Château Margaux 1959 batte Monfortino 1958. Parola di Black Mamba

Tempo di lettura: 5 min

La discussione introdotta su Scatti di Gusto da Alessandro Bocchetti, si è incendiata sulla questione dei vini naturali. Pensatela come vi pare ma l’argomento tiene banco un po’ ovunque nel nostro ambiente, infatti la scorsa settimana, molto provati dalla riflessione sul tema insieme al mio grande amico, il Crotalo, abbiamo deciso di prenderci una pausa dalla trattazione. La didascalia del nostro intervallo, alla Pergola dell’Hilton, è stata: Château Margaux 1959 contro Monfortino 1958…Ci siamo arrivati per gradi, è fondamentale quando si fa ginnastica, prepare i muscoli con un po’ di riscaldamento, da quei dissoluti e viziosi che siamo. Il nostro alleato Marco Reitano ci ha fatto provare come aperitivo, Jacquesson Signature 1988, Champagne non proprio nelle nostre corde cui va, tuttavia, riconosciuta una certa finezza nel perlage. A quel punto abbiamo richiesto il nostro produttore preferito al mondo, Henri Jayer, col suo Echezeaux 1976. Alcune vecchie etichette portano anche il nome del fratello George. Oggi tutto è passato nelle mani di Emmanuel Rouget, il nipote, bravo ma assai distante da Henri. Avvicinando il bicchiere al naso, la delusione ha tradito i nostri sguardi increduli. Depressi, il crotalo ed io, sull’orlo del suicidio, abbiamo sfiorato la lite ma sempre e solo con fine galanteria, secondo lo stile della casa: “suicidati prima tu, no fallo tu per primo, ti prego!…” insomma, a stento si è scongiurata una sceneggiata napoletana a Monte Mario. Vallo poi a spiegare a Waldorf Astoria!

Echezeaux in bocca aveva un frutto ancora presente, benchè in piedi con le stampelle, fragoloso e dolce ma molto sporco, torbido purtroppo, con uno strano sentore di sughero, non di muffa, ma di certo la bottiglia non era in forma, infatti Umberto Giraudo, non l’ha nemmeno indicato nel cartoncino che per ricordo rilascia all’uscita e del quale ovviamente Black Mamba possiede un intero canterano. Devo segnalare una novità alla Pergola che aggiunge lustro e decoro, se mai ce ne fosse bisogno, ed è la preparazione di pane a doppia lievitazione con farine biologiche. Introdotto proprio quella sera, l’ho assaggiato nelle varie proposte e mi è piaciuto moltissimo. Dei piatti degustati, tuttavia, vi racconterò in un’altra occasione, oggi voglio concentrarmi sulla sfida fra due giganti della storia del vino: Chateau Margaux ’59 e Monfortino ’58.

Saltellando, in attesa di un po’ di ossigenazione obbligatoria per entrambi (i vini intendo, il crotalo ed io non ne abbiamo assolutamente bisogno prima di almeno una dozzina di bocce), su Jaboulet Hermitage La Chapelle 1983 siamo stati letteralmente travolti dal buon umore, io addirittura euforica per la meraviglia. Avevo provato questo vino alcuni mesi fa insieme alla medesima formazione, denunciando qualche dubbio, mentre Reitano e il Crotalo, evidentemente più bravi di me, avevano già decretato al tempo il livello altissimo di quella bottiglia che io non avevo decifrato, soprattutto per un’avvertibile chiusura repentina, precipitosa. Dal centro bocca in poi, a mio avviso, sfuggiva, non chiudeva, sfumava. Hermitage La Chapelle è un vino di rara piacevolezza, leggibile e apprezzabile solo dopo molti anni, fresco, sapido, speziato e beverino, con una sua dinamica: elettrico in bocca, per dirla con Reitano.

Grande soddisfazione per tutti e tre, emozione propizia all’apertura di Monfortino 1958. E adesso arriva Black Mamba!

Monfortino è un grandissimo barolo, lo sappiamo tutti, il vino rosso italiano per eccellenza preferito dai grandi palati, da chi di vino ci capisce davvero. Io credo, dopo averne bevute svariate bottiglie e nelle annate più disparate, che di questo vino subiamo la soggezione dell’etichetta, l’autorevolezza del nome di un gigante che purtroppo non sempre è all’altezza delle aspettative. Sia ben chiaro, quale altro vino rosso italiano conosciamo di simile longevità? In effetti sorprende per il suo effetto contro l’ossidazione. Io non sono una grande sostenitrice di Monfortino e dico, sapendo di bestemmiare, che a modo suo è un po’ sopravvalutato, nel senso che si tratta evidentemente di un capolavoro, di uno dei migliori rossi italiani, ma personalmente preferisco Cascina Francia, ad esempio. Detto questo mi genufletto di fronte a un barolo del 1958 che dopo un’ora di ossigenazione si presenta totalmente privo di alcuna nota ossidativa. Però ogni volta che apro Monfortino (negli ultimi mesi 1978 e 2001 almeno tre volte) ho l’impressione che qualcosa non mi convinca. L’annata 2001 è addirittura borderline, non si capisce se abbia un’evoluzione ossidativa o riduttiva e non dimentichiamo, Lorenzo Landi insegna, che l’ossidazione è morte!
L’annata ’58 è stata ben valutata dalla critica di settore. Non ai livelli della ’64 o della ’67, ma è considerata una bottiglia da almeno 94/100. Mi duole deludervi, con tutto ciò, ma Monfortino non ha retto il confronto con l’ultimo grande capolavoro della serata: Chateau Margaux 1959. Un minuto di silenzio per quella che considero una delle bottiglie più buone della mia vita.

Perfettamente conservato nella cantina della Pergola, Margaux è velluto di seta in bocca, l’eleganza, la perfezione, la grazia, senza una minima traccia di cedimento. Un vino ancora in garanzia, dopo tanti anni. Chapeau! Nulla da aggiungere, macchierei il ricordo di un capolavoro assoluto dell’enologia. Secondo il principio che mette d’accordo il crotalo e Black Mamba, cioè che le bottiglie buone sono quelle che finiscono, Margaux, vi segnalo, è finito un meno di un’ora. Monfortino l’abbiamo portato via a metà per riassaggiarlo la mattina seguente. Niente da fare, Margaux è un’altra storia. Uno a zero per Margaux! Amici, è stata un’altra serata magica la nostra, irripetibile però, non accadrà mai più, perché stavolta ho deciso: il crotalo non ha scampo, lo uccido!

63 Commenti

  1. avrebbe stupito il contrario !! un vignaiolo contro un colosso; chissà poi che giro avevano fatto queste 2 bott. negli ultimi 50 anni ; l’ossidazione è la morte? l’ossidazione del frutto presumo , visto che quella del tannino è la maderizzazione; sia margaux che monfortino prevedono un percorso di stabilizzazione bello ossidativo in fase di affinamento, a quel punto tutto ciò che rimane è poco ossidabile , quindi difficilmente intaccabile dal fattore tempo; l’unica differenza è che ossidando il frutto del nebbiolo viene a galla un tannino nobile ma scarno e nervoso il cui aroma non può che essere affilato e suscettibile , a bordeaux il tannino è setoso ed il profumo di quel tannino è la speziatura per cui lo conosciamo ed apprezziamo;
    quindi sul capitolo oxidaz. la vedo complessa….. salut, ale

  2. p.s. il “protocollo” borgogna invece tiene ben conto dell’integrità del frutto gelosamente protetto dall’ossidazione , per cui i profumi sono realmente dell’uva e non del tannino ….ecco spiegato il fatto che per i grandi borgogna la gente impazzisce , scatta un’emozione che altrove non esiste;
    meno ossidaz. si traduce poi in maggiore fragilità , quindi minor longevità ;
    (con le dovute eccezione)

  3. Concordo con alessandro, la Cristiana ignora secoli di storia vinicola fatti di ossidazione, ma evidentemente bisogna dare ragiona a Landi, che un gran vino lo deve perfino ancora immaginare di fare.
    Certo arrivare con Jacquesson e poi Jayer e poi Hermitage, spero non soltanto in due persone (?) a bere gli altri due non è di buon augurio.
    La 58 a Barolo è una delle migliori annate di sempre, sicuramente meglio della 64, ma anche questa nozione ovvia fra i collezionisti sembra assente nel contesto.
    Ha senso paragonare il Cabernet Sauvignon al Nebbiolo?

  4. ha risposto a ezio: Boh, rinfoderate la bacchetta… Ha senso paragonare tutto con tutto 😉 diamine se ha senso… Si chiama estetica! E da wittgestein in poi è scienza esatta!

  5. personalmente adoro Monfortino, ma temo che a questi livelli il gusto personale abbia un valore notevolissimp e quasi fondante. I bordeaux non sono quasi mai nelle mie corde, buoni talvolta anche straordinari, ma difficilmente mi fanno battere il cuore… invece il nebbiolo mi fa battere il cuore, come il borgogna con i suoi profumi sottili e delicati. Dire cosa sia meglio è difficile, quasi impossibile… il lapis, però, lo tengo per principio nel taschino 😉

  6. paragonare Margaux e Monfortino (un’azienda agricola a un colosso – cabernet a nebbiolo ecc) per di più parlando di bottiglie ben mature è operazione ardita che ha senso con riferimento all’occasione in cui avviene (per quelle bottiglie e per chi le ha bevute)
    per noi che leggiamo c’è il fascino di un paragone che non può esaurirsi in una classifica ma che non può nemmeno prescindere dal piacere di chi ha (beati loro!) bevuto
    @ ezio: ho sempre trovato i Barolo 1958 molto vivi e presenti (Francesco Rinaldi e Gaja i ricordi migliori) e mi sono sempre chiesto quanto fossero arcigni al momento dell’uscita in commercio; della 1964 ho assaggi – anche recenti, Borgogno riserva non riedita – molto buoni ma sento sempre più spesso notizie non eccellenti

  7. ha risposto a ezio: Chiariamoci su un punto, l’annata 64 di Monfortino è più buona della ’58. Se non sei d’accordo, perchè mi pare di capire che non stimi molto il mio giudizio, puoi provare e giudicare col tuo palato certamente più educato del mio. Fior di collezionisti, tra cui i signori che hanno condiviso con la sottoscritta queste bottiglie, sono concordi con me. Eravamo in tre a bere ma ti garantisco che siamo abituati a performance più articolate, quindi non sbronzi e assolutamente in grado di intendere e di volere. E comunque io sono per paragonare tranquillamente un Nebbiolo a un Cabernet. Peraltro spesso preferisco il Nebbiolo, ad esempio Cascina Francia o certi vecchi Mascarello…E Wittgenstein non era un mona!

  8. mi pare che stia passando inosservato l’argomento più stuzzicante di questo post: provate a immaginare Fantozzi che parla di Barolo…

  9. ha risposto a corrado dottori: corrado, perchè è grossa? posso anche essere parzialmente d’accordo… ma ce lo spieghi meglio il tuo punto di vista.
    è innegabile che il vino ossidandosi inizia un processo degenerativo inevitabile…

  10. ha risposto a corrado dottori: Chiedo scusa ma anch’io vorrei capire. L’ossidazione è morte e non solo nel vino. Le nostre cellule, (ahinoi!) si ossidano…La nostra vecchiaia volge all’ossidazione…Anche la mia! (strano, non l’avrei mai detto!….) ;-)))

  11. ha risposto a paolo trimani: Paolo, sarà anche un’operazione ardita, ma non è che facilmente capiti l’occasione di fare altro genere di paragoni, scusami! Per parlare con la curva sud che contesta molto e beve poco ma soprattutto male, dovrei forse organizzare solo bevute a tema??? Barolo con Barolo, Borgogna con Borgogna (perchè se dicessi con Pinot nero mi contestereste il fatto che non si possono paragonare zone differenti) Sangiovese con Sangiovese (con attenzione e accorta distinzione fra Montalcino, Montepulciano, Chianti, Montecucco ecc) Non ci sto! Me ne frego e me ne fregio! Io faccio paragoni fra grandi vini che ho bevuto e credo che questo tema abbia una sua leggittimità, senza dovermi masturbare il cervello suddividendo le bottiglie in campionati differenti solo perché qualcuno per difendere Monfortino ucciderebbe sua nonna in cariola. Ripeto che per me ( e parlo per me, quindi vi prego di concedermi il diritto di farlo!) di questo vino subiamo spesso il fascino dell’etichetta mentre preferisco di gran lunga Cascina Francia dello stesso produttore. Detto questo, Monfortino è un grande vino, porco giuda! Spero sia chiara la mia posizione e mi scuso, caro Paolo, se mi concedo la libertà di alzare i toni proprio con te…che come sai, sei sempre nel mio cuore…;-)))

  12. ha risposto a Cristiana Lauro:
    li eviti ? io li conosco , riconosco loro un valore ed una grandezza , ma non fraintendiamoci ,
    non li bevo e cerco nemmeno io ;
    quanto ai rossi , preferisco quelli spogliati a nudo e mi riferisco ai grandi classici piemontesi , che non quelli cicciotti ma sfioriti, dove l’ossidazione è stata percorsa fino a metà strada ;

  13. Io non ci ho capito proprio nulla su questa storia delle ossidazioni qualcuno mi spieghi. Di che parliamo di cantina, di bottiglia di entrambi. Tannini che ossidano. Poi Dondi dichiara di preferire i nudi classici che gli cicciotti sfioriti…. A me gli gnudi piacciono burro e salvia dei cicciotti sfioriti non so che farmene. Secondo me si tende al grande classico dei Ricchi e Poveri vi ricordate C’è confusione sarà…. è un emozione che cresce piano piano… Complimenti a Ezio per un bel tackle a gambe unite altezza ginocchio fuori tempo in perfetto stile Materazzi… poi il nulla perchè?

  14. ha risposto a jovica todorovic (teo):
    un dibattito costruttivo è spesso difficile pure seduti allo stesso tavolo con il vino nel bicchiere , …..figuriamoci via internet ;
    tendenzialmente diventa tutto macchinoso e polemico , dove magari l’intento non era certo quello; salut

  15. ha risposto a alessandro dondi: In effetti Alessandro anch’io leggo dai tuoi interventi un intento tutt’altro che polemico e in effetti via mail, via internet è sempre difficile chiarire i toni. Lo stesso vale per Teo che come me ama fare il cazzeggione, è figlio dell’iperbole quando risponde e talvolta corre il rischio di essere frainteso nell’ espressione. A me che lo conosco in verità fa morire dal ridere. L’unica cosa che volevo sottolineare circa questi assaggi, ma lo dico solo perchè è interessante e ci ha stupiti, è che Margaux era di straordinaria eleganza. Il vino era gentile, non muscoloso nè in sovrappeso. Davvero, l’eleganza pura. Una meraviglia!

  16. A parte la bevuta fantastica e da sogno, quello che non ho capito è l’intervento di Ezio. Detestare l’ossidazione mi sembra normale. A lei piacciono le vecchie di 80 anni? A me no. Le piace la ruggine? A me no. Preferisce una mela tagliata di fresco o bella nera dopo un’ora di esposizione all’ossigeno, agente ossidante? Io quella fresca. Mi spieghi chi è strano fra noi due, perchè io penso sia insolita la passione per le ossidazioni.

  17. Scusate ma eruo fuori sede fino ad ora… Ossidazione è parte integrante di vini che hanno fatto la storia, che hanno passato decenni in botte. Inclusi i Bordeaux che si facevano una volta. E non c’è biosgno di scomodare Lopez de Heredia. Che il Cabernet sia un gran vitigno non c’è dubbio ma a volte è vitigno di quantità più che di qualità.
    Per tornare poi sull’annata 58, ribadisco che non c’è alcun dubbio che la 58 sia un’annata superiore alla 64. Non c’era dubbio nemmeno allora e nemmeno vent’anni fa. Poi se si parla di Monfortino, vorrei sapere quanti Monfortino 1958 be 1964 ha bevuto per affermare che il secondo sia meglio del primo. A me piacciono di più altre annate di Monfortino, se lo vuole sapere…O basterebbe che lei chiedesse a Roberto. Non disistimo il suo gusto Cristiana, mi oppongo solo ad frasi perentorie.

  18. ha risposto a ezio: Mi scusi Ezio, non vorrei continuare a fare polemica visto che mi sembra si stia andando verso un binario più costruttivo. Siccome chi legge potrebbe non sapere tutto ciò che lei da per scontato sarebbe così cortese da essere più preciso. Il Cabernet vitigno generoso relativamente a chi al Trebbiano al Montepulciano oppure al Merlot al Sangiovese al Petit Verdo Alicante, Nebbiolo, Dolcetto. Dove in Loira a Bordeaux, In Cile in Argentina in California, sulla Costa Toscana, in altoadige, Australia. Facciamo così uso la definizione di Antonio Paolini 1 campana per me Bordeaux affinati per 20 anni in legno mi giungono nuovi. Mi potrebbe dare delle maggiori informazioni a riguardo. Roberto intende Conterno???
    Grazie

  19. Scusa, come fa di cognome Roberto? Mi sfugge. Monfortino 58 l’ho bevuto due volte, il 64 almeno tre (ma forse di più). Io preferisco il 64 ma è un gusto personale.
    Il 78, bevuto almeno una dozzina di volte, una gioia non me la da mai. Aggiungo che i barolo 78 per me sono sopravvalutati. Tra l’altro riguardo all’ossidazione i miei dubbi, come ho scritto, sono sull’annata 2001, e parlo di previsione, quindi non certa. Il 58 non è ossidato, ma semplicemente non mi piace.

  20. ha risposto a Cristiana Lauro: Strana visione avete del vino e della vita. Senza ossigeno tutti noi proprio non si vivrebbe. Che diavolo respira l’uomo? E poi senza ossigeno non c’è terziarizzazione, ovvero la grandezza vera ed autentica dei vini di terroir. Ossidazione è morte? Io dico che è principio vitale, evoluzione, crescita e decadenza, ma la decadenza può essere vergognosamente grande.
    E poi i lieviti secondo voi di cosa hanno bisogno all’inizio della fermentazione?
    Certo, l’ossigeno fa invecchiare. E allora? Se è per questo anche il sole, anche l’inquinamento, anche lo stress, anche il dolore.
    Alcuni dei più grandi vini bianchi al mondo sono fatti in ossidazione (dei mosti). Certo, poi bisogna aspettare. Però alcuni di quelli fatti in riduzione di ossigeno son morti davvero, dopo pochissimo tempo dall’entrata in commercio.
    Se l’ossidazione è morte allora tappiamo i grandi rossi col tappo a corona e vediamo cosa succede…
    Se l’ossidazione è morte provate a scalare l’Everest senza ossigeno…
    Equilibrio. Ci vuole un certo equilibrio nel parlare di vino.

  21. ha risposto a corrado dottori: Allora mi duole salire in cattedra, cosa che per altro non mi compete ne, considerati gli errori ortografici reiterati nei miei interventi, dovrei permettermi di fare, tuttavia dinnanzi a questo tuo bellissimo contributo non posso esimermi dall’innalberarmi. Ti elenco una serie di punti di vista che credo buona parte dei lettori di scatti condivide ed è, anzi, uno dei principali motivi del fioccare di contributi.
    – argomentare con leggerezza e semplicità non significa essere dei cretini.
    – utilizzare un linguaggio comprensibile è una regola autoimposta tesa all’allargamento degli orizzonti di tutti coloro che portano il proprio contributo
    – odio i bacchettoni. Sarò più specifico aborro sopratutto quelli che bacchettano per il semplice gusto di farlo
    – ossigenazione e ossidazione non sono sinonimi e quindi non possono essere utilizzati in modo randomico e alternato. Sono due fenomeni chimico fisici ben distinti, con effetti diversi e conseguenze diverse. Questo vale per i vini, per gli scalatori, per i gorilla che abitano gli altopiani dell’Africa Subsahariana, per i monaci tibetani. Le piante, che regolano la propria esistenza attraverso l’alternarsi di fotosintesi clorofilliane, per esempio, l’ossigeno lo scartano.
    – la terziarizzazione dei vini non avviene esclusivamente grazie all’ossigenazione e infatti noi umani stupidi il vino lo troviamo per lo più tappato proprio ad impedire che l’ossigeno abbia effetti indesiderati.
    – una grande parte dei vini viene elevata attraverso la tecnica del ossidoriduzione a conferma del contrario di quanto da te detto.
    – molti bianchi aromatici vengono pressati in ambienti anaerobici per preservare al massimo il patrimonio aromatico degli stessi.
    -la maggior parte dei più grandi Champagne viene tenuta in punta, anche per decenni, con il tappo a corona e non mi sembra che gli effetti siano così disastrosi.
    Chiedo scusa a tutti, spero di non aver, bacato troppo il c…. con queste che ritengo siano delle doverose precisazioni.

  22. ha risposto a corrado dottori: Corrado di equilibrio ne abbiamo moltissimo… Credo che non puoi negarlo! Non abbiamo soluzioni per tutti, ma domande e gusti e come tali personali… Quello che dici è affascinante, ma anche tu non puoi fare a meno di concordare con noi. Per es quando dici l’ossiggeno fa invecchiare… Figurati ho rispetto e invidia della vecchiezza (sai ho un genitore del 15) ma anche molta paura e non vorrei mai che arrivasse prima del dovuto e desidero che duri il più possibile 😉
    Ps apprezzo molto i tuoi, come sai 😉 ma certo non per l’ossidazione, ma semmai per la freschezza e per i profumi sottili dei tuoi verdicchio…. Madeira e vin santo che qualcuno allucina risiedono da tutt’altra parte

  23. ha risposto a corrado dottori: Scusi ma che c’entra? Le cellule viventi hanno bisogno di ossigeno e questo è assodato, perchè è utile al loro funzionamento. Si tratta di un processo vitale che però diviene fonte di danni ossidativi. l’ossigeno è un agente ossidante, è chimica, non teoria di Black Mamba.Le nostre cellule non sono anaerobiche. L’ invecchiamento cellulare, la mela che diventa nera se lasciata all’aria, l’argento che imbrunisce, la corrosione o tutte quelle belle storie sui radicali liberi che fanno vendere tante creme di bellezza ( non a Black Mamba, non ne ha bisogno!) dimostrano, nostro malgrado, che contro l’ossidazione non c’è rimedio, inevitabilmente conduce alla morte. L’ossidazione è un problema di chimica, di sottoprodotti tossici per i tessuti. Perchè mai nel vino dovrebbe essere un pregio? Misterioso tutto ciò. La prego, me lo spieghi lei!

  24. Non entro nel dettaglio dell’ossidazione che in teoria offrirebbe una patina d’antan al monfortino e in pratica lo fa diventare arancio (si può dire?), ma io voterei per il 64 e la ragione è tutta lì nel colore e nel tannino che potrebbe fare scuola. Ma mi rendo conto si tratti di gusto (e anche di bottiglia trattandosi di cinquantenni).

    Margaux, mon dieu, ricordo con affetto (anche per l’occasione) una grande botgtiglia del 45 che era stata acquistata qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale un po’ come qualcuno avrà conservato una bottiglia del 2000 (casomai più per i colori dell’etichetta). Un vino fresco, incredibile, a quasi 60 anni. black mamba se dovessi (cortesemente) consigliarti l’elisir di giovinezza non avrei dubbi. Cerca una 45 e penserai che l’ossidazione ti renderà ancora più bella. Io ne conservo una del 62, magnum, che spero mi riporti ai tempi della giovinezza!!!

  25. Non capisco poi perchè il discorso si sia ingarellato sull’ossidazione, quando ho scritto che Monfortino colpisce per il suo effetto anti ossidazione. Il 58 non ha problemi ossidativi, sul 2001 fatico ad immaginare l’evoluzione, ma ne converrete che questo vino è cambiato da alcuni anni, o non è vero neanche questo?

  26. La mia impressione leggendo i commenti è che ci sia una confusione enorme sul concetto di ossidazione, forse varrebbe un capitolo a parte. Tuttavia non mi meraviglia affatto che Margaux sia uscito meglio di Monfortino, ci mancherebbe. Invece rimango colpito dal risultato di Jayer, ma probabilmente la bottiglia non era stata conservata bene.

  27. Non pensavo davvero che una frase che mi pareva ovvia e, per la verità, non molto interessante scatenasse una simile discussione. Sono onorato….. Scherzi a parte, mi piacerebbe contribuire al dibattito. Dobbiamo però chiarire i termini che utilizziamo: ossigenazione ed ossidazione, come ha giustamente rilevato Teo, non sono sinonimi. Nella degustazione si può parlare di ossidazione quando gli effetti dell’ossigenazione divengono sensorialmente evidenti, in particolare dal lato aromatico. In questo senso gli effetti dell’ossidazione sono, a mio parere, due: prima omologazione e poi morte. Sulla morte, francamente, non mi sembra ci sia troppo da discutere: i vini muoiono dopo lunghi anni (talvolta moltissimi) a seguito del passaggio di ossigeno dal tappo. Tutti noi abbiamo assaggiato bottiglie molto vecchie che hanno fatto questa fine. Ciò che mi sembra più interessante è l’omologazione: tutti noi amiamo il vino grazie alla straordinaria diversità che può offrire, frutto della capacità della vite di produrre uve diverse a seconda del territorio in cui vive. Bene, l’ossidazione (è ormai chiaramente dimostrato) porta alla produzione di sostanze aromatiche identiche indipendentemente dal territorio e vitigno di produzione. Queste sostanze, ben individuate (sotolone, amminoacetofenone, metil-octa-dienone) sono dominanti e caratterizzano il vino. In poche parole,l’ossidazione distrugge la straordinaria varietà creata dalla vite e la riduce a 2-3 profumi diversi. Vogliamo questo?
    Naturalmente tutto questo dipende da una eccessiva quantità di ossigeno e non dall’ossigeno in sé (la differenza tra ossigenazione ed ossidazione), che in quantità molto limitata è indispensabile al vino. Occorre però fare molta attenzione a non superare il limite. Del resto, il passaggio di ossigeno nell’acino è limitatissimo e questo consente alla vite di conservare gli aromi, perché noi dovremmo stravolgere ciò che avviene in natura con una ossidazione spinta?
    Ed ancora, i vini che amiamo di più non sono forse quelli più resistenti all’ossigeno e quindi più longevi? Perché dovremmo accelerarne la fine?
    Un’ultima cosa: è vero che gli esseri viventi hanno bisogno dell’ossigeno per la respirazione cellulare, ma lo tengono ben isolato in siti particolari, non lo fanno andare in giro per la cellula. Cercano così di ridurre i danni e nonostante ciò ci rimettono la vita. Il vino, come tutti gli alimenti, non ha neppure la possibilità di isolare l’ossigeno, quindi i danni possono essere ancora più devastanti.

  28. Meno male che c’è Landi che mette la parola fine alle minchiate che ho letto fra i commenti. Black Mamba, gli devi un crodino!

  29. Chiosa.
    L’ossidazione attrae, diventa centro anche quando è periferico, perchè non c’è forza più potente della paura di morire.
    E di questo, parla l’ossidazione.

    Sapete una cosa curiosa, in inglese la parola tomba,grave, pare ci siano almeno quattro significati, appunto, sepolti. Uno richiama la gravità, la forza misteriosa che attrae tutti i corpi giù verso il centro della terra, la gravitas romana, una sorta di ponderosa dign e la tomba vera e propria dove è deposto il corpo e infine, questo è interessante, anche gravidanza, pregnanaza.
    Poichè sono le parole che ci comandano e non viceversa, questi significati vivono intrecciati tra loro, a dispetto di noi, dentro di noi come clandestini.

  30. ha risposto a umberto: Hai ragione, mi ha colpito il fatto che il discorso si sia concentrato sull’ossidazione, quando io in realtà volevo parlare di due grandi vini per nulla ossidati. Evidentemente il tema della morte attrae molto più di Chateau Margaux…

  31. Cerco di chiarire un pò quel che penso. Io ho contestato semplicemente ciò che considero un eccesso, ovvero l’affermare che “l’ossidazione è morte”. Possono non piacere ma molti vini vengono fatti con processi volutamente ossidativi (penso conosciate, fra i tanti, i vini dello Jura). Sono tutti morti, uguali e omologati come sostiene il Landi? Boh, a me non pare. Trovo molto più omologati certi vini moderni fatti totalmente senza ossigeno. Allo stesso tempo molti bianchi secchi vengono fatti tramite ossidazione (non ossigenazione…) dei mosti: recentemente ho assaggiato un Cuprese 1992, che Landi dovrebbe conoscere, e tutto era salvo un vino morto. Era un grandissimo vino di Territorio come pochi se ne fanno ultimamente.
    Quanto afferma Landi è legittimo ma non è legge, è solo l’opinione di un ottimo tecnico. Posso apprezzare i suoi vini ma resta il fatto che la tecnica in riduzione di ossigeno è “uno” dei modi con cui si fa il vino, non “IL” modo. Landi sa benissimo che sul Verdicchio, ad esempio, viene utilizzata per esaltare alcuni precursori aromatici che sono tipici del Sauvignon blanc. Dunque non è che si usa per rendere il vino “più vivo” ma semplicemente per esigenze commerciali.
    Su questo punto, gentile Cristiana, calza a pennello l’esempio della mela: vero, la mela si ossida ed annerisce. Ma il vino non è un frutto. So perfettamente che c’è chi sostiene che il vino dovrebbe esser frutto (non a caso costui apprezza molto i vini del Landi): ma la realtà è che tra il frutto-uva ed il vino ci sono straordinari passaggi che si chiamano fermentazione e poi affinamento. E guarda caso, di mezzo, c’è sempre l’ossigeno.
    Io non ho mai sostenuto che l’ossidazione faccia bene, ho solo detto che non è automaticamente “morte” come riportato nell’ottimo ed interessante articolo.
    Quanto allo sfogo di “teo”, non vedo proprio il motivo di tale acredine. Venga a trovarmi in cantina che ne parliamo a quattr’occhi di fronte a un calice di vino. Spero non ossidato.

  32. ha risposto a corrado dottori: I vini di Landi però piacciono anche ad altri, non solo a Luca Maroni e sinceramente non li definirei vini frutto secondo i canoni Maroniani. Comunque la critica in genere li apprezza, dal Gambero Rosso all’A.i.S per citare i più noti e seguiti. Io non compro le guide e mi affido al mio gusto, onestamente trovo grande pulizia, eleganza e piacevolezza nei vini di Landi. La sue distanze dall’ossidazione sono evidenti nei vini che fa e questo lo considero un pregio, al di là del fatto che ognuno ha i suoi gusti e vanno rispettati. sul Verdicchio invece sono curioso, quello che lei dice mi interessa, vorrei saperne di più. Grazie!

  33. ha risposto a corrado dottori: Caro Corrado,
    il mio non era uno sfogo ma semplicemente il desiderio di puntualizzare. Continuo a vederla diversamente da te ma questo non è un problema. Amo tantissimo i vini dello Jura e sono perfettamente daccordo con te sull’idea della loro autenticità ti segnalo però che sono solo i Savagnin e prevalentemente nella tipologia Vin Jaune che vengono lavorati così Lo Chardonnay che è diffusissimo viene lavorato classicamente esaltando le componenti primarie dell’uva e la mineralità. Mi dispiace ma pur apprezzandoli credo che comunque l’esempio non calzi perchè si tratta di vini mutuati come il Vin Santo, il Madeira, il Marsala il Porto a Base di Palomino Fino. Il bicchiere me lo faccio volentiere e anzi pure più di uno che sia Verdicchio o altro. A presto

  34. ha risposto a corrado dottori: Corrado nessuno qui sopra pensa ci sia una strada certa al vino e una sbagliata… Credo che i nostri articoli eterogenei lo dimostrino. Personalmente sono cOn te e penso che ci siano tante strade nel vino ed in queste risiede la grandezza dI questa cultura… La magia del vino è che solo nel bicchiere si dispiega

  35. riguardo alla discussione sulla ossidazione ( piu’ o meno spinta ) è quasi ovvio che sono daccordissimo con quello che asserisce il dott. Lorenzo Landi ( è stata la mia personale e consapevolissima scelta tecnica fatta nel lontano 2002 ). Montecappone vorrebbe produrre vini originali e l’ossidazione lo impedisce, questo è ormai un fatto acclarato dai migliori enologi del mondo, – Denis Deoubourdieau docet-.
    Comunque ognuno produca cio’ che piu’ gli aggrada e questo è il bello del vino!
    Qualcuno si è chiesto perchè se il Verdicchio ha una quantita’ elevata di aromi della famiglia dei tioli, non dobbiamo tirarla fuori???
    Con buona pace degli amanti dei vini omologati, con pochi aromi ai quali abbiamo colposamente tarpato le ali prima di venire al mondo, ehm ehm sulle nostre tavole.
    Con rispetto,
    Gianluca Mirizzi.
    Produttore in Jesi
    Montecappone.
    Ps: mi piacerebbe ascoltare il parere del mio tecnico di un tempo: Sergio Paolucci

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui