Assaggi di vino. Bolla rossa, avrai il mio scalpo

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Vieni qua che ti faccio vedere dov’è il nostro pezzo di mondo
(Lambrusco e pop corn, L. Ligabue)

Adoro il Lambrusco. Adoro questo nettare rosso che sa di fragole e salame. Che sa di cose rustiche e buone. Di cotechinazzi e ciccioli. Mi ricorda un archetipo di settentrione, a me terrone nel midollo, fatto di case del popolo e vecchi comunisti, ma buoni… Quelli che popolavano il mio immaginario di ragazzo degli anni ottanta.

Mi è sempre stata simpatica questa bevanda rossa e frizzante, che nei miei ricordi era dolce e zuccherina, spesso chiusa da orrendi tappi di plastica. Un’idea di Lambrusco in crisi, simile al cacchione di Terracina o al Clinto dell’agro pontino:  vitigni poveri della mia infanzia pontina. Dopo negli anni ho quasi completamente dimenticato questo vino inseguendo mille vitigni più ambiziosi e moderni. Lasciandomi conquistare da un’idea di vino più elegante e permalosa, che tendeva a nascondere le declinazioni più popolari, con quel contegno provinciale dei nuovi ricchi.

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L’ho riscoperto da qualche anno, quando la voglia di sapori più autentici e semplici, mi è deflagrata dentro con la vigoria dei bisogni essenziali. Riscoperto? In realtà sarebbe più corretto dire scoperto! Perché il vino che ho assaggiato in questi anni, nulla ha a che vedere con quel vino dolcino e smaccato che accompagnava le mie prime bevute timide da adolescente. Complice un viaggio in macchina da Brescia a Correggio, con una delle produttrici più carine e simpatiche d’Italia (Alicia Lini) ho riniziato ad assaggiare i Lambrusco ed a innamorarmi delle acidità e succosità di questo vino, dalla piacevolezza e freschezza disarmante. Da li non mi sono più fermato.

Un vino perfetto per accompagnare un pasto, non in quel senso tutto italiano di un accoppiamento per assonanza, autocompiaciuto e barocco. Ma con un’idea di abbinamento più precisa e puntuale (a mio avviso), di supporto e aiuto al pasto.

Quale occasione migliore per dare sfogo alla mia curiosità, che Enologica a Faenza. Appena arrivato mi sono fiondato ad assaggiare i labrusco presenti e fra i prodotti che conoscevo ho scoperto anche qualche novità interessante.

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CHIARLI. Chi non conosce questa azienda da milioni di bottiglie, il Vecchia Modena è un classico sempre  valido, che fa della freschezza e  bevibilità la sua dote migliore. In bocca è netta sul frutto croccante, la sapidità fa tornare facilmente al bicchiere, 2 Scatti. Impressiona il Fondatore 09, un Sorbara dai profumi integri, la fermentazione in bottiglia lo affina e rende elegante e delicato. In bocca il frutto è vivo e irruente, godibilissimo. 4 scatti.

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FIORINI. Ecco una sorpresa (almeno per me) una piccolissima azienda di sorbara. Circa 9 ettari condotti in maniera naturale e poco invasiva, per dei vini rustici e ancora in viaggio, ma molto interessanti. Corte degli attimi è un Sorbara in purezza. Al naso è rustico e piacevolmente vinoso, con una nota di macerazione non finissima. Ma in bocca è molto piacevole e pronto. 3 scatti. Il vigna del caso 09, profumi leggermente ridotti e tipici, camino e stufa. All’assaggio austero e netto, la fermentazione in bottiglia gli dona freschezza e un frutto preciso e intenso, un grande lambrusco di struttura. 4 scatti. Più semplice il Terre al sole 09, grasparossa in purezza, verticale e acido, con qualche nota verdina e stretto al palato. 1 scatto.

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LINI. Dicevo prima che questa azienda è stata responsabile di un mio riavvicinamento al lambrusco. Per me i vini di questa cantina familiare di Correggio, dalla tradizione antica, sono sinonimo di Lambrusco. Il Lambrusco Scuro 09 ottenuto in prevalenza da uve Salamino con un piccolo saldo di Ancellotta e Grasparossa che è brillante e luminoso. Le piacevoli note fruttate fanno il paio con una bocca grintosa, segnata dalla viva freschezza e dai tannini dolci e garbati. 2 scatti. Il Metodo Classico Rosso 04 è un’interpretazione personale e raffinata delle sole uve Salamino con una sosta sui lieviti di 36 mesi. Il risultato è affascinante, caratterizzato dalla spumantizzazione fine e da una bocca appagante e snella. 3 scatti.

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MEDICI ERMETE. Un altro grande classico dell’enologia romagnola, milioni di bottiglie che affianca al lavoro storico di produzione di uve non proprie una piccola selezione di produzione e vinificazione. Il Concerto 09 è un lambrusco reggiano che non delude, da uve salamino in purezza è elegante e fresco al naso, il frutto è definito e assai piacevole, la spumantizzazione ineccepibile con una bolla viva e fitta. Persino estratto e tannico. 4 scatti. Più semplice il I Quercini 09, dai sentori leggermente ridotti e rustici, molto morbido e semplice. 1 scatti.

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QUARTICELLO. Un’altra piccolissima azienda di circa 5 ettari, ai piedi dell’appennino reggiano. Agricoltura non invasiva e rispettosa del territorio, i vini assaggiati sono semplici e piacevolmente rustici. Barbacane, al naso vinoso e retto da una netta acidità. All’assaggio è vivo anche se leggermente diluito. 1 scatto. Il Rivellino 09 da fermentazione in bottiglia al naso è ridotto e piacevolmente rustico e naturale, in bocca è molto fresco e godibile. Il frutto è preciso e vivo, l’impressione è di un vino giovanissimo che evolverà assai bene. 3 scatti (in progressione).

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LE BARBATERRE. Un’azienda che mi ha assai impressionato, 9 ettari nel cuore del reggiano, gestiti completamente in regime biologico. Vini ancora in cammino, ma già interessanti e personali. le Barbaterre 09 è un lambrusco da uve grasparossa (anche se non in purezza) dai sentori rustici e tipici, all’assaggio è integro e fresco, con un frutto intenso e fresco. Un bellissimo vino integro e vivo, dalla chiusura sapida, il solo rischio è berne troppo 4 scatti e secchio. Convincente anche il sauvignon 07 rifermentato in bottiglia, uno spumante bianco sulfureo e minerale. Profumi di porfido e pietra focai e un sapore convincente fresco e piacevole. 4 scatti

12 Commenti

  1. Negli anni scorsi mi era piaciuto molto il Vigna del Caso di Fiorini, proprio una bella aziendina. Devo dire che il 2009, pur buono, mi ha impressionato meno e chiedendo lumi ho scoperto che è diminuita la percentuale di sorbara utilizzata, fatto che secondo me gli toglie un po’ di grinta e di profondità.

    Il mio Sorbara comunque, grandi nomi a parte, è senza dubbio Paltrinieri

  2. Adoro il Lambrusco mi sembra eccessivo. Talvolta è piacevole, soprattutto su alcuni piatti locali, ma sinceramente io adoro altri vini…che so, una riserva di Biondi Santi, un barbaresco di Gaja…

  3. ha risposto a ilcobranonèunserpente: io adoro tanti ripi di vino differenti… dalla schiava a pinot nero di borgogna, dal Lambrusco al rislieng, dal montepulciano d’Abruzzo al nebbiolo… è questo il bello del vino che non c’è solo uno stile possibile e non esistono solo vini importanti…
    ciao A

  4. Prova a bere il Puntamora della Tenuta Pederzana, una vendemmia tardiva di una eccezionale freschezza e bevibilità, gran carattere
    con sottofondo di affascinante amabilità appena avvertita. Molto buono anche il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro.

  5. posso dire che non hai provato i veri Lambruschi? 😛

    A parte Paltrinieri (quello che mi convince di più è l’etichetta bianca), che ha comunque il suo perchè, assolutamente I-M-P-E-R-D-I-B-I-L-E è il Grasparossa di Vittorio Graziano, il Ponente di Denny Bini e anche il Salamino di S. Croce di Fabbri.

    Secondo me questi quattro sono il top, non i prodotti industriali di Chiarli e Medici, che hanno sì una loro piacevolezza, ma spesso artificiosa e “piaciona”, vuoi per la fermentazione in autoclave vuoi per amalgamarsi alla richiesta di mercato.

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