Trascorri una lunga fase della tua vita, dall’adolescenza ai 20-22 anni associando alla parola vino il liquido-rossastro-buono-l’ha-fatto-il-contadino, rigorosamente servito nel bicchiere di plastica; quel liquido rossastro che gli amici insistono per farti bere a braciate/pic-nic/pasquette et vigiliae varie.
E tu lo bevi, tuo malgrado, perché, diamine, sei un adulto ormai, DEVE piacerti.
Fai difficoltà però a spiegarti cosa ci sia di gratificante e piacevole nel bere qualcosa che ha la capacità di anestetizzarti palato-lingua-labbra in modo così completo e apparentemente irreversibile.

Alla fine, a forza di dure prove sensoriali, abbandoni sconfitto la fase “Sono adulto, devo bere”, e ti tuffi in quella “No grazie, sono astemio”.

Fino a che non arriva lui, l’amico brillante della comitiva, quello “avanti”; quello che per primo ha mangiato sushi con le bacchette; quello che per primo è andato a cena in un ristorante stellato; insomma, quello che per primo si è sentito appellare con “Caro enoappassionato” dalla newsletter di una gastro-rivista.

Lui, il tuo Virgilio; la tua chiave di accesso all’eno-conoscenza.

Una sera, tra i 20 e 30 anni, ti invita a cena a casa sua. Una cena vera. Segnaposto, calice di vetro e nessuna traccia di ciotole di patatine. Ti accomodi sorpresa e disorientata. Arriva in salotto con in mano una bottiglia di vino seducente (nessun boccettone risparmio da 5 lt) e inizia a parlare di quanto non possa fare più a meno del Côte du Rhone dell ’83 – che nemmeno eri nata – da quando l’ha scoperto.
Tu allora lo fissi perplessa – Co…che?-, e ti prepari a dire il solito “No grazie, sono astemio”.
Ma l’entusiasmo di Mr mondano ti coinvolge. Afferri maldestramente il calice e fai un bel sorso.

E finalmente: eccolo. Il piacere.
Intenso, pieno, armonico.
In quel sorso assapori la scoperta di esserti sempre violentata, di non essere astemia, di non poter fare a meno del vino.
Ben presto ti ritrovi a frequentare enoteche, a usare il termine degustazione e a sentire “il vino lo porti tu?” quando ti invitano a cena!

Che piacere vedere i tuoi gusti maturare insieme a te, capire la differenza tra il vino e Il Vino, scoprirti consapevole di non voler mai più tornare indietro.

Caro enoappassionato,
grazie dell’attenzione.

(Federica Bernardo)

16 Commenti

  1. La prima volta era una boccetta di un brut fetente il cui “profumo” ricordava quello dell’uomo che non deve chiedere mai. A mia discolpa, averlo vinto a una fiera di paese e avevo circa 13 anni!

    Il mio virgilio mi fece annusare qualche anno dopo una bottiglia più impegnativa: un barbaresco del ’74 che spingeva forte. E presi la prima lezione: sarebbe stato meglio scegliere l’annata più recente…

  2. “quello che per primo ha mangiato sushi con le bacchette”… Il sughi si mangia con le mani… L’amico è talmente “avanti” da inventare 🙂
    Se serve una chiave d’accesso… chiamami, anzi no, se nel 1983 non eri nata 😉

  3. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Ahahah credimi, c’è chi lo mangia con le bacchette! E forse sì, perché si sente più “avanti”, più glamour, più “giapponese” (scegli tu) 🙂
    p.s.: classe ’85 e mooolto da imparare ancora sul vino! 🙂

  4. ha risposto a Lorenz: …ma ci capirà qualcosa di quel vino o è solo in posa?..
    PS: ero attratto soprattutto, per curiosità, dalle strane bolle nel bicchiere…

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