Classifiche. Ecco i 10 wine bar in Italia

Tempo di lettura: 5 minuti

Com’è bello il vino
rosso rosso rosso,
bianco è il mattino,
sono dentro a un fosso.
E in mezzo all’acqua sporca
 godo queste stelle,
(il vino P. Ciampi)

Dai Gastro bistrot alle gastrotrattorie, il passo è stato breve! La modernità ha sdoganato la qualità come requisito essenziale, ma anche la voglia di pagare il giusto e non dover necessariamente finanziare servizi orpellosi, cantine enciclopediche e piatti gioiello. In realtà qualche anno fa c’era già stata su questa stessa linea d’onda, l’esperienza dei Wine Bar.

I Wine Bar sono stati una creatura italiana, anzi romana. Abbiamo anche una data di fondazione, con l’apertura del mitico locale dei Trimani, i più antichi enotecari della capitale, nel 1991 aprirono il loro wine bar, da lì è stato il diluvio.

Ricordando la tipologia, ci sono stati due apripista romani, a cui va riconosciuto il merito di aver iniziato il servizio del vino di qualità con spuntini: il Cul de Sac di piazza Pasquino e il Cavour 313; ancora gloriosamente in attività anche se forse un poco appannati. E bisogna anche ricordare che la dicitura Wine Bar è apparsa in insegna per la prima volta alla cantinetta Antinori di Firenze. Ma date queste doverose precisazioni, è fuori di dubbio che l’idea moderna di questi locali è stata del locale in via Cernaia, diventato negli anni sempre più ristorante.

I wine bar da Roma hanno conquistato tutta l’Italia, come sinonimo di luoghi gioiosi e a buon mercato. La formula vincente è stata la sempre maggiore attenzione sul vino di qualità e la possibilità di un servizio spalmato nella giornata: da semplice aperitivo con vini a bicchiere, a spuntino con prodotti gastronomici di qualità, sino a diventare un vero e proprio locale da cena con proposte culinarie raffinate e golose. Il successo di questi locali è stato anche parte del problema, oramai sotto questo nome si identifica di tutto: basta una lavagna con qualche proposta a bicchiere e quattro salumi e formaggi equivoci per aprirne uno.

Ma in verità, quando l’intenzione originaria viene conservata, questi locali possono dare a noi golosi grandi soddisfazioni, sia enoiche, che gastronomiche.

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Ma quali sono i Wine Bar doc, nello stivale? Seguendo il filo dei ricordi e la pratica quotidiana al consumo, a cui vado pericolosamente soggetto, ecco i primi indirizzi che mi saltano in mente:

  1. Il Goccetto, a Roma il salotto buono del vino. Da questo piccolo e scuro negozietto nel cuore della città eterna sono passati tutti! Agli scaffali il meglio dei vini italiani e stranieri. Al banco uno spettacolo continuo di lazzi e battute degli habituè, dirige l’orchestra il mitico Sergio Ceccarelli. Si mangiano solo salumi doc, formaggi da urlo e piccole preparazioni golose.
  2. Ju Boss, nel cuore dell’Aquila, un indirizzo storico che è rapidamente tornato alla vita, malgrado il terremoto. Ambiente rustico, salumi, qualche pizza. Una volta affollatissimo dai giovani dell’università dell’Aquila. Si beve benissimo, con etichette antiche.
  3. Godot, a Bologna, un indirizzo storico e mitico del mondo del vino. Negli anni si è spostato sempre più verso la cucina, con piatti interessanti e ambiziosi. Mantiene una carta dei vini spaziale.
  4. Ombre Rosse, la migliore selezione di vini di Treviso e probabilmente della regione. Grande selezione di bottiglie da piccoli produttori e una valida proposta di cucina. Bellissimo il pergolato estivo.
  5. Hosteria Giusti, ho un debole per questo tradizionale locale di Modena, una buona selezione di vini in mescita, adeguata offerta di champagne e qualche stuzzichino per accompagnare. L’aperitivo sotto i portici ad osservare lo struscio è una abitudine e una meraviglia.
  6. La Barrique, nella modaiola Monti, zona di Roma a ridosso del colosseo. Un indirizzo con grande attenzione ai vini di nicchi, ai piccoli produttori e agli champagne di piccoli reccoltant.
  7. La bottega del Vino, una vera istituzione veronese, oramai quasi un ristorante più che un’enoteca. Ma nei giorni del Vinitaly è il posto imprescindibile del vino italiano. Da qui continuano a passare tutti a tutte le ore, malgrado i prezzi certamente non a buon mercato.
  8. La Candarella, in un paese che è un gioiello, Pescocostanzo, un piccolo wine bar che è una gemma. Carta dei vini invidiabile, cortesie e passione per un locale nel cuore del barocco abruzzese figlio di una passione contagiosa.
  9. La cantina di Triunfo, sulla riviera di Chiaia, nella Napoli nobile e elegante, una cantinetta che dal 1890 serve buoni vini e qualche sfizio. Oggi anche una interessante proposta di cucina partenopea per una cena veloce. Di giorno funziona come enoteca.
  10. Picone, una istituzione a Palermo, insieme al pane ca meusa e ai cannoli, se volete un buon bicchiere di vino dovete venire qui. Semplicemente il meglio dell’offerta nazionale, francese e tedesca. Molto buoni anche gli spuntini serviti nei due locali.

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Dieci indirizzi. I primi che mi sono saltati in mente, quelli a cui sono più affezionato. Non necessariamente i migliori, per decidere quelli aspetto un vostro contributo…

Fatemi chiudere solo con due doverosi omaggi nella mia vita di “santo bevitore”, quei luoghi da cui ho imparato a muovere i primi timidi passi nella bottiglia; uno esiste ancora anche se molto cambiato, l’altro non esiste più, purtroppo. L’Enoteca dell’Orologio a Latina: finivo il liceo e iniziavo ad assaggiare vino in questa enoteca con cucina che nei primi anni ottanta muoveva i primi passi in una Latina dechirichiana e rarefatta. Negli anni novanta a Roma al Pantheon, un amico che mi manca moltissimo, Lorenzo l’Ecrivan, gestiva l’enoteca Marchetti, un buchetto figlio della importante enoteca di via Flavia. Lì ho assaggiato i miei primi Borgogna e i primi Resling della Mosella e Lorenzo mi ha insegnato a bere grandi vini quotidianamente, si poteva ancora fare l’Italia viaggiave in lire. Poi è arrivato, per me, il Goccetto e il resto è storia…

9 Commenti

  1. Interessante elenco che condivido nelle scelte a me conosciute e di cui sono portato a fidarmi anche nei nomi che non conosco.
    Un wine bar puo’ diventare un posto del cuore piu’ di quanto non riesca a un ristorante se non altro per la possibilita’ di una frequentazione anche quotidiana. E’ il motivo per cui le scelte che si finiscono per condividere nascondono spesso affinita’ elettive piu’ profonde di quanto non lo sia un bicchiere.

  2. Cul de Sac e Trimni sono stati posti miei negli anni romani (molti…)
    Ora a Napoli….cantina di Triunfo n la pratico troppo lontana.
    Nel genere suggerisco
    La Stanza del gusto di Mario Avallone e Daniela Della Rovere a Via Costantinopoli, due passi dai Decumani.
    mi fido del Bocchetti e lo saluto
    raffaella

  3. Io inserisco una enolaioteca. Dom Florigi, ad Acciaroli. Il nome è di Florigi Mazzarella, grande personaggio del Cilento, probabilmente il primo a comprendere le potenzialità dei vini cilentani. Fu lui a farmi conoscere Bruno De Conciliis e Luigi Maffini. Con lui discutevo soprattutto di mozzarella di bufala che faceva arrivare da Paestum (6-7 anni fa nonostante la poca distanza ne arrivava ben poca). Aveva trasferito la sua bottega da Agnone alla più mondana Acciaroli, ma non aveva perso punti in fatto di qualità, anzi. Quando è venuto a mancare, il wine bar è stato rilevato da Giusy che insieme a Francesco continua a gestirlo con cura. Un mio punto di riferimento per l’aperitivo con formaggi e sfizi di ottima presa.

  4. ha risposto a fabio spada: è vero Fabio, per noi “santi bevitori” l’enoteca è un poco rifugio, psicanalista e ristoro… Il rapporto è viscerale e intimo… Ma per molti appassionati è semplicemente una piacevole abitudine, che può diventare scuola e passione!
    Quante generazione di gourmet nella capitale si sono formate al banco, del Goccio, di ferrara, dell’indimenticabile Anacleto, dai Trimani o del bacaro (un po wine bar o ristorante) o ancora prima da Clara a via della Croce? Vere scuole di vita e di bicchiere… Bisognerebbe riconoscere il ruolo fondamentale di questi locali nel boom dell’enogastronomico negli ultimi anni 😉
    ciao A

  5. affettivamente, e non certo ormai per come si mangia, io ricordo sempre la 313 a Via Cavour. Per come si mangia, e perchè è vicino casa, c’è sempre il buon Del Frate a Via degli Scipioni….

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