavo. al centro di Paolo Sarpi c’è Tang Gourmet, un emporio aperto da qualche anno, che vende un po’ di tutto, con un reparto alimentari ben fornito di prodotti genericamente asiatici, comprese frutta e verdura (in parte peraltro di produzione italiana). Da visitare, assieme al più vecchio e famoso Kathay in via Rosmini – una delle mete obbligate per i milanesi alla ricerca di cibi etnici, provenienti da pressoché ovunque.

Le Cantine Isola

E non dimenticavo – ma ho lasciato apposta per ultimo – le Cantine Isola, un’isola enologica al centro della via, una vera e propria istituzioni (che io sappia ci sono sempre state…), a ricordarci che un buon bicchiere di vino, beh, ci sta bene sempre. E magari troviamo qualche bollicina per brindare al Capodanno cinese.

Voi avete già fatto la vostra scelta?

[Immagini: junglam.com, Facebook, iPhone Emanuele Bonati]



3 commenti su “Capodanno Cinese a Milano: dove mangiare in Paolo Sarpi

  1. Mi piace molto…via Sarpi…a Milano
    .
    Mi piace molto l’ultima foto…che sembra senza tempo.
    E’ di oggi ma potrebbe essere stata scattata anche anni fa.
    Ci andrei con la mia bicicletta.
    .
    Milano è interessante perché è tante città in una.
    L’omologazione è solo apparente.
    Esistono, per fortuna, diversi modi di concepire il mondo, la vita
    …e anche il cibo.
    E poi è anche bella(per chi l’ha conosciuta).
    .
    Mi piace molto…via Sarpi…a Milano.

  2. “Via sarpi” non si può sentire, Renato, da sempre si dice “paolo sarpi”, senza neanche “via” 🙂
    “Ci vediamo in paolo sarpi” dicevamo noi “autoctoni”.
    Io sono nata li, ma ho cambiato zona una decina di anni fa, quando paolo Sarpi sembrava essere diventata una seconda via Bramante, regno dei commercianti all’ingrosso e della sporcizia.
    Per fortuna, o piu probabilmente grazie al lavoro di molti, e grazie anche al boom della ristorazione, è tornata ad essere una via dove è piacevole passeggiare.

  3. Ormai nel 2016 paolo Sarpi e tutte le vie limitrofe sono entrate a far parte dell’unica vera chinatown italiana. La riqualificazione di Sarpi, la ztl anche nelle vie limitrofe hanno reso gradevole passeggiare per il quartiere. I cinesi sopratutto quelli di nuova generazione hanno captato il business creando non più negozi all’ingrosso ma al dettaglio. Negozi di tutti i tipi. I ristoranti finalmente offrono la vera cucina cinese ed ognuno offre una delle 8 cucine tipiche della Cina. Questo sta richiamando i critici della gastronomia che sono entusiasti dei piatti preparati ed ad un prezzo medio basso molto ragionevole. Gli esercizi italiani rimasti hanno dovuto abbassare i prezzi offrendo sempre buona qualità. Alcuni negozi italiani sono gestiti da cinesi. Con questo trend tutto il quartiere diventerà commercialmente cinese. Molti imprenditori cinesi hanno capito che abbellire i negozi e renderli molto caratteristici come le altre chinatown nel mondo porta profitti. Feste come il capodanno cinese, l’inizio della primavera, il cinema all’aperto sono diventati grandi eventi che richiamano tantissime persone. Il quartiere comprese le vie nascoste è molto vivo rispetto ai quartieri chic ma vuoti intorno. C’è vita 7 giorni su 7 dal mattino fino alle 21 di sera. I cinesi lo hanno capito e ci stanno spendendo tempo, fatica e denaro soprattutto per creare vita anche dopo le 21. Si vocifera che molto probabilmente questi gruppi di imprenditori riusciranno ad ottenere le famose porte d’ingresso in stile cinese per paolo Sarpi ma anche la caratterizzazione del quartiere con simboli lanterne ecc… addirittura pare che proprio loro sono propensi alla pedonalizzazione dopo sarpi anche di via Bramante per poter creare le tipiche vie delle chinatown nel mondo. Mi rattrista solo una cosa, gli italiani residenti nel quartiere, l’80%, cercano di vendere casa speculando su cittadini laboriosi chiedendo prezzi allucinanti. Visto che la storia insegna, quando si creerà una chinatown commerciale al 100% cinese per forza di cose gli appartamenti dovranno scendere di prezzi perché a comprarli saranno solo cinesi, che non sono stupidi e pagheranno il reale prezzo delle case. Lo dico per esperienza nel settore immobiliare. Chi vuole vendere venda subito con prezzi onesti perché massimo 5 anni quelle case varranno esattamente la metà. La storia insegna.

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