Allarme radioattivo, anche la Russia blocca l’import di cibo dal Giappone

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Tra allarmi e rassicurazioni la nube radioattiva in provenienza da Fukushima continua il suo cammino attraverso l’oceano e punta verso l’Europa.

Gli esperti assicurano che le concentrazioni radioattive si sono diluite durante il viaggio ma in attesa di certezze su una possibile contaminazione dei terreni, della flora e della fauna marina del Vecchio Continente, sale l’allarme sui prodotti alimentari provenienti dalla zona del disastro.

Ieri l’Organizzazione Mondiale della sanità ha definito la contaminazione radioattiva del cibo giapponese ‘grave’ e ‘molto più seria di quanto tutti avevano pensato all’inizio’. Solo oggi è rientrato il divieto di bere acqua per i bambini di Tokyo mentre resta l’invito del primo ministro Naoto Kan ad astenersi dal bere latte e dal mangiare verdure coltivate nelle vicinanze della centrale nucleare di Fukushima. Alcuni cibi contaminati potrebbero essere già usciti dall’area delimitata entro i 30 km dalla centrale nucleare. A rischio soprattutto cavoli, broccoli, spinaci, prezzemolo e cavolfiore.

Stati Uniti, Corea del Sud, Singapore, Taiwan, Australia, Canada e Russia hanno bloccato le importazioni dei prodotti alimentari provenienti dalle quattro prefetture vicine alla centrale di Fukushima mentre l’ Europa rimanda agli Stati membri i controlli sulla radioattività, controlli che, in caso di esito negativo, verranno registrati dal Rapid Alert System for Food and Feed (RASFF), il sistema di controllo europeo sui prodotti alimentari in circolazione in Europa.

L’allarme è decisamente più elevato nei Paesi dell’Est asiatico (lunedì l’Autorità dell’Energia atomica di Taiwan ha individuato un livello di radiazioni elevato in un cargo di fagioli in provenienza dal Sud del Giappone) ma la Cina, Hong Kong e la Malesia non hanno ancora chiuso le frontiere ai prodotti alimentari a rischio radioattività.

Anche in Italia l’ingresso di generi alimentari prodotti dopo l’11 marzo è sottoposto a controlli preventivi (niente a che fare con l’annuncio di uno stop totale dell’import dato in tv dal ministro della Salute Ferruccio Fazio). Il nostro Paese è, tra gli Stati europei, quello meno esposto alle importazioni dal Giappone che rappresentano solo lo 0,03% dell’import agroalimentare nazionale (13 milioni di euro l’anno su un totale di 65 milioni dell’Europa intera). Meno che in Olanda, nel Regno Unito, in Germania, in Belgio e in Francia.

Cibo, filati e piante i settori d’elezione dell’import giapponese. Alga kombu in quantità, té, spezie, semi di sesamo, poca carne, soprattutto conservata ma tanto pesce. Il 15% del pescato mondiale proviene dal Giappone e 941 mila tonnellate tra pesci, molluschi e crostacei è la quantità di prodotti ittici dei mari d’Oriente importati in Italia. Dove hanno le stesse possibilità di finire sulla nostra tavola di quante non ne abbiano di diventare sushi.

Fonte: helpconsumatori.it, lettera43.it, rsi.ch, affarialiani.libero.it

Foto: blog.dogmai.net, eat-ing.net

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