Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.
(Il vino di Carema, M. Soldati)

Roma, interno, giorno. Ore 7:30 am. L’iPhone sul comodino squilla, una mano svogliata esce dalle lenzuola:

Pronto?
Proonto, fratellooo ho ascooltatoo quel disco che mi dicevi (rumori di sottofondo)
Accidenti Lorenzo, ma che è ‘sto casino. Nun sento gnente!
Sto sul trattore, fratellooo, volevo dirti che vengo presto a Roma e che il disco nuovo di Costello è una meraviglia

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Ecco questo potrebbe essere l’incipit di una delle mie tante telefonate con Lorenzo Gatti. Anima insieme alla sorella Paola e al cognato Enzo Balzarini di una piccola azienda di Franciacorta che adoro. In queste poche battute sta tutta l’essenza di Lorenzo e della sua cantina. Contadini, ma in un senso alto e nobile, su un territorio che spesso attiene più al tondino che al trattore. Ricordo notti intere in loggia, davanti alle vigne a discutere con lui di vino, musica, agricoltura, vita e libri in un continuo intersecarsi di passioni e bicchieri. Perché è sempre difficile distinguere dove finisca il vino e dove cominci la vita.

Spero di non inimicarmi alcuno, ma generalmente (e si, mi piace fare discorsi anche in generale), non sono un appassionato di Franciacorta. È chiaro, ci sono molti produttori che apprezzo e stimo e vini che bevo, ma in generale trovo che troppo spesso il Franciacorta venga interpretato con un dosaggio eccessivo, con una ricerca di dolcezza che non è nelle mie corde. In una parola semplice e comprensibile, spesso sa di bronchenolo!

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Non è il caso dei “semplici” franciacorta di Gatti: spesso taglienti e incisivi, retti dall’acidità irruente e rinfrescante e da un dosaggio di zucchero millimetrico. Lorenzo e Enzo (come altre piccole aziende di questo territorio) hanno intrapreso una interessante via contadina, fatta di mediazione tra le moderne conquiste tecnologiche, le antiche conoscenze tradizionali e le buone pratiche di cantina. Basterebbe sentire Lorenzo parlare della annosa (e stanca) querelle tra naturali o gasati, per avere chiari con semplicità gli ambiti della questione.

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Potete ben capire come l’occasione presentata qualche giorno fa, fosse per me ghiotta: la presentazione dei nuovi spumanti dell’azienda, e cosa più straordinaria, l’assaggio di cinque annate storiche in punta (si intendono in punta spumanti senza aggiunta di liqueur e quindi non dosati). Mi era capitato un’altra volta, da loro ad Erbusco, di aver assaggiato in occasione del premio bollicine dell’anno sulla guida dei vini d’Italia di Gambero Rosso e slow food, ben dieci annate in punta e le ricordavo emozionanti. Quindi non mi sono lasciato scappare l’occasione al Trimani Wine Bar.

Abbiamo incominciato con i classici, nelle nuove versioni

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Rosè: non sono un fan dei rosati e del pinot nero tranne che nella sua veste giusta (la Borgogna). Nelle bollicine cerco le cuspidi, l’affilatezza e non gradisco la morbidezza che spesso accompagna queste tipologia. In questo caso non è così, il vino è piacevolissimo dai profumi rustici e freschi. La beva è acida e austera, con una struttura importante. Malgrado la solforosa impercettibile è un vino netto e preciso. 4 scatti

Nature: secondo me è il miglior vino della linea commerciale della cantina. Affilato e fresco, si lascia bere che è un piacere. Mi preoccupava l’aggiunta del pinot nero dalla vendemmia 2007, temevo l’appesantisse, invece nel bicchiere mi ha stupito per piacevolezza e sostanza. In questa edizione sempre elegante e profumato, ma con una bellissima struttura 4 Scatti + secchio

Brut: vero must della cantina, il vino a cui deve il successo Gatti. Da sempre un campione nella qualità dal prezzo conveniente. Al naso afrore intenso di lievito e crosta di pane, in bocca il frutto è preciso e vivo. Rinfrancato da una beva dinamica. 3 Scatti

Saten 2006: il saten è una tipologia che sta conoscendo un bel successo di pubblica e critica. Una intuizione intelligente del Franciacorta. Questo è da sempre uno dei migliori del territori. In questa edizione 2006 conferma i profumi sottili e eleganti. La spumantizzazione è come al solito precisa e vellutata, con un naso fresco e intenso e una beva estremamente succosa e viva. 4 scatti + secchio

Millesimo 2005: un fuoriclasse, al naso è elegante e ricco, intenso di lieviti. In bocca stupisce con una bellissima nota salina, che ne sostiene la beva e supporta la struttura importante e grassa. Uno spumante molto complesso, grazie anche al riposo sur lie, con un rincorrersi di profumi e sapori che muteranno col tempo evolvendo molto bene 4 Scatti

Millesimo 2004: il campione di casa, in produzione da pochi anni e con uno stile ambizioso e contadino che lo rende alquanto discontinuo da bottiglia a bottiglia. I profumi sono complessi, note tostate e di mandorla, in bocca è intenso, vellutato e estremamente delicato, forse anche troppo. 2 scatti

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Finiti questi “classici” nei nuovi vestiti 2010, è l’ora dei cinque campioni in punta. Non li valuterò, ma dico subito che secondo me sono straordinari e meriterebbero tutti, nelle differenze, il massimo punteggio. Ma non sono in commercio (purtroppo) e quindi fuori campionato. Per me si tratta dei Franciacorta di cui sentivamo il bisogno, che rendono giustizia ad un territorio che può essere davvero “la piccola Epernay italiana”. Vini che stupiscono per tipicità e intensità, mutando da millesimo a millesimo secondo l’andamento naturale

2003: stupisce per freschezza malgrado il millesimo caldissimo. Il naso è maturo, il frutto meno incisivo del solito, specchio dell’annata dal caldo eccezionale. In bocca pronto e estremamente piacevole. Forse un poco smaccato

2002: al naso profumi nervosi e intensi, il frutto è vivo e scalpitante, netta la susina e la mandorla tostata. All’assaggio è pieno e scalpitante come ci aspetteremmo, ma anche estremamente fine ed elegante. Bellissimo

2001: Profumi freschi e puliti, elegantissimi. All’assaggio è estremamente complesso e minerale. Retto da una nota acida verticale e composta che lo rinfresca piacevolmente e armonizza il corpo importante e strutturato. Preciso

1999: il più sottile della compagine, i sentori sono sottili e fini. Una bellissima nota fiorita lo caratterizza e ci spiazza. In bocca ancora nervoso ed estremamente sapido. Piacevolissimo, il solo rischio è berne un secchio!

1997: il più anziano, ma ancora con una vita davanti. Profumi sottili e minerali, il frutto è preciso e vivo. All’assaggio nervoso e fresco, caratterizzato da una acidità tagliente e chirurgica. Già buonissimo e migliorerà ancora

23 Commenti

  1. “Spero di non inimicarmi alcuno, ma generalmente (e si, mi piace fare discorsi anche in generale), non sono un appassionato di Franciacorta”.

    Non si direbbe né della passione né del generale:-))

  2. Frequentare la Franciacorta a livello Gatti e non essere un appassionato, la trovo una contraddizione in termini.

    La Franciacorta tutta ha delle eccellenze internazionali, come l’Annamaria Clementi, e specialità di gran livello, come il Saten, che sono ormai superiori a tanti prodotti più blasonati.

    Il saten Enrico Gatti 2005 faceva paura da molti punti di vista, come fai a dimenticartene?

  3. ha risposto a Marco Lungo: Infatti non lo dimentico affatto… Ci ho scritto un pezzo intorno 😉
    Cmq il mio dire che non sono un appassionato di franciacorta pensavo di averlo circostanziato, ma evidentemente mi sbagliavo, ci riprovo: trovo spesso i prodotti sbilanciati da un dosaggio eccessivo, virano spesso su note medicinali dolciastre (che io liquidavo con una battuta “bronchenolo”). È anche vero che talune eccellenze hanno sempre resistito è c’è una nuova onda di aziende (fra cui Gatti ricopre Un posto di spicco) che stanno cambiando le cose. Ma come sempre sono gusti personali. Caro Marco, io amo nelle bollicine le acidità acuminate e talvolta persino sbilanciate 😛
    Ciao A
    Ps Annamaria Clementi dopo anni di prodotto straordinario ( ricordo un 90 e un 91 Da sballo) ha avuto per me qualche incertezza, per ritornare ad essere grande con le ultime uscite

  4. Adoro i franciacorta di Gatti, sono da anni i miei preferiti. Da quando Graziano dell’enoteca dell’Orologio di Latina me li ha fatti conoscere.
    Un rapporto qualità/prezzo strepitoso… Altro che Annamaria Clementi, da quando ha la gabbietta sul tappo non è più quello.

  5. ha risposto a Ugo: Complimenti, un pezzo serio e tecnico… Che ci fa ben comprendere un’azienda e il territorio.
    A me i Franciacorta in genere garbano parecchio!

  6. Costello non è uno dei miei, meno male così Lorenzo chiama a partire dalle 9! 🙂
    però i miei abbinamenti sono questi
    Rosé è Foxy Lady
    Nature e Tutu
    Brut e Born to run
    Saten 2006 e Heroes
    Millesimo 2005 e Hot Rats
    Millesimo 2004 e Whole lotta love

    spero resistano al vaglio del miticoprompi!
    ciao pt

  7. ha risposto a paolo trimani: non so il mitico prompi, ma per me la scaletta è questa

    rosè e when love break down PREFAB SPROUT
    Nature e Love Will Tear Us Apart JOY DIVISION
    Brut e Walk on the wildi side LOU REED
    Saten 2006 e femme fatale VELVET UNDERGRoUND
    Millesimo 2005 e out to lunch ERIC DOLPHY
    Millesimo 2004 e Candy says, ANTONY

    bell’idea 😉

    ciao A

  8. ha risposto a Alessandro Bocchetti:
    la mia:
    rosè e CARUSO
    Nature e PATRIOTS
    Brut e CHAMPAGNE
    Saten 2006 e LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO
    i millesimi, purtroppo, non li ho mai bevuti, quindi non saprei a cosa paragonarli. Colmerò il gap
    Ps chi è il miticoprompi?

  9. Bello mi piace la storia degli abbinamenti musicali.Quando il grande Gino Veronelli era in vita ho avuto la fortuna di incontrarlo 4 o 5 volte e fino aqualche mese prima della sua scomparsa ,ci scrivevamo via fax ( all epoca non avevo il compiuter) abbinamenti vino musica si trattava esclusivamente di musica classica .La mia play list -abbinamento è: Brut Clash Train in vain- Rosè Joy Division shadowplay- Nature Don t get fool again The who- Saten rondò capriccioso op. 14 Mendelssohn- Millesimo 2005 Dark star Greateful dead. Ciao-

  10. Rispondo a Umberto ringraziandolo, sono contadino, e orgoglioso di esserlo- consiglio a chi interessa di ascoltare le parole di Rigoni Stern accompagnati dall adagio del concerto x piano e orchestra in re minore op. 15 di Johannes Brahms.Ciao

    • Ho aperti un laboratorio gastronomico da pochi mesi a Roma e ci riforniamo con il vostro Franciacorta Brut. Siamo molto soddisfatti 🙂

      Per questo colgo la palla al balzo e mi ascolto anche questo concerto di Brahms!

      Saluti da Beatrice, Alchimia Foodlab

  11. ha risposto a lorenzo gatti: io invece mettrei My Generation degli WHO, perchè quelle dichiarazioni sono rivoluzionarie, come è rivoluzionario oggi il tuo dicharrti contadino, ma davvero senza cicisbeismi di moda oggi, altro che vini “naturali o gasati” 😉
    cioa A

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