Pecorino d’Abruzzo. Cataldi Madonna vince e convince

Tempo di lettura: 3 minuti

Da qualche anno il pecorino è uno dei bianchi di maggior successo commerciale, soprattutto a Roma e nell’Italia centrale e pensiamo sia utile e interessante verificarne la qualità effettiva.

Il successo del vino nasce da una coincidenza di fattori: il carattere deciso e immediato del vitigno e il nome curioso sono senz’altro determinanti, la voglia di novità e di sapori locali hanno fatto il resto, permettendo a questa varietà di far dimenticare senza rimpianti la falanghina su tante tavole e nelle lavagne degli happy-hour.

La zona di produzione del pecorino comprende l’Abruzzo dalle montagne dell’aquilano fino alle coste chietine e pescaresi e teramane per poi passare nel Piceno e nella zona di Offida. Come potrete facilmente immaginare la paternità è contesa tra le due regioni e, a mio parere, si tratta di una disputa che non potrà essere risolta. Infatti il primo vigneto impiantato a pecorino venne realizzato da Cocci Grifoni a San Savino di Ripatransone nel Piceno ma le prime bottiglie messe in commercio furono quelle di Luigi Cataldi Madonna nell’annata 1996. Se è vero che nomina sunt numina il pecorino lo ha inventato lui, almeno  nei termini in cui lo conosciamo oggi, l’origine della varietà non è del tutto chiara ma la teoria più accreditata iscrive il pecorino nella famiglia delle aminee gemelle originarie della Tessaglia anche se con morfologia un po’ atipica.

assaggi-pecorino-paolo-trimani

Noi abbiamo degustato solo vini abruzzesi, una batteria da dieci campioni rappresentativi della migliore produzione. Assaggeremo i pecorino delle Marche in primavera, quando uscirà la prossima annata.

I risultati sono stati buoni, abbiamo assegnato due premi speciali – i secchi – a vini che ci hanno colpito per gusto e piacevolezza, al di là del loro livello qualitativo che è comunque di livello assoluto.

luigi-cataldi-madonna-q

Il migliore, non a caso, è proprio il 2008 di Luigi Cataldi Madonna, un vino ricco e intenso dalle chiare inconfondibili note agrumate che da un paio di annate sono esaltate dall’abbandono del legno e lo rendono un esempio di moderno bianco tradizionale. La sua qualità più bella è la straordinaria beva, vale un secchio letteralmente con la ola!

pecorino-torre-dei-beati-bottQuattro vini hanno tre scatti con stili e caratteristiche diversi tra loro: Faraone è quello che ci è piaciuto di più, aggiunge il secchio alla valutazione qualitativa per il suo carattere abruzzese molto ben delineato e definito, un vino che racconta la sua terra con autentico fascino contadino. Il Trend di Montori è molto varietale, nervoso e lineare, non richiestissimo ma con uno straordinario rapporto qualità-prezzo. Ulisse punta in alto e quasi ci arriva, il vino è ambizioso e riesce a armonizzare bene le note più terpeniche della varietà con un finale deliziosamente amarognolo, molto tipico.

Una bella novità e qualche mancata conferma tra i vini a due scatti. Torre dei Beati propone per la prima volta un pecorino e il risultato è incoraggiante anche se il legno è un po’ evidente e tende a sovrastare le note varietali soprattutto al naso.  Anche il Sorab di Contesa viene delimitato dal legno che ingabbia la mineralità e l’integrità del frutto molto brillanti. Il Tullum di Radica è tipico e fresco all’assaggio, moderno nell’impostazione ma un po’ tecnico in alcune note olfattive. La Valentina è un’azienda che interpreta la varietà in senso terpenico, privilegiando il fascino moderno a scapito però di verve e piacevolezza.

4-bicchieri-scatti

ScattidivinoVinoCantinaAnno'EG.R.2000VWA
4 scatti + secchioPecorino 08 Igt alto tirinoCataldi Madonna200817/203 b5 gr
3 scatti + secchioPecorino colli apruriniFaraone200916,5/203 gr
3 scattiPecorino Unicotenuta Ulisse20092 b4 gr
3 scattitrend pecorinoMontori200915/202 b3 gr
3 scattipecorino igtTiberio20092 b4 gr
2 scattigiocheremo con i fioriTorre dei Beati200916/202 b4 gr
2 scattiSorab pecorino colline pescaresiSorab20082 b4 gr
2 scattitullum pecorinoRadica2009
2 scattipecorino igtLa Valentina20091 b3 gr
1 scattoColle CivettaPasetti20092 br4 gr

La scheda tecnica della degustazione.
Data e luogo: mercoledì 17 novembre 2010, Trimani il wine bar a Roma.
La commissione: Alessandro Bocchetti, Alessandro Spaziani, Paolo Trimani.

Legenda: G.R. = Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso (bicchieri); ‘E = Guida I Vini d’Italia de l’Espresso (punteggio in ventesimi); 2000V = Duemilavini Bibenda (grappoli) ; WA = Wine Advocate (punteggio in centesimi).

37 Commenti

  1. Che bomba Cataldi Madonna, mi è piaciuto anche se da riassaggiare nelle prossime edizioni anche quello di Torre dei Beati.
    Come mai non avete assaggiato il Pecorino in Scatola di Luigi

  2. Cataldi è il numero uno, lo bevo abitualmente, per me è quasi il vino della casa. Per il resto questa moda del Pecorino mi ha un po’ stancato. Non so come la pensiate voi…

  3. Basta con questi pecorini, sanno tutti di sauvignon, non se ne può più di mescite piene di pecorini, ma chi ce le aveva fino a tre anni fa tutte ‘ste vigne di pecorino? Io ho assaggiato solo un mare di trebbiani, sauvignon e chardonnay con scritto “Pecorino” in etichetta. Se ne salvano pochissimi, certamente uno è Cataldi, ma sa un po’ troppo di ananas, i profumi sono molto mediterranei, forse un po’ poco tipico per uno che ha le vigne a Ofena, in montagna.

  4. ha risposto a ilcobranonèunserpente: D’accordo sulla prima parte del tuo discorso, però io nel pecorino di Cataldi, che è vero, sa di ananas ma ancora meglio di frutto della passione, trovo una piacevolissima nota agrumata che conferisce alla struttura importante una freschezza assolutamente gradevole.

  5. ha risposto a ilcobranonèunserpente:
    Di base sono d’accordo con te, in effetti è ancora difficile “schedare” il pecorino e le degustazioni come quella effettuata da Trimani lo dimostrano ancora una volta. Relativamente giovane e vinificato in una zona motlo ampia, con caratteristiche pedoclimatiche differenti, quindi… La disputa sull’origine che non si risolverà mai (d’accordo con Paolo) avrà lo svantaggio di non dare al Pecorino una peculiarità definita, allo stesso tempo però sarà l’opportunità per ogni produttore di vinificare secondo il proprio stile. Possiamo però difendere il “vino”, non il vitigno pecorino, e in quest’ottica Cataldi è senza dubbio il migliore. Mi stupisce che il Colle Civetta sia l’ultimo, io l’ho trovato stupendo, ha addirittura rischiato i 3 bicchieri. E so che piaceva anche ad Alessandro Bocchetti… 🙂

  6. ha risposto a goffredo: Mah, mica sono tanto d’accordo… I pecorino iniziano ad avere una loro fisionomia riconoscibile, dovuta alle caratteristiche di acidità, freschezza e terpeniche di quest’uva. In realtà in Abruzzo c’é uno scontro in atto tra chi (come cataldi) lavora sui profumi terpenici e primari e sulla conservazione di tutta la ricchezza aromatica di questa uva. E chi cerva di dare struttura e corpo, anche tramite macerazioni più lunghe, a questo vino… sono entrambe strade difendibil e di tipicità.
    Per quanto riguarda il colle civetta, hai ragione a me era piaciuto molto, ma le due bottiglie assaggiate in questa degustazione non ci hanno affatto convinto… Sono le “sorprese” della degustazione cieca 😉
    Ciao A

  7. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Alessandro penso che la questione della riconoscibilità sia cruciale e debba essere affrontata anche oltre le caratteristiche varietali, il pecorino (e qualsiasi altro vino) divernterà grande quando avrà un carattere definito. Come arrivarci è il problema, i due vini che ci sono piaciuti di più sono abbastanza diversi tra loro ma sono buoni, molti degli altri (anche oltre i nostri magnifici 10) seguono vie molto – troppo – diverse! Tu conosci molto meglio di me la realtà abruzzese, come pensi si possa arrivare alla definizione di un carattere preciso?

  8. Complimenti al Professore ed al suo pecorino
    (…che comunque stacca di gran lunga gli altri anche nel prezzo…). Ho bevuto più volte il Giocheremo con i fiori di Torre dei Beati per l’apprezzamento che ho dei vini dell’azienda ma davvero non l’ho trovato interessante e nell’articolo c’è già scritto il perché (vedremo in futuro…). Il giovane Tullum Radica ha sorpreso me e molti avventori che l’hanno assaggiato.

  9. ha risposto a paolo trimani: sono contento che ti sia piaciuto il 2008. sono assolutamente d’accordo con te, ma è bene saper prima distinguere tra riconoscibilità e canone di produzione (assente come giustamente osservi) proprio perché i due fattori interagiscono molto tra di loro, ma non bisogna dimenticare che comunque restano due istanze diverse e indipendenti. non accade forse qualcosa di simile con il cerasuolo d’abruzzo? perché certi vini possano acquisire una identità ben definita, bisogna affrontare questi problemi in campagna e in cantina. E poi – ovviamente – c’è bisogno di tempo e – da questo punto di vista – il pecorino è veramente un neonato

  10. ha risposto a paolo trimani: Paolo hai ragione il problema esiste e credo che sia giusto porlo. Luigi in parte ha già risposto. In più aggiungerei che una scuola si sta imponendo per qualità e tipicità tutta abruzzese. È quella di un pecorino trattato come un vino in cui preservare le acidità scolpite dal clima, i profumi sottili primari estratti dall’uomo con criomacerazioni veloci tese a rispettare il bagaglio aromatico e gli aromi aggrumati (pompelmo e arancia amara) e poi minerali… Una scuola aperta da cataldi con l’ausilio operoso e impagabile di Landi e oggi intrapresa da altri assaggiati anche da noi in degustazione. Per il resto ci vorrà solo tempo, ricorda sempre che il primo vino chiamato pecorino risale a non molto più di dieci anni fa…
    Ciao A
    Ciao A

  11. ha risposto a ilcobranonèunserpente: Scusa, leggo solo ora tutti gli interventi e mi piace intervenire. Sono un grande, grande appassionato di sauvignon e, credimi, il pecorino è lontano un miglio dal sauvignon frilulano o altoatesino. Sono di Teramo e credo di saperne di pecorino. Non ne vado matto, come tanti miei conterranei. Mi piace tanto il pecorino di farone, perchè è davvero particolare. Devo dire, a dispetto di quello che pensa Alessandro Bocchetti, che a me l’intervento del legno, a stemperare l’elevatissima acidità di questo vino, non dispiaceva. Certo, il legno, come in tutti i vini bianchi, se non è ben dosato, rischia di comprettere l’integrità del vino, ma vi posso assicurare che l’acidità di base del pecorino, a meno di tagli più o meno vistosi, è “rilevante”. Ma, per il resto, chiedo scusa tutti, a partire dal Prof. Cataldi che è adorabile, ma il sauvignon è un’altra cosa. Ronco delle Mele, Sanct Valentin ….. delizia pura!!!!!!!

  12. ha risposto a Piergiorgio: Secondo me il legno sul pecorino è una bestialità… Serve solo a cercare di dare maggiore struttura ad un vino che fa della silhouette snella una delle sue caratteristiche migliori… Il pecorino di Faraone che mi è piaciuto molto e di cui scriverò anche altrove 😉 mi è piaciuto malgrado il legno 😀 per una fisionomia personale e territoriale. Giochi a parte vorrei vedere di che legni si tratta…
    Ciao A

  13. ha risposto a Piergiorgio: hai ragione l’acidità è rilevante ma non bisogna averne troppa paura perché in genere è prevalentemente tartarica. molto peggio credere di domarla con una vendemmia tarda e con la surmaturazione

  14. ha risposto a Maurizio Neri: sono d’accordo sul prezzo ma non era possibile altrimenti per i costi. Comunque anche per questa ragione nell’ultima vendemmia ho prodotto un altro pecorino più economico

  15. ha risposto a ilcobranonèunserpente: sono molto contento che il pecorino assomigli tanto al Sauvignon. Significa che siamo sulla buona strada per una sua più precisa identificazione. I mercaptani del pecorino sono infatti molto simili – quasi coincidenti – con quelli del Sauvignon. Se si riesce a conservare questa parentela anche a livello organolettico, allora significa che la gestione della pianta e la vinificazione sono in gran parte riuscite. Ecco questa potrebbe essere una 1. regola per la sua riconoscibilità e per valutare l’efficacia del canone di produzione utilizzato

  16. ha risposto a luigi cataldi madonna: Professore, sei grande! L’Abruzzo enologico Ti deve qualcosa. Sul modo di domare l’acidità, ti do pienamente ragione e per un motivo semplice: che un comune amico produttore, molto serio e professionale – Guido Strappelli – ha provato a fare qualcosa di simile ed il prodotto che ne ha ricavato non è facile da decifrare.
    Infatti, nel 2007, ha provato a far surmaturare in vigna grappoli che utilizza per un pecorino freschissimo e pronta beva – il Soprano – per tentare un esperimento unico: un pecorino da vendemmia tardiva, dove provare a vedere se la maturazione abbassava l’acidità e, con gli zuccheri aumentati, si otteneva un mosto più gestibile. Ne è scaturito un vino – il Nubile 2007 – che è un vero portento per estretto e gradazione alcolica, che supera i 15°, ma sulla cui bevibilità a breve sarei un po’ scettico. Mi assicura Guido, e non faccio fatica a credergli, di non aver utlizzato legno ed il colore ambrato deriva solo dalla surmaturazione e crioramacezione a freddo sulle bucce.
    Resta il fatto che la bottiglia che mi ha fatto gentilmente provare in anteprima mi ha lasciato molto perplesso, anche se credo che nel tempo evolverà molto e diventerà un gran vino. Ma a chi vai a proporlo in queste condizioni? Siamo forse in grado di poter dire agli acquirenti del Pecorino di attenderne l’evoluzione? Credo di no…. Visto che rispondo a te, perdonami Professore, ma per i miei gusti “bacati” il Pecorino 2006 era meraviglioso…..solo da attendere un po’ l’integrazione del legno……questione di gusti…..mica altro

  17. ha risposto a Piergiorgio: Luigi è talmente grande che sul pecorino parla sempre a ragion veduta. Ha provato ogni tecnica: dal legno, alla vendemmia tardiva, fino alle macerazioni più lunghe. Il suo pecorino di oggi è il frutto di tutte queste ricerche, di questa curiosità intellettuale. Per questo ritengo che la strada odierna da lui intrapresa sia la futura tipicità che questo vitigno cerca. Un piccolo riesling mediterraneo, altro che sauvignon 😉
    Ciao A

  18. mi sono distratto un attimo e nessuno mi ha detto che Luigi era sbarcato su scatti!
    grazie per i commenti, la voce degli autori è sempre benvenuta perché permette di approfondire temi che magari laterali negli articoli ma ricchi di interesse
    approfitto del tuo commento su riconoscibilità e canone di produzione che, distinti ma insieme, dovrebbero/dovranno portare all’identità per chiedere se a tuo parere in Abruzzo una regolamentazione doc/dop che identifichi zone più ristrette possa servire a accelerare il processo. ciao pt

  19. Sarei molto interessato a capire meglio la distinzione tra riconoscibilità e canone di produzione. (adoro il concetto di canone).
    Grazie.

  20. ha risposto a umberto: ciao Umberto, la distinzione l’ha esplicitata Luigi quindi anche se proverò a vincere il premio per la corbelleria dell’anno arriverò secondo. in due parole
    – il canone di produzione è/dovrebbe essere una modalità tecnica e tecnologica che abbia dimostrato di essere la migliore e più continua a esaltare le qualità dell’uva
    – la riconoscibilità è il carattere specifico di una varietà in una zona che, quando vale la pena evidenziarla, può essere ottenuta con la tecnica
    – se e quando queste due istanze producono un felice connubio si arriva a definire l’identità di un grande vino
    …me pare! 🙂 pt

  21. ha risposto a umberto: caro umberto definisco un vino riconoscibile quando posso distinguerlo cartesianamente da tutti gli altri, soprattutto da quelli cugini. Per canone intendo l’insieme di norme e regole che si utilizzano nella vinificazione. Ovviamente la scelta giusta del canone determina in modo significativo la riconoscibilità del vino prodotto con quel canone. La scelta del canone non è affatto indifferente al tipo di vino, cioè non si può applicare arbitrariamente qualsiasi canone. L’anarchia in agricoltura e nella trasformazione dei suoi prodotti è esclusa. P.es. il pecorino va lavorato in riduzione, mentre esclude di essere vinificato in ossidasi. questa per me è una regola fondamentale del canone messo a punto dopo tante diverse vinificazioni come ricorda Alessandro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui