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Oramai ci siamo, mancano pochi giorni al Natale e siete tutti pronti ad affrontare adeguatamente e con bollicine acconce queste festività. Qualcuno di voi mi ha chiesto suggerimenti in proposito ma io, che non riesco ad essere buona nemmeno a Natale, sparo il mio giudizio e dico: Prosecchino? No, grazie! Occhio amici che stavolta vado giù pesante.

Parliamo subito dei pochi pregi di un vino che è vero e proprio danaro contante, dal punto di vista commerciale, non v’è dubbio, vale più dei bond tedeschi ed è peraltro l’unico spumante italiano che ha mercato estero, soprattutto in Germania. Esaurisco in sintesi la mia indulgenza apostrofando alcune piccole aziende che si sforzano per dare continuità a un prodotto che difficilmente sarà mai eccellente. Penso a Nino Franco, a Bisol, a Bellenda, a Ruggeri e a pochi altri produttori che mi perdoneranno se non citati in questo rapido elenco. Non vado oltre, la Katana di Black Mamba non perdona, seguitemi e non aspettatevi i confetti.

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Il territorio su cui si estendono le D.O.C del Prosecco, comprende 9 province in 2 regioni, in barba alla tipicità che tante soddisfazioni ci ha dato, beffardamente raggirata, con una mossa astuta e geniale, producendo come risultato la qualità che lascio a voi il piacere di giudicare. A questo possiamo aggiungere una manifesta disinvoltura da parte di molti “attori”della filiera, con pratiche bizzarre che vanno dal confezionamento in lattina, con tanto di Paris Hilton costosa testimonial della brillante operazione di marketing, a vizi di forma, chiamiamoli così, sulle consegne. Ma siate flessibili, suvvia! Anche l’operoso nord est tiene famiglia, proprio come noi terroni. Non parliamo poi della banalizzazione del gusto su un profilo dolciastro-aromatico che nemmeno servito sottozero (scala Kelvin, mica Celsius, lo zero assoluto) riesce ad arginare la sensazione vischiosa sulla povera lingua esausta che vi prega di ingoiarvela per farla finita una volta per tutte. E il perlage? Che diamine il perlage è fondamentale! Se facciamo il botto per festeggiare significa che abbiamo bisogno di bollicine, associate per assioma all’allegria. Ebbene, l’effervescenza del Prosecco non è assimilabile all’allegria, è un’effervescenza immotivata. Le bolle del Prosecco non sono sufficienti ad argomentare la ragione di tale effervescenza, come accade invece con altri spumanti e con lo Champagne in genere. E’ come se al secondo sorso, emergesse una bolla di angoscia che giaceva lì, in silenzio e ti ricordasse che non c’è alcuna ragione di festeggiare, quindi cosa festeggi a fare? Il mio amico Umberto Contarello, fra i più grandi sceneggiatori italiani, appassionato di buon vino, nato e cresciuto a Padova, mi ha ricordato che nella tradizione veneta non si beve mai di sera, ma solo d’estate, di pomeriggio, in quel clima sospeso fra caldo e umido e l’assalto delle zanzare. Forse la chiave di lettura, ancorchè paradossale, la fornisce proprio il Contarello: il Prosecco è un vino da zanzare e francamente fatico ad associare all’idea di zanzara qualcosa che non attenga al disturbo, al fastidio.

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Cari amici, sarò benevola in chiusura (lo erano le Erinni, figuriamoci Black Mamba!) e vi esorto a dare un’occhiata agli scaffali delle enoteche, a prendere in considerazione alcuni spumanti di Franciacorta e non solo. Controllate i prezzi, perché con pochi euro in più, potete bere molto bene, senza scomodare necessariamente lo Champagne, che non è l’alternativa al Prosecco. La soluzione non è distante, è qui in Italia.