Lo sapete che il Rossese di Dolceacqua è il vino del futuro?

Tempo di lettura: 4 minuti

Vi ricordate delle previsioni di Black Mamba per il 2011? Dopo inutili solleciti via email la nostra illustre collaboratrice ci ha trasmesso un tremendo ultimatum: se l’assaggio di Rossese non uscirà entro la fine di giugno darò le dimissioni dopo avervi tagliato a fettine! La scattante redazione si è preparata alla partenza come Bolt e Lemaitre: siamo riusciti a scongiurare la minaccia e a verificare le previsioni.

Il Rossese è una varietà a bacca rossa tipica del Ponente Ligure che trova la sua zona di elezione in Val Nervia, intorno al paese di Dolceacqua. Il paesaggio è affascinante, sospeso tra mare e terra con i piccoli appezzamenti che si rincorrono senza soluzione di continuità.

Il Rossese e tutta la produzione enologica del Ponente stanno vivendo un momento magico. Giovani produttori interpretano le tradizioni senza timore di innovare e riescono a evitare (quasi sempre) le standardizzazioni più diffuse. Il Rossese, e in particolare quello di Dolceacqua, è la dimostrazione più bella della possibilità di far emergere qualità antiche senza bisogno di semplicistiche concessioni alle mode (bonus!).

Le caratteristiche varietali ricordano quelle del Pinot nero: colore chiaro, gusto pulito (ma non è un celebre malt) senza avere rapporti di parentela a livello genetico ma solo culturale. Squilla il cellulare, è Black Mamba che intima di smetterla coi preliminari e passare agli assaggi. Eccoli.

Rossese di Dolceacqua Doc

Terre Bianche 2010, un rosso squillante e vivace, non molto intenso ma bello a vedersi. Al naso è vinoso con piccoli frutti in bella evidenza. L’assaggio conferma le impressioni di levità e fragranza, lineare nella sua affascinante semplicità.

Maccario-Dringenberg 2010, la nuova uscita conferma quanto di buono avevamo gustato negli ultimi anni. Un colore abbastanza intenso sempre brillante, il naso è quasi speziato con una nota di affumicato che lo rende rusticamente simpatico. in bocca conferma una bella intensità molto ben definita e aggraziata e affascinante.

Ka Mancinè Beragna 2010: si presenta con un colore che abbiamo definito (in mancanza di meglio) “cupo e scarico” per indicare la massima concentrazione di un vino così giovane. Ricchezze che si ritrovano al naso e all’assaggio che risultano un po’ appesantiti pur confermando la tipica fragranza.

Ka Mancinè Galeae 2010: ci è piaciuto di più del precedente, ha maggiore intensità e precisione nella definizione dei caratteri fragranti e brillanti. Una bellissima espressione di carattere equilibrio piacevolezza.

Tenuta Anfosso 2009: un assaggio in anteprima, il vino non è ancora uscito e ci è piaciuto anche per alcune note rustiche sicuramente dovute alla giovinezza. Lo stile è diverso dai precedenti, più arcigno e irruente, meno brillante dei precedenti. Molto ben definito e disteso il frutto con una bella fresca acidità.

Tenuta Anfosso Luvaira 2009: un’altra anteprima, in questo caso però la gioventù esalta le note dure e aspre di questa selezione che è al momento poco espressiva.

Tenuta Anfosso Poggio ai Pini superiore 2008: un anno in più e una gradazione più elevata qualificano il Rossese come superiore, questo è un bell’esempio della categoria che però risulta meno accattivante e piacevole. Il vino conferma lo stile molto tradizionale della casa che gioca sui toni più cupi del vitigno che, il passaggio in legno conserva integri e ben definiti il frutto e l’acidità.

Terre dei Doria superiore 2008: il Rossese non veste bene lo stile internazionale e il legno conciato della barrique. Questo è l’unico vino che si smarca dall’interpretazione sul frutto del vitigno e non ci è piaciuto.

Rossese Riviera Ligure di Ponente Doc

Durin 2010: in questa sessione era l’unico proveniente dalla zona allargata, l’azienda è nota soprattutto per i bianchi e questo Rossese è più esile degli altri. Ben definito, ematico, acido al punto giusto ma con un frutto meno definito.

In definitiva un assaggio molto interessante che conferma le intuizioni di Black Mamba (questa è una captatio benevolentiae) e il valore di una denominazione storica che emerge per la bella personalità dei suoi vini senza cedere a tentazioni modaiole o soccombere sotto il peso della tradizione. Nota di merito: il livello medio dei prezzi che rende questi vini molto interessanti anche se difficili da reperire a causa della produzione limitatissima.

I risultati:

4 scatti: Maccario-Dringenberg Rossese di Dolceacqua Doc 2010 € 13,80

3 scatti: Anfosso Rossese di Dolceacqua Doc 2009 e Ka Mancinè Galeae Rossese di Dolceacqua Doc 2010 € 15,90

2 scatti: Ka Mancinè Beragna Rossese di Dolceacqua Doc 2010 € 13,80, Terre Bianche Rossese di Dolceacqua doc 2010 € 14,88 e Tenuta Anfosso Poggio ai Pini Rossese di Dolceacqua superiore Doc 2008

1 scatto: Durin Rossese Riviera Ligure di Ponente doc 2010 € 13,80 e Tenuta Anfosso Luvaira Rossese di Dolceacqua Doc 2009 € 15,90

0 scatti: Terre dei Doria Rossese di Dolceacqua

La scheda tecnica della degustazione
Data e luogo: giovedì 16 giugno 2011, Trimani il wine bar a Roma
La commissione: Cristiana Lauro, Alessandro Bocchetti, Jovica Todorovic, Paolo Trimani

58 Commenti

  1. Con me sfondate una porta aperta. Sono appassionato di questo vino, in estate poi è una vera delizia.. Ka mancinè lo bevo regolarmente a casa mia al mare. Qualche dubbio su anfosso.

  2. Grazie per l’interessante panoramica (… promessa e mantenuta) che mi appunto scrupolosamente!
    Sarebbe stato bello partecipare, ma capisco che la “commissione” è giustamente e rigorosamente chiusa…
    Quindi perchè non pensare (Trimani?) di riproporre la cosa in un evento magari più grande e più “aperto”, possibilmente anche con la presenza di qualche produttore?
    A Roma non credo che sia mai stato fatto sulla tipologia e forse meriterebbe un’attenzione maggiore, come altre magari piccole, ma “grandi” realtà che abbiamo in Italia…
    Sono di Roma e non “di parte”, è solo che questi tipi di vino mi piacciono molto e fanno scoprire appunto realtà sconosciute anche agli appassionati di vino, non necessariamente sempre alla ricerca dei grandi nomi…

  3. ha risposto a Fabrizio Vicari: grazie per il suggerimento Fabrizio
    spero di riuscire a organizzare una bella degustazione di Rossese all’inizio dell’autunno e i frequentatori di scatti saranno i primi a saperlo

  4. ha risposto a Giuseppe Corona: tra Anfosso e le altre aziende, tutte giovani, c’è una bella differenza nell’interpretazione del vitigno che però resta riconoscibile nelle sue caratteristiche principali
    di sicuro Ka Manciné Maccario e Terre Bianche propongono Rossese più moderni e freschi (e comunque noi non abbiamo assaggiato le loro selezioni), i vini di Anfosso sono un po’ vecchio stile (e il fatto di essere anteprime non li ha favoriti) ma di buona fattura
    de gustibus…

  5. mi ha fatto piacere leggere le belle impressioni che avete avuto sul dolceacqua, siamo tutti produttori giovani e davvero ce la mattiamo tutta per far emergere quello in cui crediamo.
    adoro roma, percui sono disponibile a venire di persona in autunno per una degustazione da voi, magari presentando le reserve Posau 2010 e Lovaira 2010.
    giovanna

  6. ha risposto a Luca Risso: Luca la sensazione è stata netta; eravamo sicuri
    la scheda del Poggio dei Pini che è sul sito della Tenuta è quella del 2006 e afferma “non conosce il legno”
    verificheremo come è stata vinificata la 2008

  7. ha risposto a Luca Risso: Infatti hai ragione il Poggio ai pini (come tutta la produzione di anfossa) non fa legno, ci deve essere stato un errore nelle note di degustazione… In fondo siamo ancora umani 😉

  8. Qualcuno avrebbe dovuto chiamarmi…invece come fece la regia marina….le promesse di sera non vedono la mattina…..
    Baci a tutti

  9. Grazie da parte della nostra azienda Ka* Mancinè… un grazie con tutto il cuore da parte del Rossese di Dolceacqua per questa grande opportunità di far conoscere questo prodotto legato a questo meraviglioso territorio.

    Maurizio Anfosso
    Ka* Mancinè

  10. ha risposto a Maurizio: Gentile Maurizio, non è facile e lei sa meglio di noi. Eppure io ci credo quanto voi… e Black Mamba difficilmente sbaglia una previsione…Ah!ah! Grazie e complimenti!

  11. Alessandro Anfosso mi ha fornito alcune precisazioni sui suoi vini
    – il Poggio dei Pini, come tutti gli altri suoi prodotti, NON passa in legno si tratta di sentori che vengono dal vigneto ultracentenario, ha poi aggiunto che non siamo i primi a pensare all’uso del legno
    – nella sua visione il Dolceacqua (a proposito perché non cambiate il nome della doc à la francais?) “è un vino che sa invecchiare” e comunque il classico 2009 e il Poggio dei Pini 2008 sono già in commercio

    sul suo concetto di vino moderno, molto interessante, lo invito a intervenire

    @ Giovanna e @ Maurizio e @ tutti i produttori di Dolceacqua complimenti e ci sentiremo per organizzare qualcosa in autunno

  12. Buonasera a tutti e mi aggrego ai ringraziamenti dei miei amici colleghi per l’opportunità che state a dare al Dolceacqua.

    Di solito come già detto a Paolo Trimani non mi intrometto nelle discussioni di un blog ma visto l’invito prendo la palla al balzo;

    il Rossese Dolceacqua è stato per tanti , troppi anni , il vino del bar accanto, con tanti difetti, puzzette, vini fatti con produzioni di uve esagerate, non vinificati in maniera corretta, vini che DOVEVANO essere bevuti entro un paio di anni e a volte erano già troppi ma il mercato in quei periodi era più snello, insomma la gente beveva e non sempre capiva cosa beveva, da qui è nato il disciplinare dove per il caso in questione dice solo che il Superiore deve avere almeno 13° e 1 anno di invecchiamento e nulla per il classico, logico per quei tempi, a mio avviso incoerente per la visione moderna del bere bene.
    Oggi la maggior parte dei produttori seleziona le uve in vigna, le rese non superano quasi mai il 70% ettaro ( o molto meno), son cambiate le modalità di vinificazione, più pulizia e comunque un occhio di riguardo a quello che di buono c’era, negli ultimi 10 anni si è cresciuti qualitativamente, quindi ci siamo ritrovati con dei vini che possono tenere bene gli anni a confronto dei loro predecessori ( parlo della maggioranza non delle eccezioni ) , qua il mio pensiero di moderno, poter uscire con il vino quando questo è pronto e inizia o già dà le sensazioni e i profumi che gli appartengono ma che nel frattempo continui a crescere con gli anni, l’uscire presto è tendenzialmente il vecchio modo di lavorare, le motivazioni sono tante, economiche in primis, ne parlavamo giusto oggi con il cugino Maurizio (Ka Manicinè) e comunque nelle versioni Classiche è buono anche giovane e spinge a farlo uscire prima, Vedi Giovanna che la fa da padrone, spero di aver reso l’idea.

    @ Enoteca Romani: Non penso che il Dolceacqua possa diventare un vino modaiolo, 250000 bottiglie prodotte da 31 aziende, se diventasse di moda sarebbe un bel problema accontentare tutti, a noi produttori basterebbe che venisse apprezzato per il vino che è con la giusta conoscenza.
    Per L’invito a Roma sicuramente ci faccio un salto molto volentieri.

    Alessandro Anfosso

  13. ha risposto a Alessandro: Gentile Alessandro, grazie per il suo intervento che ho letto con attenzione. Sa quanto mi sta a cuore il Rossese di Dolceacqua e quante parole cerco di spendere nel mio piccolo per diffonderne e promuoverne il consumo oltre che l’immagine ingiustamente trascurata un po’ ovunque. Sono d’accordissimo sulla crescita di qualità negli ultimi 10 anni, ricordo che da ragazzina bevevo dalle vostre parti, dove avevamo una casa di famiglia, vini molto meno interessanti salvo rare eccezioni. Circa la moda del Rossese, non mi preoccupa, non scoppierà ma non è questo che mi/ci interessa, quanto la possibilità di degustarlo e berlo sulle tavole non necessariamente liguri. Ancora grazie!

  14. ha risposto a Alessandro: Bene Alessandro, i tuoi vini in degustazione mi sono assai piaciuto, li ho trovati con un taglio più integro e tradizionale. Debbo dire che il “semplice” 2009 mi ha convinto assai. È incredibile la sensazione strutturata da legno del superiore, ottenuta a quanto ci dici dalla sola selezione delle uve e concentrazione in vigna.
    Personalmente sono per la rivalutazione di vini più semplici che non richiedano necessariamente maturazione, ma che soddisfino con acidità e sensazioni piene di frutto… Beh in questo senso, il rossese mi sembra perfetto!

  15. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Non dico che si debba per forza far uscire i Rossese Dolceacqua dopo 2 anni come faccio io per i due Cru ma per il classico aspettare almeno settembre non sarebbe un male, anzi.. La questione è stata anche lanciata al’ultimo Wine Tasting ufficiale, dove è stato detto che l’ uscita un mese dopo quella dei novelli è penalizzante dal punto di vista di chi si affaccia alla nostra piccola realtà e non dà un senso a prezzi che possono risultare elevati ( ma che elevati non sono) per un vino di soli 6 mesi dala vendemmia.
    Questo non toglie la bontà, sopratutto dei classici giovani ma la questione è continuare sulla strada vecchia, più tranquilla e remunerativa dal punto di vista finanziario o optare per la nuova e dare lo scatto in più che manca.

  16. ha risposto a Alessandro: Ciao Alessandro! E un saluto anche a Giovanna e Maurizio, spero di rivedervi presto!
    Inutile aggiungere altro alle parole di Alessandro.
    Sulla questione dell’invecchiamento del Rossese, vi inviterei a fare un salto dalla “Ferrari del Rossese”, come ricordava vinogodi, ovvero Antonio Perrino. Ho avuto la grazia di poter assaggiare vecchie annate del suo Testalonga, arrivando fino al ’73. E il vino era di un’integrità paurosa. A proposito BlackMamba, se vuoi un consiglio, perché la prossima volta non fai un servizio su Perrino, oltre che un grande produttore è una persona splendida. Altro vino fantastico che ho potuto assaggiare, è il Poggio Pini 2005, sempre a proposito di capacità di invecchiamento. Sui Rossee 2010, a me sono piaciuti moltissimo quelli di Maccario Dringenberg e Terre Bianche. Sulla questione dei legni, invece non sono d’accordo con voi. Terre Bianche, una delle migliori aziende di Rossese, usa barrique. E Perrino usa tonneaux da 500. Il problema di Terre dei Doria è che fanno del pessimo vino, non il fatto che usino legno o meno…

  17. ha risposto a Alessandro: grazie Alessandro per aver accettato l’invito
    grazie a Black Mamba abbiamo iniziato a parlare di Dolceacqua e verifichiamo un interesse sempre crescente
    in autunno ne potremo parlare in maggior dettaglio

  18. ha risposto a paolo trimani: Si certo, mi riferivo alla frase riportata nell’articolo: “il Rossese non veste bene il legno conciato della barrique.”, frase che mi sembra appunto non tenere conto di alcuni fattori. mMa sono dettagli, per il resto mi complimento per l’iniziativa!

  19. un cenno alla Val Verbone, sol anche per il fatto che vi trovino le cantine dei tre produttori qui intervenuti, mi pare doveroso.

  20. Sono d’accordo sul tenere il vino in cantina, ma il valore aggiunto che devo dare al mio vino dopo due o tre anni di permanenza in cantina verrà riconosciuto dal mercato ????

  21. ha risposto a Francesco Amodeo: Felice di seguire il tuo suggerimento e di fare un servizio su Perrino, lo farò! Se poi aggiungi che è una persona splendida, meglio ancora! Abbi fede, contatterò l’azienda e cercherò di mettere giù qualcosa per l’autunno. Grazie! Black Mamba

  22. ha risposto a Maurizio: Maurizio, secondo me il punto non sta nell’adeguarsi al mercato, il punto sta nel far sì che il mercato si adegui al vino! Se concepiamo il vino come qualcosa che deve seguire le mode e i flussi del mercato, sarebbe un disastro. Capisco inoltre che una scelta del genere fatta da un solo produttore, o da pochi, diventi estremamente difficile dal punto di vista del mercato. Ma se si pensasse ad un disciplinare più intelligente, in modo che tutti i produttori siano messi sulle stesse condizioni commerciali, secondo me sarebbe un enorme passo avanti.

  23. ha risposto a aldo: abbiamo assaggiato 9 vini a Roma, ci siamo concentrati sui campioni e non sulla descrizione della zona che magari approfondiremo

  24. ha risposto a Maurizio: penso che il Dolceacqua abbia un notevole potenziale (anche commerciale) a condizione che ogni fase della lavorazione sia ispirata alla massima qualità
    il fatto di avere una zona molto piccola con poche aziende e pochissime bottiglie rende abbastanza agevole modellare il vino per raggiungere risultati sempre migliori, servono idee chiare e coraggio

    l’interesse che questo piccolo pazzo (e quello di BM prima) ha suscitato è la dimostrazione che esiste un pubblico, il resto verrà!

  25. ha risposto a paolo trimani: altra cosa che credo sia importante, la narrazione del rossese funziona un casino, ha un grande potenziale. Un vino leggero e fresco, con un frutto bellissimo, che si fa in una zona piccola con una miriade di produttori e bellissima, il clima di amicizia (forse dovrei dire di parentela ;)) che si percepisce tra i produttori, insomma i presupposti ci sono tutti…

  26. ha risposto a Maurizio: No Mauri oggi non è riconosciuto, lo so bene io che ho iniziato con il 2006 a bloccare le vendite e la fatica che ho fatto a far dimenticare i vecchi pregiudizi ( in zona ancora qualcuno li ha) ma un’inizio ci vuole anche se leggermente in perdita, ne abbiamo discusso ampliamente tra noi, un passaggio così comunque non lo si fa dall’oggi al domani ma se nessuno si azzarda si resta quel che si è.

    Per il legno il mio pensiero è sempre stato contrario alla barrique, semai legni dai 500 litri in su, non posso negare le eccezioni come Terre Bianche ma non è un giorno che ci lavora dietro e devo ammettere che oggi lui lo lavora più che bene.

    Sulla zona più che descrivere direi che dovete venire a vederla di persona, lancio un invito.

  27. ha risposto a Alessandro:
    secondo me vi state facendo solo seghe mentali, il vino deve essere piacere assoluto, quando lo bevi. ho scelto di uscire con vini giovani perche innanzi tutto a me piacciono così: giovani, profumati e freschi, questa è la mia idea di classico, se poi sono tradizionalista o modernista non mi importa, io voglio che il mio vino dia sensazioni, ti faccia venir voglia di bere, ti dia piacere assoluto , come un bell’uomo che ti desidera…se ci riesco sono felice, ho raggiunto il mio scopo. i superiori sono eccezzionali già ora, splendidi nei loro profumi e nelle loro finezze, saranno splendidi anche a novembre e dopo. percui ale se vuoi puoi rimanere delle tue idee, rimanici, ma lascia a noi la certezza di aver fatto anche una scelta giusta… in fondo in fondo il mercato già ci premia.

  28. Brava Giò….stessa filosofia….. ” come un bell’uomo che ti desidera…se ci riesco sono felice “….ciliegina sulla torta??!!…. :-)))
    La Grandezza del Rossese….. è buono oggi e sarà buono anche domani…….meglio venderlo oggi….DOMANI????

  29. mai bevuto nulla di rossese , devo sentire dove è possibile recuparare qualche bott , almeno per sapere di che si parla ;
    dopo questo post c’è da vedere che il prezzo del vigneto a rossese schizzi alle stelle…sopra quello dei cru di borgogna;

  30. Sabato 7 luglio il Rossese Style a Bajardo dove ci srà l’occasione di assaggiare i vari rossese di dolceacqua in blind tasting con esperti internazionali, bloggers e produttori. Siete tutti invitati

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