Ci sarà un motivo se Patrick Cox, il re delle scarpe inglesi, forgiato nel fuoco della moda d’avanguardia, alla corte di John Galliano e Vivienne Westwood, si è gettato a capofitto nella pasticceria.

Ci sarà una ragione se questo “mercante del vizio”, come si è definito egli stesso, riferendosi al lancio recente di un night-club a Monaco, ai costosissimi accessori moda che firma e, naturalmente, ai dolci che dal primo settembre vende nel suo Cox, Cookies and Cake, nel quartiere Soho di Londra, ha deciso di rispolverare le ricette della madre canadese e di farsi aiutare dal pasticcere francese Eric Lanlard, per vendere quanto di più impopolare ci sia nel mondo della moda, il cibo (quello calorico, soprattutto).

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Il motivo è presto detto: al netto delle modelle magroline (che però “mentre spostano l’olio dalla lattuga, si lanciano sul vassoio di dolciumi”, scherza Patrick), moda e cibo fanno sempre più spesso coppia fissa. E guarda caso, in Gran Bretagna, il paese europeo che sperimenta di più in fatto di business, la moda e il cibo sono gli unici due settori che crescono pur in tempi di crisi. E forse il connubio funziona anche per questo, suggerisce Rebecca Seal dell’Independent: una volta proiettato un marchio (di moda) nell’universo più abbordabile del cibo (un dolcetto costa meno di una cinta firmata, un pranzo è generalmente più a buon mercato di un abito griffato) il gioco è fatto: si fa leva sul desiderio di appartenere ad un mondo (quello dorato delle griffe) e si finisce per stimolare la crescita di nuovi settori.

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Avrà pensato a tutto questo Patrick Cox quando, guardando i locali di un ex sexy shop, immagina non una vetrina di scarpe da 500 sterline ma piccole distese di dolciumi dall’aspetto “moderno, maschile e sensuale”? Proprio come quelli che Eric Lanlard, autore di tanti dolci di Cox, Cookies and Cake, esponeva già da tempo nella sua pasticceria rosa e nera di Battersea, con le forme amate da Andy Warhol e Salvator Dalì.

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Se anche avesse pensato a tutto questo, certo non è stato il solo. Sono infatti molte le case di moda che ultimamente hanno saltato il fosso che divide cibo e fashion. Armani, per esempio, che otre ai cioccolatini di Armani Dolci e agli otto ristoranti sparsi per il mondo, ha all’attivo in diverse capitali gli Emporio Armani Caffè. Per quello di Milano, aperto a gennaio in via Manzoni 31, la formula prevede colazione nella duplice versione al banco veloce e al tavolo in versione full breakfast, aperitivo preserale, menu regionali italiani a base di prodotti Dop e bio.

Poi c’è Missoni, con Cucina Missoni, il ristorante dell’hotel inaugurato l’estate scorsa a Edimburgo (1 George IV Bridge), il primo di una lista di trenta alberghi firmati Missoni che vedranno la luce nei prossimi dieci anni. Per il menu di Cucina Missoni Rosita, fondatrice insieme al marito Ottavio della maison, ha scelto le venti ricette di famiglia preferite, proposte con scansione stagionale e rivisitate dallo chef Giorgio Locatelli. Un menu semplice che nella versione estiva prevedeva, tra l’altro, spaghetti al pomodoro crudo, scaloppine di vitello al Marsala, sogliola arrosto in salsa verde, verdure e gelati. Tutto innaffiato con vini italiani e accompagnato dalla milanesissima michetta.

A Parigi, al n. 173 di Boulevard Saint-Germain, Ralph Lauren, al secondo appuntamento con la cucina dopo Chicago, ha aperto Ralph’s, ristorante in stile americano che serve il manzo del ranch di famiglia in Colorado. Un’iniziativa partita in pompa magna con la partecipazione di Nicolas Sarkozy alla cerimonia di inaugurazione e con il conferimento a Ralph Lauren della Legion d’Onore.

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L’elenco continua con il ristorante francese Le pain grillé a La Loggia della stilista Agnes b a Hong Kong e ancora con Cocomaya, il piccolo marchio londinese che include due negozi di pane, dolciumi e cioccolato (12 Connaught St. e 3 Porchester Place) creati da Serena Rees, uno dei fondatori di Agent Provocateur, la catena di lingerie sexy. La lista prosegue con la cucina contemporanea portoghese della stilista Fatima Lopes che insieme a Joao Simoes, stella nascente della gastronomia nazionale, ha aperto a Lisbona il ristorante Unique (Av. Dom Carlos, 124) avvolto nel bianco delle poltrone e dei divanetti capitonné (nella foto in apertura del servizio). Anche Nicole Farhi, che espone nei suoi store posate ed accessori per la casa, ha incrociato la moda con la tavola nel suo ristorante londinese Nicole’s (158 New Bond St.) in cui propone una cucina mediterranea e stagionale.

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La stilista colombiana Silvia Tcherassi a Cartagena, in Spagna, propone cucina italiana nel ristorante Vera dell’hotel Tcherassi (Calle del Sargento Mayor, 6-21): quaranta posti distribuiti in due spazi (uno all’aperto con vista sul giardino verticale di piante della Colombia), tra soffitti in legno naturale, carpacci, salumi e formaggi provenienti dall’Italia, un gettonatissimo “Risotto Pescatore”,  carne di maiale in abbondanza e una ragguardevole lista di vini italiani, spagnoli, cileni e argentini. Il tutto orchestrato dallo chef Daniel Castaño, allievo di Mario Batali.

Fonti: The Independent, gq.com, food & wine, LuxuryOnline, westlondonliving

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