Pensavamo che in fatto di benessere animale negli allevamenti avessimo visto abbastanza. Dopo le galline ovaiole ammassate in gabbie grandi come fogli A4 e pulcini maschi triturati vivi perché inadatti al commercio di carne, arrivano i maiali mutilati e gettati in buchi di gabbia per la gravidanza.

A mostrarli è il video shock di un’associazione animalista americana che ritrae 2700 maiali in un allevamento di Goodwaell, Oklahoma, tenuti in condizioni orribili. Tutti pronti (o destinati) alla macellazione per la catena di supermercati Walmart (prezzi sempre bassi, recita la pubblicità, e ti spieghi il perché!)

Scene di ordinaria follia umana (il video lo trovi qui ed è raccomandato ad un pubblico adulto), forse persino gratuita, che ha spinto un’azienda, la Seaboard Foods, 4 milioni di maiali prodotti all’anno, a mutilare gli animali di coda e orecchie, a castrarli senza anestesia a pochi giorni di vita e a gettarli in strette gabbie durante la gravidanza.

Per sedurre l’istinto politically correct degli Americani, la Seaboard Foods è arrivata a dipingersi come un’azienda impegnata “in un’adeguata cura degli animali”, rispettosa dell'”obbligo morale ed etico di scegliere un trattamento umano per gli animali”. A scoprire la verità è stata la The Humane Society of the United States (HSUS) che ha denunciato l’azienda dopo aver tentato invano a lungo di sensibilizzarla sulla necessità di migliorare le condizioni di vita dei suoi animali.

Boicottare Walmart? Forse non ce ne sarà bisogno visto che il gigante della Gdo ha già fatto sapere che l’azienda dell’Oklahoma assicura solo una minima percentuale delle forniture suine dei suoi supermercati e che adotterà i necessari provvedimenti.

Ma se una tragedia si conclude, tante altre restano in atto se è vero, come denunciano le associazioni animaliste Usa, che la situazione negli allevamenti intensivi di tutto il mondo non è tanto migliore di quella dei suini di Goodwell. Sottoposti a cure antibiotiche e ormonali, soggetti a illuminazione ininterrotta, costretti a stare in condizioni di sovraffollamento e di stress, spesso mutilati di coda e testicoli.

Con la differenza, rispetto alle galline ovaiole, che nessun indicatore in etichetta permette al consumatore di sapere che vita ha fatto l’animale che compra. Niente codice 0, 1, 2 o 3. Solo un’etichetta opaca, che dell’animale racconta la provenienza e poco più.

La normativa europea sul benessere animale vieta in effetti alcune delle pratiche scoperte nell’allevamento dell’Oklahoma e impone livelli minimi di benessere in materia di affollamento, interventi chirurgici, trasporto, illuminazione, somministrazione di cibo e acqua. Ma certo indicazioni più precise come per i polli consentirebbero ai consumatori di fare acquisti più consapevoli e di incidere (volendo) sul miglioramento delle condizioni di vita dei suini negli allevamenti.

[Fonte: greenme.it Foto: windsurf.it, gaspescantina.wordpress.com]

6 Commenti

  1. Fiera di mettere il primo commento su una notizia che non avrei voluto leggere mai. Questo video è agghiacciante. Difficile trattenere le lacrime ma va visto. Ecco come vengono trattati gli animali negli allevamenti intensivi. Vergognoso. Boicottare? Forse bisognerebbe fare qualcosa di più! Molto triste e fa incazzare!

  2. Io non sono vegetariano e il mio discorso può essere ritenuto ipocrita. Per quanto questi animali siano destinati al macello, preferirei vivessero la loro breve vita senza essere torturati. Il consumatore dovrebbe poter scegliere, come per le uova che indicano il tipo di allevamento dovrebbe essere obbligatoria l’indicazione del tipo di allevamento anche per le carni.

  3. Il video è scioccante, ma……………. guardate che tutti gli allevamenti intensivi di maiali sono così,anche in italia.
    Non se oggi giorno le cose son cambiate, ma una trentina di anni fà ne ho visti alcuni già così d’impianti, nelle nostre zone,stesse infrastrutture ,stessi metodi. Sistemi venduti da ditte certificate,aziende e modalità controllate e giudicate idonee dai veterinari ausl.
    Ora la domanda è :”Quale anello della catena non funziona bene??”

  4. In materia di benessere dei suini allevati in strutture intensive, ecco una sintesi dei contenuti normativi in materia, redatta dai Servizi Veterinari della Regione Marche:

    Le aziende devono garantire superfici libere sufficienti disponibili per ciascun suino. Le stesse devono disporre di appositi spazi liberi per rendere agevole il parto naturale assistito e di strutture adeguate a proteggere i lattonzoli che devono poter stare con la madre per almeno 28 giorni.

    Nel caso dei verri, i recinti devono avere una superficie libera al suolo di almeno 6 mq, costruiti in modo da permettere all’animale di girarsi e di avere contatto uditivo, olfattivo e visivo con gli altri suini ed i recinti utilizzati per l’accoppiamento devono essere liberi da ostacoli e disporre di una superficie al suolo di 10 mq.

    Inoltre si devono garantire:

    protezione verso i rumori costanti o improvvisi;
    esposizione alla luce per un minimo di 8 ore al giorno;
    accesso agli alimenti almeno 1 volta al giorno e, a partire dalla seconda settimana di età, disporre di acqua a sufficienza per l’abbeveraggio; devono disporre di paglia, fieno, segatura, legno, composti di funghi, torba o miscugli di questi, per poter svolgere normali attività di esplorazione e manipolazione;
    i pavimenti non devono essere sdrucciolevoli e non devono presentare asperità;

    Controlli

    I Servizi Veterinari delle Zone Territoriali dell’A.S.U.R. registrano gli stabilimenti d’allevamento e ne conservano un elenco. Tali autorità eseguono ispezioni al fine di verificare l’osservanza delle disposizioni previste e ne trasmettono i resoconti annuali alla Regione che a sua volta li invia al Ministero della Salute e quindi alla UE.

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