Champagne per le feste. Piccoli produttori o grandi marchi?

Tempo di lettura: 5 minuti

E’ trascorso più di un anno dacché tuonavo: viva il Dom Perignon! Apologia delle grandi Maison de Champagne, contro buona parte dei Récoltant Manipulant, proprio qui su Scatti di Gusto.

Era il pretesto per riportare l’annata 2002, millesimo perfetto, a maggior ragione per una grande Maison de Champagne e solo sfioravo, quindi contenevo, un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Ora, la domanda è: Champagne di piccoli produttori? Récoltant Manipulant (RM)? No, grazie!

Per quanto mi riguarda potrei chiuderla qua ma preferisco non sottrarmi alla ventura, al possibile linciaggio da parte della curva sud del vino e provo ad argomentare, a spiegarmi meglio, da quella grande bevitrice di Champagne che sono e non sia mai che una volta tanto non trovi qualcuno disposto a darmi ragione. In verità un sostenitore l’ho trovato: l’amico Odisseo. Per l’occasione infatti e per appoggiare la mia tesi, viaggerà al mio fianco… Una decina d’anni direi.

Amici di Black Mamba, sapete come si fa a riconoscere un RM? Semplicissimo! Alla prima sniffata il vostro naso vi dà gli otto giorni. Alla seconda, i bambini vi implorano di non accostare la flute alla bocca (non prima d’aver messo nero su bianco dal notaio!) Alla terza, sognate con ardore l’alternativa di una cura canalare dal vostro dentista, lo stesso che avete mandato a quel paese dopo un’anestesia tronculare che aveva ridotto la vostra lingua a uno stoccafisso.

Gli elementi sarebbero già più che sufficienti, ma a noi piace spaccare il capello in quattro, questo si sa. Diamo quindi un’occhiata anche al perlage. Bolla stanca, bolla morta, diciamolo!

Un nostro amico decisamente coscienzioso, che tifa per la Sangiuseppese e fa il medico legale, ci riferisce addirittura di una casistica considerevole di bolle suicide, per autostrangolamento. Non dico che metterei la mano sul fuoco ma dopo numerosi assaggi, per noi la testimonianza dell’amico medico ha un elevato grado di attendibilità.

Con questi elementi in vostro possesso siete a cavallo, avete in mano la partita, il gioco è fatto, pertanto lanciatevi e affermate con baldanza, osando sprezzante spavalderia e senza timore di smentita, che quella è una bottiglia di Champagne RM e che con ogni probabilità non arriva a 20 euro, incluso il recente aumento dell’imposta di valore aggiunto.

Occhio agli avversari però! Mai abbassare la guardia e soprattutto non dimenticate di indossare ginocchiere, paradenti, mutande di lana e profilattico, già dalla mattina, perché queste bottiglie che a voi fanno vomitare, mandano in brodo di giuggiole una platea sterminata di talebani del vino, tipetti al cui cospetto Giuliano Ferrara appare come un angioletto riccio, biondo e paffutello.

Cauteliamoci, prendendo in esame tutte le ipotesi possibili, anche le peggiori.

Ragioniamo per assurdo e poniamo il caso che il vostro naso prenda tempo e prima di darvi gli otto giorni decida di recuperare un po’ di ferie maturate che gli spettavano. Nel contempo la bolla muore ma (sfiga!) l’infausto evento accade proprio durante un incontro interregionale fra Sangiuseppese e Galatina di Lecce. Il medico legale, tifoso sfegatato, è giustamente dedito a sputare ai calciatori della squadra avversaria dalla rete di recinzione e, pertanto, non può accertare il decesso della povera bolla che defunge mesta e sola. Come se non bastasse il quadro funesto di sfighe smodate ( e qui si sporge prepotente l’autocritica: spacchiamo sì il capello in quattro, ma i coglioni li affettiamo alla Julienne!) il vostro vegliardo notaio è improvvisamente irreperibile. Quel barbagianni ha deciso di regalarsi due notti al de Paris di Montecarlo, in compagnia di una fanciulla di costumi un po’ approssimativi ma di ottima lingerie. Ella ha classe ed è al contempo amorosa, sensibile e con buon uso di mondo. Non fa caso alla manifesta piorrea e giocherella amabilmente col suo infeltrito tupè, durante l’intera serata al Louis XV. Quel Mocho Vileda che l’uomo porta sulla chierica da 25 natali, da quando la moglie obesa gliel’aveva impacchettato sotto l’albero e che solitamente la bella fanciulla stringe a se, come un orsacchiotto, nei teneri minuti delle coccole prima della nanna, dopo aver sputacchiato, raschiando villana dalla gola, gli aridi peli del petto di quel bacucco del notaro.

Orbene, amici! Come affrontare, dopo tale scalogna, quel dannato bicchiere senza lasciarvi le penne?

Semplicissimo! Basta tuffarci dentro una monetina di rame da 5 centesimi, quelle che di solito lasciate di mancia al cameriere in pizzeria certi di risolvergli la rata del mutuo. Il rame, tempestivo e provvidenziale, sarà in grado di domare le riduzioni in eccesso e tutti i componenti birichini dell’indomito champagne generati da una tecnica di spumantizzazione un po’ approssimativa, rendendolo per lo meno potabile.

Avete presente quegli Avize che sanno di Lemonsoda? Oppure quei Mesnil appuntiti come stuzzicadenti ma la vostra lingua non è un’oliva? E che dire allora degli Ambonnay grassi, pesanti e sexy come due lottatori di sumo? Non parliamo inoltre dell’unica costante produttiva riguardo le annate che è l’incostanza, o della follia del passaggio in legno che Odisseo ed io abbiamo deciso di discutere in altra sede… direttamente nel mio bagno.

Per un La Closerie, che tante soddisfazioni ci ha dato, la rappresaglia degli RM imbevibili è indubbiamente spietata. Non ci aggradano l’incostanza e l’approssimazione delle tecniche di cantina, che rendono ogni assaggio un terno al lotto, una roulette russa. E ci fa sorridere la pervicacia con la quale molti appassionati legittimano i difetti attraverso acrobatiche espressioni come tipicità, mineralità, territorialità. Termini che perdono il contatto con la realtà quando azzardano la giustificazione di ciò che è indifendibile.

E’ difficile stilare una lista che non sia di proscrizione di anonimi carneadi. A parte quelli che ci incantano, come la Closerie o il vecchio Selosse (quello geniale, non il metafisico) che per anni ci ha fatto sognare, forse è meglio affidarsi all’esperienza di Luca Burei & C, consultando la guida “Le migliori 99 Maison di Champagne”, di Edizioni Estemporanee, che è appena uscita, completa, aggiornata e capace di distinguere la qualità, senza cedere all’abbaglio delle piccole sigle stampigliate ai bordi delle etichette.

Tenete gli occhi bene aperti quando bevete Champagne e se proprio dovete buttare via i soldi, fatelo almeno in Italia!

Parola di Black Mamba e Odisseo!

[Foto: linternaute.com, choisir-son-champagne.com]

111 Commenti

  1. molta ciccia, molta carne al fuoco… del resto è sceso in campo anche Odisseo, e se BM faceva già paura, ora in coppia è esiziale 😉
    Però non posso fare a meno di pensare che alcune delle bottiglie migliori di champagne vengono da R.M. Pierre Moncuit, Sadi Malot, Egly Ouriet, Leclepart, Fallet… solo per tiare le prime… a prezzi spesso interessanti… Certo è verissimo che poi ci sono una marea di roba imbevibile, corta, ossidata, con bolle grandi come palloni… Ma che dire allora delle basi delle grandi Maison, Bollinger, Moet, Veuve e via danzando… imbevibili!!!

  2. sempre pensato queste cose…

    Oramai ognivolta che in un ristorante o enoteca mi offrono una bolla “di un piccolo produttore da noi selezionato”, mi preoccupo… Quasi sempre è mediocre!

  3. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Secondo me alcuni piccoli produttori sono eccezionali ed a prezzi interessantissimi… Invece molto spesso le grandi case offrono prodotti cari e mediocri. Per esempio non mi piace krug, sarà una bestemmia per molti di voi, ma se parliamo di ossidazioni altroché! 😀

  4. Black Mamba sei davvero fantastica, mi fai sbellicare dalle risate, ed hai un senso spiccato per il bello ed il buono.
    La classe non acqua! ma forse Dom Perignon..

  5. ha risposto a Antonello: sai che sono abbastanza d’accordo… lo stile ossidativo di alcuni Krug, non piace neanche a me, lo trovo un po’ old fashion… preferisco, come dice qualcuno, farmi affettare la lingua da Salon!

  6. Ho importato per la prima volta un piccolo produttore di Champagne nel 1985, la fattura era scritta a mano in franchi francesi e nessuno si accorse di quelle prime 240 bottiglie di Selosse Blanc de Blancs
    poi è iniziata la narrazione subito sequita dal marketing…

  7. ha risposto a paolo trimani:

    Lo provai anch’io in quel tempo il primo Selosse arrivato nella terra dei cachi, tirato fuori da una piccola enoteca di provincia, in Piemonte – se non era l’85 era l’86- però non era quello che conosciamo oggi. Aveva un’acidità così feroce da consentirci di risparmiare sulle spese di sbiancamento denti e detartrasi dal dentista 😉

  8. ha risposto a Antonello: Diciamo che Salon non è uno champagne per tutti i giorni, però mica ce l’ha ordinato il medico di bere Champagne. Io la maggior parte degli RM li trovo imbevibili!

  9. Interessante osservazione. In genere nei ristoranti vengo accolto con una bollicina di piccolo produttore totalmente sconosciuto e di solito non vale il più semplice dei Franciacorta. La maggior parte di quetsi vini ha solo difetti e poca bevibilità. Qualche eccezione c’è, ad esempio EGly ouriet a me piace molto, soprattutto il rosè. La Closerie è buono ma introvabile.

  10. Mi sorge un dubbio, non sarà che la sovraesposizione dei piccoli produttori ha portato ad emergere anche tanta roba improponibile… Mi sembra di aver letto che non so quante migliaia di cantine ci sono in champagne… Mica possono essere tutti buoni 😀

  11. ha risposto a Antonello: Super esperti? Non cominciamo con le offese 😉

    Il metodo soleras è una tecnica di invecchiamento per vini , vini fortificati o distillati. Consiste nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire le botti più in alto; dopo un anno una parte del contenuto viene travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori vengono riempite con il nuovo vino o distillato che dir si voglia, ed il procedimento si ripete di anno in anno; in tale maniera il vino che si trova nelle botti alla base, pronto per il consumo, risulta composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchisce di particolari sentori. Il sistema è di origine spagnola – credo – si usa per sherry e madeira per esempio, e si chiama Solera perché il vino pronto da imbottigliare è quello nella botte più vicina al suolo, la botte “solera” . Selosse , per alcuni dei suoi vini utilizza almeno tre annate diverse a cascata. Il metodo Solera è ossidativo, e cioè consente il contatto del vino con l’aria

    E chiuderei con la scheda tecnica del vino di Selosse più rappresentativo con queste specifiche, il Substance.

    “Per la fermentazione vengono utilizzate barrique nuove da 228 litri, costruite con legno di rovere merrain proveniente dal centro della Francia o dai Vosgi. Il legno ha subito un essiccamento all’aria aperta di almeno 18 mesi prima di essere sottoposto a una tostatura leggera (lunga e penetrante). Il passaggio del vino in queste botti dura 12 mesi e si procede periodicamente al batonnage (rimessaggio) per favorire una maturazione uniforme. Nel mese di giugno dell’anno seguente si procede all’assemblaggio secondo il metodo “Solera”, quindi all’imbottigliamento. L’invecchiamento in bottiglia dura almeno 6 anni durante i quali le bottiglie vengono spostate quattro volte. Poiché questo particolare vino ha dapprima vissuto un periodo a contatto con l’aria durante la maturazione nelle barrique e poi è stato rinchiuso in bottiglia, è opportuno “riaprirlo” lasciandolo respirare prima di poterlo apprezzare al meglio. È dunque consigliabile consumarlo almeno 4 mesi dopo la data del dégorgement (indicata sulla retro-etichetta) e di arearlo adeguatamente.”

    Sperando di non aver tolto troppo spazio all’autrice del post 😉

    gdf

  12. ha risposto a Il Guardiano del Faro: Grazie! Spiegazione esauriente 😉
    Quindi si può dire che selosse le cerca proprio le ossidazioni? Certo che non immagino niente di più lontano dagli champagne che un metodo nato per lo cherry… 😀

  13. Estremamente interesante…e di attualità!!! Concordo con quanto scrivi e soprattutto con il concetto che la sola sigla RM non significa qualità a prescindere…..mentre molti attori del mercato la vedono ..o la vendono…così! Il Purtroppo oggi viviamo in un mondo di sigle…e non solo in Francia. Sei grande!! Ciao!

  14. ha risposto a Antonello: Scaraffa tranquillo. Anche io la prima volta che me lo hanno detto avevo dubbi. pancia stretta e collo lungo direi ma è per i naturali (se va bene questa definizione non lo so). almeno penso che il guardiano del faro intendesse questi!

  15. Se parlate di récoltant manipulant, alcuni lo consigliano. altrimenti comprate solo le grandi maison e state tranquilli che non dovete mettervi a versare con accortezza per non rovinare il perlage. O pensavate di farlo con il secchio?

  16. ha risposto a Antonello:

    Si, ma siccome non è un ginger ale anche se ne perdi una parte va bene lo stesso, visto che parliamo di un “vino” in questo caso, con perlage ma è un vino, e non una sostanza schiumogena. Non sono un grande fans di Substance, ma volendo parlarne mi pareva giusto andare fino in fondo al concetto 😉

  17. Sì, ma in breve e a favore di chi mi sta mandando mail, il decanter si può usare o si commette reato di lesa maestà? Così facciamo prima senza arzigogoli di perlage e bicchieri adatti (come diceva qualcuno, meglio dalla bottiglia così non devo contare i bicchieri)

  18. ha risposto a Vincenzo Pagano: Le regole, di norma, devono essere fatte per farne a meno. Ultimamente in Francia va di moda caraffare. A me non piace particolarmente ma, per esempio, gli champagne di Francoise Bedel ci guadagnano. Dipende da noi e dipende dal vino

  19. ha risposto a Vincenzo Pagano: Personalmente credo che vada evitato. Il perlage non è un aspetto secondario nello Champagne e la caraffa lo penalizza. Così tanto mi piace il perlage che a costo di farvi inorridire dico che tranne nel caso di millesimati importanti, a me piace anche la flute e questa mania degli ultimi anni di bere le bolle nel bicchiere da vino la trovo eccessiva. Se bevo un brut di Billecart per me va benissimo la flute. Se bevo Oenoteque 96 (che è pazzesco!) allora chiedo un bicchiere più importante perchè devo sentire i profumi. Ho visto persone scomodare un ampio bicchiere da vino per bere il prosecco. Ma per favore! Chiaramente fanno eccezione i maschietti col nasone. ;-)))

  20. ha risposto a Cristiana Lauro: Concordo su tutto ma secondo me i piccoli produttori che fanno grandi prodotti sono più di qualcuno. E’ altrettanto vero che la larga diffusione di champagne a buon mercato ha inquinato il mercato. A 20 euro non posso aspettarmi di bere una buona bottiglia di quella zona, quindi non la compro. Talvolta anche il prezzo è indicativo, non in assoluto ma indica. buongiorno a tutti e a Black Mamba.

  21. ha risposto a Gianluigi Del Mare: Infatti la Lauro ha dichiarato che le carte dei vini che preferisce sono in ordine di prezzo. Forse non è una brutta idea. Il prezzo indica eccome! Vale per tutto. Io non mangio il pesce in una simpatica trattoria da 25 euro a testa, perchè temo che mi avvelenino. Poi concordo con Lauro su W Dom Perignon, il 2002 è buonissimo ma è sempre grande anche nelle annate un po’ meno felici. Salon forever ma costa molto e io me lo permetto di rado.

  22. ha risposto a Gianluigi Del Mare: ha risposto a Marco M.: Ovviamente il mio sostegno alle carte dei vini in ordine di prezzo, già diffuse negli Stati Uniti da tempo, è un’iperbole, però efficace e in fondo un senso ce l’ha. E’ vero, sono d’accordo, il prezzo indica, non determina ma può essere indicativo. concordo con Marco, io non mangerei in una trattoria di pesce a 25 euro, perchè conosco i prezzi del pesce e, a meno di usare porcherie surgelate da banco del supermercato, non si può a Roma organizzare un pranzo a 25 euro a coperto, considerando servizio e locale. Lo stesso vale per mille altri prodotti. Non compero Olio extra vergine di oliva a 5 euro il litro perchè so quanto costa la produzione, quanto costano i frantoi. Non compero nemmeno un maglione di cachemire a 100 euro. Perchè è sicuramente quel tipo di cachemire che somiglia alla lana mortaccina e che in mezz’ora fa le palline. Non mi aspetto di bere un buon vino a 6 euro e via dicendo. Il prezzo è indicativo quando è troppo basso. Non è detto che o sia quando è alto. Questo è il problema.

  23. Io sono un sostenitore degli champagne RM, a patto che non si creda davvero di bere cose buone a 20 euro. Larmandier Bernier è un biodinamico di tutto rispetto che mantiene costante e alta la qualità dei suoi vini, come De Sousa, sempre biodinamico e molto buono a mio modesto avviso. Ce ne sono tanti comunque ma concordo con voi che anche il prezzo è un indice importante. Non è possibile in Champagne fare alta qualità ai prezzi della Franciacorta. Infatti a parità di prezzo io scelgo la Franciacorta, non tutta ma qualcosa di sicuro trovo.

  24. il pezzo di BM è sicuramente un iperbole. Anche dire che a 20 € fa sicuramente schifo lo è: infatti mi piacerebbe sapere in quale enoteca si trova uno champagne a 20€ da asporto. Neanche i franciacorta ce la fanno.

    RM non significa tutti strepitosi, ma su circa 4000 produttori possiamo elencare 200 etichette degli stessi che a prezzi umani fanno un mazzo tanto a dom perignon 2002 che nelle mie 6 volte in cui l’ho bevuto non mi ha detto proprio niente. Il 96 era un’altra cosa, il 2002 è decisamente sopravvalutato perchè “sia mai che DP nell’annata perfetta non sia strepitoso”

    qui sotto si è citato larmandier bernier, ne aggiungo altri: alain couvreur, pertois moriset, christian busin, henriet-bazin, michel fallon (costicchia, ma…) Ulisse collin, camille saves, tarlant, laherte freres, pierre peters, jack legras (immenso), agrapart, Lancelot royer….

    tutta gente che lavora seriamente e che ai prezzi dei base delle maison mette in giro roba seria, non le ciofeche stile moet, veuve, ruinart….

  25. Questo articolo, mi sembra contenere solo una grande quantità di generalizzazioni e nessuna argomentazione oggettivamente riscontrabile che non sia frutto di un mera opinione personale.
    Lei quindi include in ciò che lei dice prodotti come quelli di Andrè et Jacques Beaufort in particolare la linea di Ambonnay ?

  26. ha risposto a zakk: Gentile zakk, molti ristoratori mi hanno detto di avere acquistato champagne RM a 20 euro iva compresa e fino a poco tempo fa a Roma, ad esempio, circolavano un’infinità di questi prodotti a mio avviso imbevibili, non parlavo di scaffale di enoteca, forse non mi sono spiegata, se il post è equivoco mi scuso. Circa Dom Perignon 2002 dissento, a mio giudizio è uno dei più grandi mai usciti sul mercato. Sul 96 che dire, semplicemente strepitoso, ma è ovvio. Proprio ieri mattina ho bevuto con un amico Oenoteque 1996 da Roscioli a Roma e devo dire che come prima colazione l’ho trovata di tutto rispetto. E’ veramente grande, uno dei migliori…e decisamente meglio del mio Nescafè. Spero mi ricapiti di fare colazione così. Grazie per il tuo intervento Zakk! 😉

  27. ha risposto a CHRISTIAN: Gentile Christian, se parliamo di riduzione e prese di spuma tecnicamente non perfette, si tratta di questioni oggettive e le generalizzazioni fanno parte del discorso, mica conosco tutti gli RM per nome e cognome! Chiarito questo è evidente che in un post scritto da me si evinca un’opinione personale che rispetta, peraltro, il tuo sacrosanto diritto al dissenso. Circa Beaufort ho già chiarito in un commento che mi piace. Lo inserisco nell’elenco dei grandi esclusi dalla mia lista nera di RM difettosi e imbevibili. Grazie Christian per il tuo intervento! 😉

  28. ha risposto a zakk: Concordo con Lauro, Dom Perignon 2002 è eccellente, uno dei più grandi. Se poi consideriamo che ne producono almeno 3.000.000 di bottiglie, di quel livello qualitativo…

  29. io invece credo che DP non superi il milione di bottiglie. Dichiararne di più aiuta a dire che anche con quantità elevate (come se un milione fosse poca cosa) si è bravi.
    Io sostengo da sempre che è sui prodotti base che un’azienda deve essere valutata, sulle tirature limitate le cose si semplificano.
    Moet per me è quindi una grande azienda perchè generalmente DP è veramente buono anche se non è il prodotto base aziendale, ma con quelle cifre…
    Sulla generalizzazione del discorso di black mamba non sono per niente in sintonia: dire che gli champagne dei RM sono difettosi significa dare un’informazione falsa e tendenziosa. Si facciano i nomi dei vini difettati assaggiati e allora poi si discute.

  30. dimenticavo: non basta produrre champagne senza difetti per poter dire di fare grandi champagne.
    Sotto ho scritto “… non le ciofeche stile moet, veuve, ruinart” intendendo che di sicuro sono vini senza difetti, ma anche che sono la miglior rappresentazione del piattume fatto vino.
    Il vino non deve essere buono (anche la coca cola è buona!!), ma deve essere interessante.

    sui 20 € a bottiglia + iva ad enoteche e ristorazione si trovano anche i base delle maison: vogliamomfare un confronto con stagnole alla mano?

  31. ha risposto a zakk: Vedo che alzi il tono della discussione. Altro è esprimere un’opinione su una miriade di prodotti a mio avviso imbevibili, altro è dire che Moet è una ciofeca. Utilizzo questa tua plebea locuzione e mi adeguo al gergo perchè non amo chi sputtana il lavoro degli altri. Trovo fra gli RM un bel po’ di prodotti difettosi ma non vedo perchè, pur tutelando la mia libertà di espressione, devo indicare nomi e cognomi solo per il gusto della polemica. Ho sollevato un problema, ma preferisco nominare chi mi piace e l’ho fatto con La Closerie e Dom Perignon, non chi mi piace poco o per nulla. Inoltre ho specificato che fra gli RM ci sono tante bottiglie eccellenti, proprio ieri sera con alcuni amici ne ho assaggiate diverse. Non intendo accettare le tue provocazioni, gentile Zakk e se vuoi fare dei nomi, falli tu, come già è successo. Per me il lavoro degli altri va rispettato, così come esigo rispetto per il mio. Circa la tua affermazione che il vino deve essere interessante e non buono, ti rispondo che il vino deve essere buono e bevibile perchè i vini buoni sono quelli che finiscono…Come dice sempre il mio amico crotalo. 🙂

  32. ha risposto a zakk: Beh dire che moet o Veuve e co siano senza difetti mica è scontato, visti gli ettolitri di liquer aggiunti secondo la necessità del marketing.
    Tutti i gusti son gusti, diceva il gatto leccandosi…

  33. ha risposto a Cristiana Lauro:

    quindi dire che i RM sono imbevibili (generalizzando) va bene, dire che i base di moet sono ciofeche (imho ovviamente, o dobbiamo sempre ricalcare questa cosa?) non si può.
    E perchè mai? Non lavorano anche i recoltant? O forse il loro lavoro è meno nobile?
    Hai bevuto champagne RM che non ti son piaciuti? Bene, dicci chi e perchè, non c’è niente di male.

  34. ha risposto a zakk: Beh che ci siano RM buoni è fuori di dubbio, persino banale, ieri sera per esempio mi sono sgargarozzato un ledru da urlo… Ma credo che il pezzo dicesse altro… Per esempio che la corsa/ossessione a piccolo è bello sempre e Cmq mica sia poi troppo vera. Che spesso ci propongono piccoli produttori dai prodotti tamugni e smaccati, dai dosaggi imbarazzanti o acidità fuori registro. Insomma personalmente penso che tra migliaia di produttori di champagne grandi e piccoli oramai ci sia veramente poco da scoprire…

  35. ha risposto a Carlo Giovagnoli: da sempre i dosaggi variano in funzione del mercato di destinazione e non mi pare che questa usanza abbia spaventato gli appassionati
    se poi dobbiamo discutere di qualsiasi argomento propongo “non ci sono più le mezze stagioni” che va sempre forte 🙂

  36. ha risposto a zakk: i nomi sono meno importanti di quanto pensi, potrei aver assaggiato un RM che non conosci e viceversa quindi non potremmo parlare di nulla
    in ogni caso lo Champagne come lo conosciamo noi è quello delle grandi maison, i piccoli sono un fenomeno molto recente e per ora i livelli assoluti di qualità sono raggiunti solo e sempre dai soliti noti

  37. ha risposto a zakk: Io ho scritto insieme a Odisseo che la maggior parte degli RM che dilagano nella ristorazione italiana sono imbevibili. Lo penso, ho assaggiato molte bottiglie tremende e piene di difetti. In compenso ne ho trovati tanti altri ( molti sono nella guida 99 che ho citato) veramente interessanti. L’altra sera il mio amico Maurizio Paparello, fra i migliori palati che conosca e che fa parte del panel di degustatori della suddetta guida, mi ha fatto provare Marie Courtain, blanc de noir interessantissimo e buono, infatti l’abbiamo finito in poco tempo. Eppure tanti RM non sono così. Larmandier Bernier è buono ma era molto meglio qualche anno fa, non so se sei d’accordo. E comunque i più grandi del mondo restano quelli delle grandi maison, a mio avviso. Ieri ho bevuto il 90 rosè di Oenoteque. Un capolavoro! Uno dei più grandi champagne del mondo, insieme a Salon, a Krug Collection…Sono grandi maison.

  38. ha risposto a Carlo Giovagnoli: quello che intendevo è che il nostro gusto dello Champagne è modellato sui prodotti delle maison, gli Champagne RM sono troppo recenti per aver formato il nostro gusto, il dado non c’entra niente

  39. ha risposto a Cristiana Lauro: non trovi anche tu curioso e interessante il fatto che i migliori champagne sono quelli dei produttori più grandi mentre per i vini, e penso in primis alla bourgogne, le cose migliori vengono dai piccoli?
    magari parlar di questo potrebbe essere più interessante anche se lascerebbe il mare meno pulito 🙂

  40. ha risposto a odisseo: Eppure non sai quanto c’entri in dado da brodo con molti RM…Ossidazioni…Certi prodotti con strutture importanti e materia ricca, quando le tecniche di cantina sono approssimative,prendono sentori di Curry ma anche di glutammato, proprio come i vini rossi in ossidazione. Ne abbiamo assaggiati tanti, caro Odisseo! ;-)))

  41. ha risposto a odisseo: Hai ragione. Interessante! Parliamone, magari in privato che qui annoiamo i lettori. Vado a finire di spazzare, porco cane, non si finisce mai!

  42. ha risposto a Cristiana Lauro: E comunque sono anch’io per le grandi maison, con qualche divertente eccezione che avete già citato. A me piace molto Moncuit e anche Leclepart. Li trovo costanti e sulla qualità alta.

  43. ha risposto a Carlo Giovagnoli: insieme a me lo dicono qualche centinaio di milioni di bottiglie ogni anno, scusa se è poco!
    omologa: vero, appiattisce: vero, ecc ecc ma evidentemente c’è anche qualcos’altro

  44. ha risposto a umberto geco: Perchè poco attuali? Più attuali di così, c’è l’invasione di RM di scarsa qualità, non può negarlo sig Gego. Tendenza o moda, la chiami come vuole ma è così.

  45. ha risposto a odisseo: Torniamo al dado… Il fatto che piaccia a tanti e da tanto tempo mica significa che sia una ficata!
    Qualcuno diceva come mai in borgogna piccolo è bello e in champagne no? Semplice perché lo champagne è un prodotto industriale, tarato su un gusto massificato dalla liquer e diavolerie simili… Ettolitri di mischioni provenienti dalle zone più varie mascherati dallo sciroppo… A posto!

  46. ha risposto a Carlo Giovagnoli: sul primo punto ti dico che mi piacerebbe chiamarmi Moet, Chandon, Pommery o anche solo Veuve! 🙂
    per il resto la tua altra affermazione è piuttosto tranchante ma se si pensa che lo Champagne è l’unico (il primo) vino pregiato in cui è codificata la miscela di vitigni e annate…

  47. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Un prodotto industriale. Qui si finisce per la ricerca spasmodica dell’artigianalità a bere vini difettosi e birre italiane prodotte nel condominio della sora Franca con la grande artigianalità del luppolo comprato su internet. Non mi fido e aggiungo che in Borgogna in mezzo a tanti vini “contadini” ne ritrovo pochi grandi, il resto sono tutte chiacchiere su bottiglie difettose. I grandi però sono grandi e io cerco di berli più che posso.

  48. Io sono di parte e tifo per Cristiana Lauro, però devo dire che non mi piacerebbe uno Scatti di Vino che non avesse più curiosità e si rifugiasse nel porto tranquillo dei marchi blasonati. Come non possiamo dire che i piccoli sono sinonimo di qualità, così non possiamo dire che i marchi sono sinonimo di eccellenza.

    La questione mi ricorda molto gli acquisti dei cappotti di cammello o del cachemire sul finire degli anni ’70. si andava in posti di campagna tra i capannoni e si comprava complici il capo che prometteva grande qualità a prezzi bassissimi. poi la storia era diversa e tra benzina, perdita di tempo ecc sarebbe stato meglio comprare nel negozio a 200 metri da casa.

    (Lauro non uscirtene con un crodino per cortesia. Mi va bene sia Ambonnay che Oenotheque!!!!!!!)

  49. ha risposto a zakk:

    Tu sei un mio amico! Mi hai risparmiato un sacco di battute per dire le stesse cose che avrei detto io!

    Al tuo elenco ci aggiungo Janisson Baradon.

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