Lambrusco | Dite a Massobrio che il migliore è popolare

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Lunedì 24 ottobre 2011, ore 12. Le nebbie sono quelle giuste, l’autunno è ormai padrone del campo, fa freddo e cade una pioggia finissima. Alla cantina Paltrinieri c’è tutta la comunità del cibo dell’Emilia-Romagna stretta attorno a questa fantastica famiglia. È una festa per certi versi, un omaggio per altri. Proprio una settimana fa è scomparso Gianfranco, il padre di Alberto. Il pretesto è quello della presentazione del Grosso, il primo metodo classico dell’azienda, ovviamente da uve sorbara. È un pretesto perché in realtà l’aria è quella di un festeggiamento, la cantina ormai è ufficialmente straordinaria.

Ci sono gli enologi Attilio Pagli e Leonardo Conti, c’è la famiglia Morandi dell’Hostaria Giusti di Modena pronta per un piccolo (grande!) rinfresco e tutti quelli che a questa cantina hanno voluto e vogliono bene. A questo punto siamo tutti curiosi, bisogna sentire il Grosso. Alberto fa un breve discorso, bello e toccante. Sono soprattutto dei grazie e questo la dice lunga sull’uomo. Il Grosso deve attendere però, deve parlare Paolo Massobrio. Di vino? Di vino! Scopriamo così che l’idea di un metodo classico è nata proprio da lui, dal buon Massobrio tanti anni fa, ed oggi finalmente è realtà! Vi risparmio i dettagli, ma il succo del discorso è proprio qui. Finalmente si apre il Grosso, buono per carità, anzi molto buono.

Peccato però che il Radice sia molto più buono, e anche l’Eclisse sia molto più buono. Sono più freschi, più equilibrato L’eclisse, più scarno il Radice che in fondo, diciamolo, è un mezzo metodo classico pure lui… Ho ascoltato, ho sentito i vini, ho riflettuto a lungo sullo spirito di Alberto che vuole comunque sperimentare e ragionare, fare esperienza e confrontarsi. Ho bevuto il Radice per aiutare i pensieri e ho anche aspettato un giorno per scrivere queste righe.

Ma possibile che per valorizzare un vitigno e un territorio si debba per forza passare per un metodo classico? Che razza di ingenuità è questa?! Il lambrusco è un vino popolare, può anche essere rifermentato in bottiglia senza sboccatura e resta un vino dall’anima contadina.

Ma perché un metodo classico deve per forza essere di più? I lambrusco metodo classico, secondo la mia esperienza, sono sempre meno freschi ed interessanti dei lambrusco tradizionali. Sempre. E allora diciamolo, ma perché dobbiamo sempre rimediarla con il mestiere. Io ad Alberto l’ho detto. A voi l’ho detto.

Stiamoci attenti, perché può sempre sbucare dalla nebbia un giornalista con una grande idea… e non dobbiamo correre il rischio di credergli sulla parola.

[Giorgio Melandri]

11 Commenti

  1. Ragazzi… Che bordata! Però l’idea che il lambrusco debba restare un vino contadino e che quindi abbia poco a che fare con i metodo classico è suggestiva e convincente…

  2. Bell’articolo e buone considerazioni… Mi piace che sii diano dei giudizi e si prendano dei rischi, in un mondo in cui nessuno lo fa..
    Una domanda: ma allora da cosa è dato questo fiorire di lambrusco met class? Mi vengono proposti nella mia attività sempre più spesso, anche da aziende come questa dalla serietà inconfutabile

  3. Peraltro Paolo, come certamente sapete, è estimatore da molti e molti anni dei Lambrusco “normali” del nostro, specie del Leclisse (che tra l’altro su uno dei suoi libri ha descritto citando le mie note di degustazione, in cui lo paragono a uno scherzo sinfonico di Shostakovich). Avrei dovuto esserci anch’io l’altro ieri, senonché ho dovuto essere a Roma. Un plauso a Paltrinieri e famiglia.

  4. ha risposto a Antonello: perché commercialmente si può spuntare un prezzo più alto. Tra i vini di platrinieri, per farti un esempio, il Radice è quello che costa meno. Poi è pure vero che la comunicazione usa dei suoi totem: spremuto a freddo, fatto a mano, metodo classico…

  5. ha risposto a Tommaso Farina: Non capisco è un fautore dei lambrusco tradizionali e poi spinge a fare un metodo classico? Mi sembra molto provinciale questo pensare che un met class debba essere necessariamente più importante…

  6. ha risposto a Giorgio Melandri: che figata il lambrusco spremuto a freddo e ottenuto solo per mezzo di processi meccanici.
    Secondo me è un clamoroso errore cercare di nobilitare tutto. O meglio non credo che ci sia molto senso nel farlo a forza. Voglio un lambrusco selvatico e pulito, fresco e da bere a secchi….. Il metodo classico a quelle latitudini può risultare spesso abbondante e eccessivamente carnoso.
    Ci tengo a precisare che si tratta di assoluto caso che io sia daccordo con Melandri…:-)

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