Dal caffè al cacao, 8 cibi in estinzione di cui fare scorta

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Caffè, cioccolato, miele, pane, arachidi, vino, tequila e bourbon. Ecco una bella lista da tenere a mente. Per correre ai ripari nel tempo che resta prima della loro… scomparsa.

L’allarme cibi in estinzione, lanciato dalla rivista americana Good, è di quelli che non hanno una priorità assoluta, tanto è grande la distanza temporale che ci separa dal momento fatidico in cui questi prodotti rischiano di congedarsi dal genere umano per colpa dei cambiamenti climatici, se non si metterà mano pesantemente alle politiche ambientali globali. Ma intanto vi avvertiamo. Poi non dite che non ve l’avevamo detto! Ecco l’elenco.

Caffè. Complice il riscaldamento climatico e i cambiamenti in atto nella distribuzione delle piogge che colpiscono le zone di grande produzione come il Brasile, il Vietnam e l’Africa, le coltivazioni di caffè stanno salendo di altitudine e il calo della produzione spinge inesorabilmente il prezzo verso l’alto. Riuscite a immaginare un mondo senza il profumo di caffè al mattino?

Cioccolato. Le temperature in aumento rischiano di mettere fuori uso le coltivazioni del Ghana e della Nuova Guinea, grandi produttori mondiali di cacao. Trattasi di tragedia di dimensioni gigantesche!

Pane. Tra siccità e disastri naturali (incendi in Russia, inondazioni in Australia) l’anno scorso l’offerta globale di cereali è drasticamente diminuita (ce n’eravamo accorti dal prezzo del pane!) Il meteo non promette bene neanche per quest’anno e secondo gli esperti nei prossimi 4 lustri il prezzo del pane è destinato a salire del 90%. Una situazione che sta spingendo multinazionali delle commodity e dell’alimentare come Cargill e Glencore, spiega Good, a muoversi verso la costruzione di monopoli per poter lucrare sulla carenza di pane. Con effetti prevedibili in termini di prezzi. Semplicemente perverso!

Miele. E c’è sempre il global warming alla base dell’allarme api in via d’estinzione. Complice anche l’inquinamento e l’utilizzo dei pesticidi in agricoltura la popolazione apicola è in calo. Addio miele!

Arachidi. Reagiscono positivamente, a quanto pare, all’aumento del biossido di carbonio nell’atmosfera ma non a quello delle temperature. Estati sempre più calde e secche non aiutano il raccolto della pianta di Superpippo. Con effetti anche sulla produzione e sul prezzo (già salito) del burro di arachidi. Un po’ di sano olio d’oliva no?

Vino. La vite migra verso lidi un tempo considerati off limits e per questo in California la produzione potrebbe diminuire del 50% entro il 2040. Seguirebbero a ruota Chianti, Montalcino, Langhe, Monferrato, terre del Lambrusco, del Sangiovese, dell’Amarone e del Verdicchio. Ma lo spettacolo di un’Italia vitivinicola desertificata è fortunatamente riservato ai posteri!

Tequila. E’ la vittima designata della domanda crescente di biocarburanti che spinge ovunque gli agricoltori ad abbandonare le colture tradizionali per convertirsi al mais, da cui si ricava l’etanolo. Potrebbe accadere anche in Messico dove la coltivazione di agave assicura oggi il grosso degli approvvigionamenti della materia prima del tequila. Alcol, dal bicchiere al serbatoio dell’auto?

Bourbon. Per quello del Kentucky, dove questo whisky viene invecchiato, qualche problema potrebbe arrivare dall’aumento di 3 gradi delle temperature previsto nei prossimi 100 anni in questo Stato americano. E certo non si può dire ai puristi di invecchiarlo altrove!

[Fonte: good.is]

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