Grandi bottiglie. Oenotheque ’73, La Passion Haut-Brion ’55, Gruaud Larose ’45

Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono ristoranti classici dei quali vado pazza e uno di questi è senza dubbio il Principe Leopoldo di Lugano, sulla Collina d’Oro che si sporge sul lago.

Al Principe Leopoldo il servizio è quello di una volta, delle grandi scuole, dei maitre d’hotel e della sommellerie esperta che non segue le mode e non desidera imporre ma suggerire. Semplicemente perché sa. Diffido dei novizi che dopo il terzo livello al corso per sommelier presumono di insegnare cosa si deve bere e come farlo, perché ne consegue la rapida diffusione di un gusto modaiolo, forse informato, ma di certo poco formato. Per conoscere bene il vino bisogna prima di tutto bere, come ci insegnano i grandi maestri…Io poi ho esagerato nel prenderli alla lettera, ma questo è un altro paio di maniche.

La cantina qui è storica e pregiata. Non di rado Gabriele Speziale ci ha suggerito annate di grandi vini che non avevamo ancora provato. E’ stato lui a mettermi la pulce nell’orecchio su Dom Perignon Oenotheque 1973, dopo avermi vista bere alcuni altri millesimi. A seguito di un botta e risposta con un lettore di questo blog, uno che fatica a trattener le risa indipendentemente dall’argomento in questione (bontà sua!), ho intervistato Antonio Paolini che sapevo aver partecipato recentemente ad una verticale di questo grande Champagne, il quale non ha fatto altro che alimentare la mia curiosità.

Tant’è che al Principe Leopoldo, pochi giorni fa, ne abbiamo provata una bottiglia con sboccatura del 2006. Amici, questo champagne è fantastico! Ha una struttura di grande importanza con un perlage ancora integro e possente. A dire il vero qualche lieve sentore di ossidazione, nient’affatto spiacevole, si iniziava a percepire. Tant’è che il nostro commento è stata più che altro un’ammissione: a degustazione coperta, per questa caratteristica, lo avremmo avvicinato a un Krug, che in genere tende più allo stile ossidativo. Direi comunque che si è trattato di una bevuta eccellente, anche se confermo l’annata ’75 in vetta alle mie preferenze sui millesimi di Oenoteque che ho provato. La trovo più elegante, più aggraziata. Una dea.

A seguire Claudio Recchia, un altro valido esempio di alta professionalità (e di simpatia, come notazione personale) ha aperto, non senza un visibile impegno, un paio di tappi tutt’altro che agevoli e devo ammettere di essere rimasta a bocca aperta dopo l’assaggio dei vini che ci ha presentato.
La Passion Haut-Brion 1955 e Gruaud Larose 1945. Il primo è uscito di scena da parecchi anni, pertanto vi parlo di una bottiglia introvabile.


La Passion Haut-Brion ha necessitato di una decina di minuti di ossigenazione nel bicchiere (al bando i decanter! ) prima di esprimere la sua indubitabile maestosità. Evidentemente affumicato, tannino compiuto con una spina acida ancora percettibile a renderlo miracolosamente giovane. E’ incredibile cosa riescano a fare i francesi pur di mantenersi floridi! L’ho adorato per parecchio tempo nel bicchiere, prima di farlo mio.

Gruaud Larose è un 2ème Cru Classé, di St. Julien. Ricordo di aver assaggiato lo scorso anno il 1928 dalla collezione privata di Maurizio Paparello in una magica serata in cui quel geniaccio tirò il collo fra gli altri anche a un Talbot ’45 che, ovviamente, assaggiavo per la prima volta. Perfettamente integro, con spiccati sentori di spezie, una complessità manifesta all’olfatto, acidità e freschezza (pensate un po’!) armonizzate in una bocca ricca, dalla grande struttura tannica e perfettamente matura.

Grandissimi vini, amici. E’ stata una giornata davvero speciale, in una cornice tradizionale di tutto rispetto. A me piace questo tipo di ristorazione, soprattutto se la misuro con alcune espressioni odierne del “nuovo” che avanza e sul quale personalmente stenderei un velo pietoso. Purtroppo devo dire lo stesso anche di alcuni vini. Sarò antica, ma la penso proprio così!

E mi raccomando, non dimenticatevi di Black Mamba !

21 Commenti

  1. Grande Black Mamba! Leggo e sogno… E farmi sognare ancora non è facile!
    Sono curiosissimo del 73, anche se quella postilla noncurante su sentori ossidativi, mi preoccupa un po’ 😉

  2. Ma per davvero che bottiglie così vecchie siano così integre dopo 65 anni, sono tanti 65 anni… lo so che è possibile, ma è sempre bello sorprendersi 🙂

  3. Allora se l’ossidazione sta dentro una bottiglia di Oenotheque diventa buona…
    capisco e mi adeguo, sono contento di aver assaggiato anch’io con te e Maurizio quelle grandi bottiglie e aggiungo anche Cos d’Estournel 1928 buono ma il St. Julien era un altro pianeta!

  4. ha risposto a alessandro dondi: Ma che battuta banale e populista. Vai a dare un’occhiata ad altri siti, no? a chi interessa secondo te il vino della mensa della Fiat? Dovrebbero parlare di vino sfuso? Mi sembra di capire che questo sito si rivolga ad appassionati, non a bevitori. Che visione provinciale hai! Secondo me invece queste recensioni andrebbero tradotte in inglese perchè sono le uniche che possono avere un carattere internazionale. I blog di vino nel mondo parlano di queste bottiglie se non lo sai, non del vino del popolo che piace tanto a te. Con grandissimo rispetto per gli operai della Fiat, citati loro malgrado in questo piccolo spazio.

  5. ha risposto a Alessandro D.: Basta… Per favore, ancora con questa polemica tra vini ricchi e vini poveri… Per quanto mi riguarda ci sono i vini che bevo, quelli che non bevo e quelli che vorrei bere… Beh, per questi ultimi per ora mi accontento spesso di leggerli da Black Mamba! Ogni tanto di aprirli…

  6. ha risposto a Simone Coletti: Io per mestiere organizzo degustazioni ma con queste bottiglie c’è un problema evidente di reperibilità oltre che di costi. Intanto comunque io me ne vado a New York alla Wine Experience, lì sì che sanno organizzare le degustazioni. Alla grande! Ciao Simone!

  7. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Sono d’accordo, questa polemica fra vini ricchi e vini poveri è insopportabile. Cosa dovremmo fare, commentare solo vini sotto ai 10 euro? Che stupidaggine! All’ outlet sull’autostrada ci sono migliaia di persone ogni giorno in cerca di acquisti convenienti. Però vedo un sacco di gente anche da Hermes, che a quanto pare non è proprio strozzato come marchio e rappresenta il lusso molto costoso. Tanta gente da Hermes si accontenta di guardare, non compra nulla perchè non se lo può permettere. Però non lascia un biglietto scritto a matita con una polemica sterile perchè Hermes è caro e le tute blu della Magneti Marelli certamente non sono state tagliate nei suoi atelier.Se qualcuno vuole fare un suo blog di vini poveri è libero di farlo, in rete c’è tanto spazio…non immaginate quanto! 😉

  8. ha risposto a Cristiana Lauro: voglio mettere tutti daccordo. Siccome so che mi volete bene mi permetto di fare una battuta. Ho un’idea meravigliosa. Sti scatti hanno rotto. Per le bevute e magnate da poveracci dovremmo usare gli Arcangelini e per quelle da ricchi gli Hermesini. Ovvero per arcangelini si intende il costo della bottigli espresso in maniera equevalente rispetto al supplizio+crochè e crochetta roba da poveri e gli hermesini invece il costo delle bottiglie trasformato in borse. A naso e al netto di prezzi da amici la nostra Blacky con sta bevuta na borsetta de quelle serie e un portafoglio mi sa che se li è bevuti. Un abbraccio a tutti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui