Esplosione di gusto in Quantico, il vino dell’Etna con le radiazioni buone

Tempo di lettura: 4 minuti

Sull’Etna stavolta non ci sono potuto andare. Sai com’è, non tutto si incastra, e l’ubiquità è ancora un obiettivo lontano. Così, niente anteprima dei vini del vulcano a Passopisciaro. Però tra rimpianto e affetto, ho deciso di arrivarci comunque. Per altra via. Diciamo, seguendo l’onda. E adesso vi spiego come e perché. Raccontandovi una storia scoperta (e a sua volta raccontatami) dal mio amico e collega Alfonso Stefano Gurrera: la storia di cinque “soci” catanesi che hanno deciso di adoperare in vigna e in cantina la fisica al posto della chimica (al posto, siamo esatti, di una parte della chimica solitamente usata) per tirar su al meglio le loro uve e relative bottiglie. Uve di Carricante sposate a Catarratto e Grillo, da cui ottenere un bianco all’altezza di quel che il cono magico di Sicilia sta dimostrando di poter regalare lungo le sue pendici, se le potenzialità incredibili di suoli e microclimi sono adeguatamente interpretate dal maieuta di turno.

I cinque lo fanno usando onde magnetiche al posto dei concimi chimici per “stimolare” la pianta. E in alcuni casi anche per prevenire o circoscrivere attacchi di parassiti e microrganismi nocivi vari. Nonché (ed è questo il colpo finale) per dribblare l’uso di solfiti al momento di imbottigliare.
Il risultato, ottenuto dopo varie prove sperimentali, è alla sua seconda edizione ufficiale, la 2010. Battezzato, non a caso, in etichetta Quantico, nome che rimanda direttamente alle ricerche pionieristiche di Max Plank, Nobel nel 1918 e spalancatore della porta che ci ha dato accesso, attraverso la teoria dei “quanti”, appunto, a una nuova concezione di energia e materia, ha fatto spolvero alla vetrina etnea gestita e voluta nella sua “tana” enoica da Andrea Franchetti, il “trinorista” sbarcato da qualche nano dalle crete senesi alla magica thule enoica del vulcano siculo. E sotto il banco d’assaggio faceva capolino anche il rosso (da Mascalese e Cappuccio) che lo affiancherà tra un anno, e che al momento ha appena preso la via del tonneau da 500 litr, in cui si farà, per così dire, ulteriormente le ossa.
I cinque creatori del progetto hanno vite e professionalità d’origine disparatissime. Michelangelo Catalano, ad esempio, è medico. Ma appassionatissimo di matematica e la fisica. Ed è stato lui il primo a buttarsi su Plank, impugnando la di lui teoria – quella arcinota secondo cui l’universo è totalmente costituito da energia e materia, e ogni campo di forze si manifesta sotto forma di particelle pesanti dette appunto “quanti” – come un grimaldello per forzare i normali protocolli delle pratiche vitivinicole. Con una tecnica non biodinamica, ma che in qualche modo si avvita alla teoria (sempre del signor Plank) secondo cui i campi di forza innescati dall’azione delle onde magnetiche influiscono profondamente sullo sviluppo di tutti gli essere viventi attraverso la “comunicazione” col Dna contenuto nelle loro cellule.
Al (diciamo così) lodo Catalano hanno aderito gli altri “magnetici quattro”, e cioè: Rosario Pennisi, imprenditore; Giovanni Raiti, agronomo (e conferitore al progetto di 6 ettarucci di vigna di proprietà della sua signora); Piero Di Giovanni, enologo etneo di chiara fama e profonda conoscenza del terroir; e Celestina Sgroi, che dell’azienda cura estetica e comunicazione, forte di una signora laurea guadagnata all’Accademia delle Belle Arti di Catania.
Sponda tecnica del quintetto è un docente dell’Università di Pisa (che sta studiando appunto l’effetto Plank sul vino), il professor Marco Mazzolini. Graziaddio, e al contrario di quanto lamentavo in uno dei miei ultimi post in questo spazio, nessun mistero misterioso e magico nella loro azione. Anzi: quel che fanno è visibile al popolo tutto su You Tube. Quel che ne viene poi è verificabile, come sempre, nel bicchiere. Dove va sempre e inesorabilmente accertato (dal mio/nostro/vostro punto di vista) se è, o no, riuscito il gioco di fare un bianco dell’Etna come si deve usando onde magnetiche via via al posto di concimi, solforosa e una certa quota di fitofarmaci, puntando a consolidare invece la salute della pianta “lavorando” come si diceva sul suo equilibrio energetico.

PS. Che se poi il Quantico, e in futuro il suo fratellino “en rouge”, dovessero piacerci/vi e convincervi/ci, chi glielo dice a quella famosa sottosegretaria, quella che voleva quasi carcerare, o quanto meno interdire, Massimo Bottura e gli altri cuochi al pari di lui “untori”, che oltre alla famigeratissima cucina molecolare, esiste anche il vino “magnetico” e plankiano? Impossibile escludere sviluppi e/o sfracelli, con o senza strisciamenti di notizia tivù. Restate sintonizzati sulla nostra lunghezza d’onda. Vi terremo informati…

4 Commenti

  1. Si potrebbe definire un vino MAGNETICO 🙂 E le future verticali saranno semplicissime con il metodo del carbonio!!!!!!
    Bravissimo Paolini

  2. Ustia!!! La sottosegretaria!…sai che mi è dispiaciuto da morire non andare? Eravamo tutti organizzati e all’ultimo, niente. Peccato. Grande Antonio, sono pazza di te!!!

  3. Un appunto metodologico,eimio, mi tocca umilmente elevarlo.
    Non sarebbe stato infinitamente più interessante questa scoperta se “legata” al tuo giudizio sul risultato?
    Perchè, così, seppur scritta con lingua sciolta e abile, non ti pare che rimaniamo dalle parti del “Non tutt sanno che” o, forse più precisamente, in quelle dello “strano ma vero”?

    Azzardo che tutta la vicenda mi appare, dal tuo scritto, dalla stellare composizione della squadra, fino al “modernissimo” nome del vini, una impresa della conoscenza, più che un’impresa del piacere.
    Aggiornaci sul liquido!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui