La Sora Franca del terzo piano, se avete seguito la saga qui su Scatti di Gusto, è individuo assai ammaliante, di raffinata cultura, letterata di prim’ordine e fine pianista. Erudita al punto giusto, ma non priva di idee e spunti personali, adepta della gnosi, affiliata della conoscenza, euristica per antonomasia e donna di mondo nonchè viaggiatrice instancabile. Ella  riesce a coniugare sapere e ragione , in una sintesi moderna, contemporanea direi. Franca è colei che si suol definire, con faticosa ricerca di terminologia adeguata, una figura intellettuale sotto tutti gli aspetti. Perennemente tormentata dal dubbio, dalla coscienza della morte e dalla necessità di trascendere per dare un senso a questo esserci che un senso altrimenti non avrebbe, se non nell’anima che da qualche parte dovrà pur essere sennò ditemi (ditele!) il perché!…

Ad ogni modo ieri ho incrociato la Sora Franca del terzo piano per le scale e mi ha attaccato un bottone che la metà bastava, circa alcune sue riflessioni su questo blog.

“Ao’!”, così mi pare intonasse l’adagio “ è da n’anno che sto a legge Scatti e nun c’ho (sempre voce del verbo c’avere) capito gnente! Ma che è ‘sta storia degli abbinamenti co’ ste cosce? Che so tutte ‘ste gambe scosciate ‘ste donnine co’ e minigonne che tengono er calice co  ‘sta spocchia da grand hotel e quell’artre che stanno a magnà biscottini a Parigi e li chiamano tortijoni? O maccheroni mo’ nun me ricordo. Com’è sta storia’ Ndo devo annà l’anno prossimo a Natale? A Pariggi? Vabbè ce so ggià stata, alloggiavo ar Miramare in centro, sì ma insomma, senza infamia e senza lode… e annamio! Ma poi scusi, signorì, visto che lei se ne intende: ma che ssò’sti vini naturali che non parlate d’artro urtimamente?

E così, siccome stavo giusto per assaggiare una bottiglia di Barolo Brunate Le Coste 2006 di Rinaldi, ho deciso di salire a casa sua per condividere insieme a sua  figlia, quella del nail bar e al suo spasimante tatuato dai capelli scazzati, una breve degustazione di un buon vino naturale. O almeno, questo era nelle mie intenzioni, ma in verità non ho proferito verbo perché si sa, la Sora Franca tende ad occupare la scena con una certa prepotenza, che mi sono ben guardata dal contrastare.

Il Barolo, eccellente, è stato celebrato in versi sciolti. Tuttavia dopo il primo sorso, Franca s’è ricordata (maledetta lei!) di una bottiglia di vino sicuramente naturale che aveva dentro alla dispensa e che, a suo avviso, avrebbe potuto competere con Rinaldi. Bottiglia del nonno, naturalissima ovvio, in evidente ossidazione una cosa tremenda, faceva schifo anche l’uva secondo me. Lo spasimante della figlia coi murales sugli avambracci, ha tentato di dire qualcosa ma aprendo la bocca ha vomitato una specie di alien che ha addobbato il muro di fronte con un graffito di cui si sta occupando la sovrintendenza, per via di una  stupefacente somiglianza con alcune scene di caccia al Mammuth di preistorica memoria.

C’è tanta confusione sul concetto di vino naturale e, come ho già avuto modo di precisare in un mio vecchio post, trovo il termine inadatto. Il vino non può essere naturale, essendo il risultato di una tecnica di produzione che trasforma l’uva che altrimenti diverrebbe naturalmente aceto. Capita troppo spesso che l’etichetta “vino naturale” giustifichi errori e forzature. Non lasciatevi abbagliare dall’etichetta perché la puzza è puzza e l’imprecisione non si corregge, naturale o meno. Brunate le Coste di Rinaldi è un grande Barolo che io amo e bevo volentieri e siccome passo per essere quella ipersofisticata e snob, vi dico che per me questo vino è molto buono e non ha bisogno di  giustificare alcuna caratteristica in base al metodo.

Amici di Black Mamba, non sopravvalutate vini difettosi o incomprensibili solo perché contrabbandati per naturali. Perché se il vostro palato non li comprende, vuol dire che non c’è niente da capire se non che quel vino è fatto male.

E a proposito di incompresi, vi lascio in compagnia di un grande della musica italiana, Enzo Carella, me l’ha suggerito la sora Franca e devo dire che ha un talento naturale, lui sì!…Il testo è di Pasquale Panella. E ho detto tutto! Fatevi due risate che è meglio!

Parola di BlackMamba!

Rinaldi Giuseppe. Via Monforte, 3 – 12060 Barolo (Cuneo). Tel. +39 0173.56156

34 Commenti

  1. Divertente… Insomma come a dire non esistono vini naturali, convenzionali, bio, industriali, ecc… Ma solo buoni o cattivi… Quelli di Rinaldi sono buoni, diamine se lo sono 😀

  2. Rinaldi è sempre un grande mi piace e trovo che sia costante negli anni. Sacrosanta verità, spesso il termine naturale serve solo a coprire difetti di metodo nella produzione. Quoto con Bocchetti: i vini sono buoni o cattivi.

  3. Cristiana, se sei in linea, su Enzo Carella stendiamo un velo pietoso ma il problema grave è il testo di Panella. Carella genio incompreso e Panella forse compreso un po’ troppo, no???

    • ha risposto a Marco M.: E’ arrivato secondo a Sanremo…Mi fa ridere un casino. Pasquale Panella secondo me è un paroliere molto sopravvalutato. Molto! Ciao Marco!

      • ha risposto a Cristiana Lauro: Panella però ha scritto per Battisti. Possibile che questo testo si suo?Mi sorprende. Mentre che sia arrivato secondo a Sanremo non mi impressiona affatto. Rinaldi è sempre stato grande e trovo belle anche le etichette, per quello che può contare. Non ho provato il 2006 forse sarà un po’ giovane. Buonasera a tutti.

  4. E’ un Barolo corretto, naturale oppure no, è un vino ben fatto e senza sentori fastidiosi all’olfatto. Mi propongono certe bottiglie terribili alcuni sostenitori dei vini naturali. C’è davvero una confusione gigantesca intorno a questo tema. Vini buoni e possibilmente senza troppi trattamenti chimici, ma questa regola dovrebbe valere per tutto. Oppure siete tutti quanti così attenti alla garanzia del biologico sugli alimenti che ingerite? Soprattutto ai ristoranti o in pizzeria ad esempio? E poi voglio dire un’altra cosa : la maggior parte dei grandi palati non ha la fissa per il vino naturale. Mentre ho notato che gli ossessivi della naturalità poi in degustazione non percepiscono i difetti del vino. Assaggiano vini ridotti che dopo due ore non hanno perso quei sentori e non si pongono il problema che forse quel vino è solo sporco, non è ridotto!

    • ha risposto a Alessandro D.: Introduci un bel tema. Non solo i più non distinguono l’ossidazione dalla riduzione ( e finiscono pertanto ad ossigenare vini ossidati con il risultato che puoi immaginare) ma spesso attribuiscono alla riduzione alcuni sentori di sporco. Se l’odore di stalla o di pollaio non se ne va dopo una breve ossigenazione, vuol dire che quel vino non è ridotto. E’ ZOZZO!!! Cantina zozza= vino zozzo! Cariche batteriche, funghi, muffe, insomma: sporcizia! Legni lavati male ( perchè non è facile lavare bene i legni, infatti guardacaso nelle cucine dei ristoranti, cucchiarelle e taglieri di legno sono banditi, pena una multa salatissima) Avrei mille esempi di fetecchie naturali tanto amate dai sostenitori dei vini difettosi. Ma preferisco tacere..Il vino vero ha da puzzà! Ma per favore!!! Ciao Alessandro!

  5. Amici, a scanso di equivoci e visto che quando scherzo parecchi non capiscono: non sono un’appassionata di Enzo Carella, mi fa solo ridere!!! Molto…

  6. Finalmente chiarezza sul concetto di naturale…quanno ce vo ce vo:-) pensa se Noe’ non avesse addomesticato la vite a quest’ora di cosa si parlerebbe?

  7. Beh in realtà in Giorgia la vite non è stata mai addomesticata… Vive ancora parassitaria e il vino l’hanno sempre fatto… Su una cosa la Lauro ha ragione: al di la di neutrale o nonn Rinaldi fa dei gran vini

  8. Vale una regola. Che il vino sia buono. Qui ci stiamo incartando troppo spesso sui metodi e il prodotto finale non interessa piu’ a nessuno. La maggior parte dei vini italiani detti naturali e’ una storia solo di vini mediocri. In francia le cose vanno diversamente, ovvio. Come si puo’ bere soddisfatti un vino con acetica? Mi e’ successo di recente nella mia citta’ e mi hanno spiegato che quello pero’ era un vino biodinamico. Per me era soprattutto un vino cattivo.

  9. Rispondo a Edoardo e a Carlo Giovagnoli: Non tutti i vini biodinamici puzzano. Romanèe Conti non puzza, Leroy nemmeno ecc. In genere in Italia se ne salvano pochi dalle contaminazioni terribili al naso…e non solo al naso.

    • ha risposto a odisseo: certo, ti assomiglia! ;-))) Bel vino Rinaldi, gran bel vino. Anzi buono, và! Voglio usare un termine desueto. Ah!ah! Ciao Odisseo!

    • ha risposto a Grande ketty: Dai commenti che ho letto di solito sembra un erotomane. Però tempo fa dichiarò di essere innamorato di Black Mamba, poi dopo l’ho ritrovato su un pezzo di Alessandro Bocchetti che diceva qualcosa di analogo. Un personaggio un pò fluttuante. 😀

  10. Bella bevuta il 2006 di Beppe Rinaldi.. Uno dei migliori Barolo 2006 (naturali e non)
    Poi il concetto di Rinaldi (Marta e Beppe) non è da tromboni-talebani del corno letame a tutti i costi e salame sugli occhi.
    C’è un rispetto ed una passione per la terra che supera di molto “l’etichetta” di bioqualcosa. I loro vini ne sono la prova.

    P.s: ma Petrus e le gambe di Cristiana… a quando un reportage FOTOGRAFICO dettagliato?!?! 😉

    • ha risposto a Luca Cravanzola: Capperi! Ogni tanto trovo un buongustaio in mezzo a tanti quaquaraquà! Quella foto era evidentemente solo un gioco, uno scherzo fatto durante una cena. Pensa che l’ho scattata con Marco Reitano che reggeva la bottiglia e rideva come un matto. Ma qui su Scatti qualcuno l’ha trovata volgare e vanitosa ed è successo un pandemonio. Questo tipo di indignazione per così poco, non fa altro che effeminare gli animi dei maschi e mascolinizzare quelli delle femmine. Infatti in giro vedo tanta confusione. Ahimè! Sacrosante parole le tue su Rinaldi, caro Luca: ” C’è un rispetto ed una passione per la terra che supera di molto l’etichetta di bioqualcosa” …Hai brillantemente trovato la sintesi di quello che avrei voluto dire. Grazie Luca! P.S Comunque io sono dispettosissima, quindi di cosce ne metterò ancora, mi piace il caos! 😉

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