Enrico Gatti e l’eleganza contadina del Franciacorta

Vino

Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.
(Il vino di Carema, M. Soldati)

Roma, interno, giorno. Ore 7:30 am. L’iPhone sul comodino squilla, una mano svogliata esce dalle lenzuola:

Pronto?
Proonto, fratellooo ho ascooltatoo quel disco che mi dicevi (rumori di sottofondo)
Accidenti Lorenzo, ma che è ‘sto casino. Nun sento gnente!
Sto sul trattore, fratellooo, volevo dirti che vengo presto a Roma e che il disco nuovo di Costello è una meraviglia

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Ecco questo potrebbe essere l’incipit di una delle mie tante telefonate con Lorenzo Gatti. Anima insieme alla sorella Paola e al cognato Enzo Balzarini di una piccola azienda di Franciacorta che adoro. In queste poche battute sta tutta l’essenza di Lorenzo e della sua cantina. Contadini, ma in un senso alto e nobile, su un territorio che spesso attiene più al tondino che al trattore. Ricordo notti intere in loggia, davanti alle vigne a discutere con lui di vino, musica, agricoltura, vita e libri in un continuo intersecarsi di passioni e bicchieri. Perché è sempre difficile distinguere dove finisca il vino e dove cominci la vita.

Spero di non inimicarmi alcuno, ma generalmente (e si, mi piace fare discorsi anche in generale), non sono un appassionato di Franciacorta. È chiaro, ci sono molti produttori che apprezzo e stimo e vini che bevo, ma in generale trovo che troppo spesso il Franciacorta venga interpretato con un dosaggio eccessivo, con una ricerca di dolcezza che non è nelle mie corde. In una parola semplice e comprensibile, spesso sa di bronchenolo!

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Non è il caso dei “semplici” franciacorta di Gatti: spesso taglienti e incisivi, retti dall’acidità irruente e rinfrescante e da un dosaggio di zucchero millimetrico. Lorenzo e Enzo (come altre piccole aziende di questo territorio) hanno intrapreso una interessante via contadina, fatta di mediazione tra le moderne conquiste tecnologiche, le antiche conoscenze tradizionali e le buone pratiche di cantina. Basterebbe sentire Lorenzo parlare della annosa (e stanca) querelle tra naturali o gasati, per avere chiari con semplicità gli ambiti della questione.

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Potete ben capire come l’occasione presentata qualche giorno fa, fosse per me ghiotta: la presentazione dei nuovi spumanti dell’azienda, e cosa più straordinaria, l’assaggio di cinque annate storiche in punta (si intendono in punta spumanti senza aggiunta di liqueur e quindi non dosati). Mi era capitato un’altra volta, da loro ad Erbusco, di aver assaggiato in occasione del premio bollicine dell’anno sulla guida dei vini d’Italia di Gambero Rosso e slow food, ben dieci annate in punta e le ricordavo emozionanti. Quindi non mi sono lasciato scappare l’occasione al Trimani Wine Bar.

Abbiamo incominciato con i classici, nelle nuove versioni

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Rosè: non sono un fan dei rosati e del pinot nero tranne che nella sua veste giusta (la Borgogna). Nelle bollicine cerco le cuspidi, l’affilatezza e non gradisco la morbidezza che spesso accompagna queste tipologia. In questo caso non è così, il vino è piacevolissimo dai profumi rustici e freschi. La beva è acida e austera, con una struttura importante. Malgrado la solforosa impercettibile è un vino netto e preciso. 4 scatti

Nature: secondo me è il miglior vino della linea commerciale della cantina. Affilato e fresco, si lascia bere che è un piacere. Mi preoccupava l’aggiunta del pinot nero dalla vendemmia 2007, temevo l’appesantisse, invece nel bicchiere mi ha stupito per piacevolezza e sostanza. In questa edizione sempre elegante e profumato, ma con una bellissima struttura 4 Scatti + secchio

Brut: vero must della cantina, il vino a cui deve il successo Gatti. Da sempre un campione nella qualità dal prezzo conveniente. Al naso afrore intenso di lievito e crosta di pane, in bocca il frutto è preciso e vivo. Rinfrancato da una beva dinamica. 3 Scatti

Saten 2006: il saten è una tipologia che sta conoscendo un bel successo di pubblica e critica. Una intuizione intelligente del Franciacorta. Questo è da sempre uno dei migliori del territori. In questa edizione 2006 conferma i profumi sottili e eleganti. La spumantizzazione è come al solito precisa e vellutata, con un naso fresco e intenso e una beva estremamente succosa e viva. 4 scatti + secchio

Millesimo 2005: un fuoriclasse, al naso è elegante e ricco, intenso di lieviti. In bocca stupisce con una bellissima nota salina, che ne sostiene la beva e supporta la struttura importante e grassa. Uno spumante molto complesso, grazie anche al riposo sur lie, con un rincorrersi di profumi e sapori che muteranno col tempo evolvendo molto bene 4 Scatti

Millesimo 2004: il campione di casa, in produzione da pochi anni e con uno stile ambizioso e contadino che lo rende alquanto discontinuo da bottiglia a bottiglia. I profumi sono complessi, note tostate e di mandorla, in bocca è intenso, vellutato e estremamente delicato, forse anche troppo. 2 scatti

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Finiti questi “classici” nei nuovi vestiti 2010, è l’ora dei cinque campioni in punta. Non li valuterò, ma dico subito che secondo me sono straordinari e meriterebbero tutti, nelle differenze, il massimo punteggio. Ma non sono in commercio (purtroppo) e quindi fuori campionato. Per me si tratta dei Franciacorta di cui sentivamo il bisogno, che rendono giustizia ad un territorio che può essere davvero “la piccola Epernay italiana”. Vini che stupiscono per tipicità e intensità, mutando da millesimo a millesimo secondo l’andamento naturale

2003: stupisce per freschezza malgrado il millesimo caldissimo. Il naso è maturo, il frutto meno incisivo del solito, specchio dell’annata dal caldo eccezionale. In bocca pronto e estremamente piacevole. Forse un poco smaccato

2002: al naso profumi nervosi e intensi, il frutto è vivo e scalpitante, netta la susina e la mandorla tostata. All’assaggio è pieno e scalpitante come ci aspetteremmo, ma anche estremamente fine ed elegante. Bellissimo

2001: Profumi freschi e puliti, elegantissimi. All’assaggio è estremamente complesso e minerale. Retto da una nota acida verticale e composta che lo rinfresca piacevolmente e armonizza il corpo importante e strutturato. Preciso

1999: il più sottile della compagine, i sentori sono sottili e fini. Una bellissima nota fiorita lo caratterizza e ci spiazza. In bocca ancora nervoso ed estremamente sapido. Piacevolissimo, il solo rischio è berne un secchio!

1997: il più anziano, ma ancora con una vita davanti. Profumi sottili e minerali, il frutto è preciso e vivo. All’assaggio nervoso e fresco, caratterizzato da una acidità tagliente e chirurgica. Già buonissimo e migliorerà ancora