Assaggi. Trebbiano, ritorno al futuro…

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Si parla parecchio di Trebbiano d’Abruzzo nella società enologica ultimamente. Piano piano, con la grazia e cocciutaggine tipica del vitigno e del territorio, questo bianco ha iniziato un percorso particolare e interessante. Sfruttando il periodo di buona visibilità dei vini abruzzesi, si sta mettendo in luce con una nouvelle vague di vini che fanno della riconoscibilità e integrità le loro caratteristiche principali.

Certo, parlare di tipicità nel trebbiano è cosa ardua: il nome viene dal latino Trebulus, fattoria, e indica un vino faticato e di servizio fatto per il consumo casalingo dalle uve intorno casa. capite bene che parlare di varietalità su questi presupposti è difficile… La ricetta del trebbiano muta secondo le latitudini e il territorio della regione verde d’Europa. Trebbiano toscano, cococciola, passerina, pecorino, malvasia, montonico (solo per citare i primi), sono i vitigni che contribuiscono a forgiare questo vino contadino.

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Malgrado la ricchezza ampelografica, territoriale e pedoclimatica è certo che questa nuova onda di trebbiano, ha parecchi punti in comune che li caratterizzano. Vini bianchi nervosi, quasi esili, con uno spettro aromatico relativo e molto delicato, Patiscono particolarmente i lieviti selezionati, che rischiano di marcarli in maniera irrecuperabile. Quando invece vengono rispettati negli aromi e nella vinificazione, stupiscono con un tono riconoscibilissimo di nocciola tostata e con una vitalità assolutamente seducente. Bianchi che negli anni evolvono incredibilmente, l’acidità li preserva e li conduce verso quei toni complessi e minerali, tanto graditi oggi. Insomma le peculiarità del Trebbiano d’Abruzzo di Valentini, che ne facevano un unicum in tutta Italia, si stanno estendendo anche ad altri produttori e cantine, che hanno raccolto e fatto ben germogliare l’insegnamento.

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Noi di Scattidivino, non vedevamo l’ora di verificare e così scelti sei campioni tra quelli disponibili oggi sul mercato, li abbiamo lasciati sfidare in singolar tenzone. I risultati sono stati abbastanza chiari e prevedibili per un appassionato di trebbiano. Vince il panel di misura il trebbiano 2008 di Valentini: che dirvi? Se non che è come sempre un vino straordinario. Ancora giovanissimo, ma già complesso ed elegante.

assaggi-trebbiano-valle-realeSegue a ruota il vigneto di Capestrano, un bianco di cui si parla molto e che sta facendo da apripista alla riconversione in chiave naturale di uno dei giovani leoni abruzzesi: Valle Reale. Un trebbiano da fermentazione spontanea in acciaio che stupisce con una bellissima e riconoscibile nota tostata al naso e una beva succosa e fresca che ne spinge pericolosamente il consumo. Tanto da meritarsi il debutto della speciale menzione del secchio (ce ne berremmo un secchio, e spesso lo facciamo).

Un gradino appena più sotto, a tre scatti, di nuovo una accoppiata tra tradizione e modernità: il trebbiano di Pepe 2008 è secondo me uno dei più godibili mai fatti da questa cantina storica delle colline teramane, un vino naturale, ma senza quelle intemperanze tipiche di questi vini. Tutto giocato sui toni della freschezza e della piacevolezza. Altra pasta per il trebbiano 07 di Barba, una cantina che sta lavorando con grande serietà sul vitigno. Questo bianco molto tipico e personale, dal taglio deliziosamente borgognotto, ci seduce con un corpo piacevole e integro, il legno in cui fermenta ancora lo segna ma nel tempo evolverà assai bene.

Si fermano a due scatti, due prototipi della rinascita dell’enologia abruzzese degli scorsi anni. Il Notari 09 è l’ambizioso trebbiano di Nicodemi dalla bella sapidità e freschezza, ma anche dai sentori più rustici ed esotici. Il Semivicoli 06 dai bei sentori fini e cedrini, all’assaggio risulta un poco più avanti di come avremmo pensato: il corpo è come spogliato e impoverito da un alcool importante che ha oramai preso il sopravvento.

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ScattidivinoVinoCantinaAnno'EG.R.2000VWA
4 scattiTrebbiano d'AbruzzoValentini200816,5/203 b5
4 scatti + secchioVigneto di CapestranoValle Reale20083 b5
3 scattiTrebbianoFratelli Barba200716/202 br
3 scattiTrebbiano d'AbruzzoEmidio Pepe200815,5/202 br
2 scattiNotariNicodemi20092 b
2 scattiCastello di SemivicoliMasciarelli200615/203 b

La scheda tecnica della degustazione
Data e luogo: martedì 26 ottobre 2010, Trimani il wine bar a Roma
La commissione: Cristiana Lauro, Alessandro Bocchetti, Jovica Todorovic, Paolo Trimani

Legenda: G.R. = Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso (bicchieri); ‘E = Guida I Vini d’Italia de l’Espresso (punteggio in ventesimi); 2000V = Duemilavini Bibenda (grappoli) ; WA = Wine Advocate (punteggio in centesimi).

Foto: Vincenzo Pagano

18 Commenti

  1. Oltre a concordare con i risultati proposti (effettivamente prevedibili) faccio un plauso alla “menzione del secchio” per il Vigne di Capestrano 2008 che ha avuto il merito di riconciliare col trebbiano anche chi aveva smesso di sceglierlo! Ottimo ma quasi introvabile anche il 2007.

  2. @ Maurizio, grazie, diverte anche noi il secchio, poi è una nostra abituale frase ce ne “beveremmo un secchio”. diciamo che è premio speciale di scattidivino che indica quei vini con un grado particolare di piacevolezza e bevebilità…
    @ Ugo, su LT non so, ma sicuramente si trova “nelle peggiori enoteche ddella capitale” (per citare una famosa reclame)… Prova dal nostro Trimani o al Goccio…
    ciao A

  3. I vini di Valle Reale sono grandiosi, il Vigna di Capestrano è il Trebbbiano che mancava..seducente. Due MG del 2007 le conservo con gelosia.

  4. Il Capestrano è veramente un grande vino bianco. L’annata 2008 è ancora più interessante della 2007, ancorchè giovane. Valentini…che ve lo dico a fare? Un gigante!

  5. Il capestrano di Valle Reale è un grande e coraggioso vino e Leonardo e Luciana sanno accogliere con calore e simpatia e trasportare nel loro mondo anche due viaggiatori romani di passaggio tra i monti abruzzesi che bevono per piacere e non per professione.

    Lo stesso non posso dire del vecchio Pepe, un furbacchione di altri tempi, che ha insistito perchè ci fermassimo nella sua cantina “a qualunque ora” e – chapeau all’anima del venditore – ci ha rifilato una dozzina di bottiglie senza farci assaggiare nulla (perchè si freddava il pranzo) e pretendendo il pagamento in contanti, senza ricevuta. Il suo trebbiano è ottimo, ma la delusione è grande perchè ho sempre pensato che “naturali” sia una filosofia che va molto oltre la scelta di un lievito o di un concime (vedi vecchi commenti…)

    auguri al piccolo Martino!

  6. @Stefania Rinaldi: da abruzzese e da fan assoluto di Pepe mi spiace molto per la tua cattiva esperienza. Conosco la famiglia Pepe da anni e sono sempre stati cortesi, disponibili, entusiasti del loro lavoro e dei loro vini, sempre dispensati senza parsimonia, anche in annate più vecchie. Quindi l’immagine di Emidio Pepe come “furbacchione di altri tempi” mi stride molto. Magari sei stata solo sfortunata, ma sulla serietà della cantina non si discute!

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