Assaggi d’autore. Trebbiano d’Abruzzo con Pepe, Pizzolo e Valentini

Tempo di lettura: 6 minuti

Questa settimana vi presentiamo un assaggio speciale. Non l’abbiamo organizzato noi di Scatti ma Franco Ricci di Bibenda che ha raggruppato tre aziende che producono un grande classico dell’enologia italiana troppo spesso considerato con sufficienza (e a volte non senza motivo) da molti esperti e appassionati.

Il Trebbiano d’Abruzzo raccontato da chi lo produce con passione e dedizione: Emidio Pepe, Leonardo Pizzolo e Francesco Valentini in rigoroso ordine alfabetico.

Il tema della serata, introdotto da Daniela Scrobogna, era proprio quello di raccontare, illustrare e spiegare il rapporto unico e intenso tra una varietà e la sua terra. Il programma prevedeva la degustazione di due annate ciascuno dei Trebbiano di Valle Reale, Pepe, Valentini (questa volta in ordine di apparizione) per dimostrare il valore qualititativo che Francesco Valentini ha mirabilmente introdotto con una lectio magistralis appassionata e documentata.

Francesco ci ha raccontato l’agricoltura, l’ampelografia, l’enologia ma sarebbe riduttivo riportare solo una serie di argomenti tecnici. La sua narrazione si è sviluppata con una serie di spunti e di riflessioni, densa di amore per la sua terra e il suo lavoro.

Il senso della sua presentazione è riassumibile nell’idea di armonia tra tutte le componenti di un sistema; l’esempio concreto è la produzione di vino – Trebbiano nello specifico – ma quello che ci ha proposto è un metodo di lettura della natura e del mondo.

La versione abruzzese del Trebbiano, il Trebolanum dei trattati classici, differisce da tutte le altre varietà identificate con lo stesso nome e si caratterizza per un grappolo più piccolo e spargolo della versione toscana ma soprattutto per la perfetta acclimatazione raggiunta in molti secoli di coltivazione. Si tratta del carattere più speciale e definitorio dell’insieme rappresentato da terra e vite, impossibile da ricreare e che sarebbe gravissimo tradire o travisare. Nella pratica agronomica si traduce nella preferenza per la pergola abruzzese, sesto d’impianto tradizionale che fa inorridire gli amanti dei protocolli ma che riesce a bilanciare le alte temperature delle zone di produzione con la delicata ricchezza del vitigno. Però, quando il Trebbiano si chiama Valle Reale e si arrampica in montagna, il filare a spalliera diventa una scelta più adatta a valorizzarne le caratteristiche: concreta lezione di un grande produttore che rifugge da generalizzazioni e assoluti.

Le scelte pratiche in vigna e in cantina seguono da queste premesse: l’impianto di varietà non tradizionali presenta più rischi e limiti che possibilità di successo e l’uso di prodotti estranei alla storia scatena trasformazioni che hanno molti, troppi effetti imprevedibili che di sicuro alterano gli equilibri naturali. La forza delle argomentazioni di Francesco sta tutta nella concretezza del suo esempio e nel rigore di un’analisi che non pretende di essere valida per tutti, che però non è finalizzata alla produzione del vino ma guida tutti i comportamenti di Francesco e della sua famiglia.

La degustazione è iniziata col Vigna di Capestrano di Valle Reale, il più giovane dei vini proposti dall’azienda di Leonardo Pizzolo che ha iniziato a produrre vino da poco più di dieci anni. Le vigne sono in montagna, tra Popoli e Capestrano, in uno scenario dominato dal Gran Sasso e dalla Majella di fronte. La selezione di Trebbiano proposta viene da un vigneto situato a Capestrano, vinificato senza l’aggiunta di lieviti selezionati e affinato a lungo in acciaio prima di essere messo in commercio. Le due annate assaggiate rappresentano, a oggi, l’integrale del Capestrano a fermentazione spontanea e mostrano un carattere deciso, molto personale e aderente alle caratteristiche climatiche della stagione. Su SdV abbiamo già parlato (molto bene!), dell’annata 2008. La degustazione parallela con la 2007 esalta l’aderenza dei vini all’annata. Ricco e più suadente il 2008, teso e verticale il 2007: quale annata è stata più calda? Tutti e due molto giovani e espressivi, vini che trasmettono con fedeltà assoluta le escursioni termiche della montagna, panorama insolito per il Trebbiano. Leonardo Pizzolo e l’enologa Luciana Biondo non hanno avuto timori reverenziali a confrontarsi con due mostri sacri dell’Abruzzo di qualità e l’esame è stato superato a pieni voti! A margine segnalo che l’azienda sta investendo molto sulla fermentazione spontanea anche sul Montepulciano, ne parleremo senz’altro.

Emidio Pepe produce vini molto conosciuti e amati da una cerchia di appassionati che lo apprezzano da tempo, in questa occasione ha presentato due vini più maturi: il 2004 e il 2002. Ma più dei vini è stato lui a esprimere con affascinante immediatezza il carattere abruzzese più originale: poche parole molto evocative e la platea è stata subito conquistata. I suoi vini nascono nel teramano, zona più calda e vicina al mare delle altre e ne sono distintamente marcati. Rispetto al Trebbiano di montagna hanno maggiore intensità e potenza che comunque riesce a non impedire lo sviluppo nel tempo. I metodi di allevamento del vigneto sono tradizionali e biodinamici e la lavorazione in cantina è la meno invasiva possibile al punto che la pigiatura preferita è quella con i piedi, “la più delicata” a detta di Emidio. I due vini sono apparsi più definiti dei precedenti ma anche in questo caso le due annate sono tra loro molto diverse, la 2004 paradossalmente più matura del 2002. Il più giovane è a mio parere vicino all’apogeo, difficile attendersi sviluppi: il colore è già dorato ma è al naso che la sensazione di erbe aromatiche (grazie Daniela!) anticipa la grazia della tipica acidità. Più fresco e vibrante il 2002, salmastro e iodato con un’acidità che annuncia lunga vita.

Rullo di tamburi al momento del servizio dei due vini Valentini. Si comincia con un Trebbiano 1981, annata che segna l’inizio del lavoro di Francesco in azienda e vino che a dispetto delle terribili condizioni climatiche si presenta in gran forma e ricco di un fascino che solo il tempo conferisce ai grandi vini. La scheda riassuntiva dell’andamento stagionale in campagna sembra un bollettino di guerra: a partire dalla fine del 1980 e fino alla vendemmia si sono succedute tutte le possibili combinazioni di eventi: pioggia durante la fioriuta e poi il catalogo completo di parassiti e malattie (ragno rosso, oidio e botrytis tra gli altri) con una vendemmia precoce e un grado alcolico molto basso. L’assaggio rivela il naso classico di un Valentini maturo, non so raccontarlo ma lo trovo inconfondibile. All’assaggio è fresco e compiuto, impossibile pensarlo diverso, fresco, sapido avvolgente e con una persistenza quasi infinita che esalta il perfetto equlibrio di tutte le componenti.

A seguire il 1992, altra annata difficile in cui però ricordo uno strepitoso Montepulciano. La scelta di servirlo per ultimo è stata motivata dalla maggiore potenza del vino che allo stesso tempo mostra un’evoluzione più marcata del precedente. Perfetta dimostrazione di quanto affermato da Francesco all’inizio: armonia e equilibrio contano più del valore delle singole componenti. Straordinario anche il commento finale di Francesco che dopo l’assaggio ha detto che se si ritrovasse a rifare il 1992 lo vendemmierebbe qualche giorno prima per garantirgli un migliore equilibrio. Penso che ogni volta che si incontra un autore che riconosce un limite alla sua opera ci si trova davanti a un grande.

La scheda tecnica della degustazione.

Data e luogo: lunedì 17 gennaio 2011, Bibenda al Rome Cavalieri

L’assaggiatore: Paolo Trimani

I risultati:

4 scatti: Valentini 1981, Valle Reale Capestrano 2008 + secchio

3 scatti: Pepe 2002, Valentini 1992 , Valle Reale Capestrano 2007

2 scatti: Pepe 2004

Foto: acquabuona.it, ritmidelgusto.it

23 Commenti

  1. Beati voi! Non ne sapevo nulla, altrimenti avrei fatto carte false per esserci. Mai bevuto Valentini 81. Capestrano di Valle Reale l’ho assaggiato a Roma da Roscioli e lo trovo un bianco fantastico.

  2. Però, che degustazione. Ne ho sentito parlare da alcuni amici che vi hanno partecipato, mi hanno detto che c’era un sacco di gente, bell’ evento! Ovviamente me lo sono perso. :-(((

  3. Bé ragazzi, i casi della vita…
    Due settimane fa, Sao Paulo, ristorante bistrot di taglio giovanilgourmet, ora di colazione.
    Mi siedo al tavolo e dinanzi a me, sopra di uno scaffale scorgo una bottiglia familiare.
    Tra me e me penso:’ma che ci fa qui un trebbiano di Valentini? Non é neanche importato in Brasile?’ Bah…
    Chiedo numi al giovane chef proprietario.
    Lui mi dice che quel vino glielo ha regalato il suocero quando ha aperto per metterlo sugli scaffali a mo’ di mostra, tanto per arredare il locale…’sara’ diventato aceto, figurati!’
    Immaginate la mia faccia! Faccio capire di cosa stessimo parlando ed il ragazzo gentilmente mi chiede se lo volessi aprire…
    Apri, apri gli dico, se tutto va bene ci facciamo la bevuta del giorno di una megalopoli di venti milioni di abitanti, ti sembra poco?…si trattava esattamente del ’92 di cui parla Paolo nell’articolo. I casi della vita!
    Una volta aperto, sapori di casa a migliaia di chilometri e poi quel vino che si apre nel bicchiere come pochi altri. Divertenti e stupite le facce delle cinque persone che si erano radunate intorno al tavolo ad assaggiare per la prima volta in vita loro un bianco di quasi vent’anni, un trebbiano poi!…e per assistere al miracolo della bottiglia dimenticata e maltrattata divenuta in un attimo principessa!
    Spero che Pagano legga la mail a breve per poter pubblicare la foto che ho appena inviato ritraente il giovane ragazzo dei vini emozionato con la bottiglia in mano!
    ciao
    nic

  4. ha risposto a Giacomo: Era strapieno ed è stata veramente una degustazione interessante e divertente. Devo dire che Francesco Valentini è un eccellente oratore. Daniela Scrobogna poi è la numero uno, nessuno guida le degustazioni meglio di lei, io la adoro.

  5. ha risposto a nicola massa: noi abruzzesi siamo abituati alle storie di emigrandi di successo! 😉
    Nic mi riempie di gioia soprattutto quel “sapore di casa” si vede che ti ho contagiato un pochino… Santi Numi!!!

  6. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Un pochino? Ho già comprato il biglietto di ritorno a fine giugno per quei santi e salutari 10 giorni in Abruzzo tra mare e colline…fai tu come sto messo;-)))
    ps: pero’ a Loreto Aprutino ancora non siamo andati, fosse la volta buona?
    ciao
    nic

  7. ha risposto a Cristiana Lauro: Bé mi sembrava giusto condividere questo momento con voi! Forse Ale la riesce a pubblicare!
    Comunque trattasi di puro culo effettivamente!
    E non ti dico i risvolti della faccenda tra alcuni ragazzi che vendono vino a Sao Paulo…praticamente sono diventato un loro piccolo eroe…vedi come basta poco da queste parti;-)))

  8. Io c’ero. Grandissima degustazione, per me la migliore a Roma degli ultimi tempi. Capestrano grande sorpresa, non lo conoscevo. Un grande bianco. Su Valentini, che dire, un grandissimo, il più grande. Ciao a tutti

  9. Anch’io c’ero! Bellissima degustazione e Pepe è simpatico in maniera travolgente. Mi sono proprio divertita. Devo dire che le degustazioni all’A.I.S sono sempre molto ben organizzate, ma questa è stata il top!

  10. ha risposto a Marco M.: Era tutto esaurito, è un miracolo che sia riuscita a sedermi io con Paolo Trimani! Comunque sia, peggio per te! ah!ah! Davvero, non sai cosa ti sei perso! Uno a zero per Black Mamba!

  11. So che non avevo i titoli, ma se capitasse una cosa del genere, mi piacerebbe essserci. Ma temo che non è una cosa “di genere”…
    Bravo Paolo, articolo perfetto.

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