Piatti raccapriccianti. Il Kiviaq degli Inuit, foca farcita di uccelli interi

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Kiviaq, parola che evoca nordiche latitudini. E poiché si tratta di una pietanza degli Inuit, relativismi gastronomici. Appunto, relativismi. Con tutta la buona volontà e l’apertura mentale, per chi vive al di sotto del circolo polare artico, quasi un non senso gastronomico.

Il Kiviaq in effetti non è un piatto che nel prepararlo produca più sangue di quanto non ne scorra macellando o ripulendo un animale in casa delle sue interiora. E in fondo l’orrore che provoca non deve essere così lontano da quello che prova un vegetariano alla vista di un mattatoio. Ma poiché tutto è relativo, ci teniamo il ribrezzo di carnivori sensibili e vi raccontiamo di che si tratta.

Il Kiviaq è una ricetta a base di carne preparata dagli Inuit nel nord della Groenlandia. Si ottiene svuotando la carcassa di una foca (viene lasciato solo uno strato di grasso) e riempendola con centinaia di uccelli marini interi, non privati delle penne, del becco e delle zampe. Una volta richiusa, la carcassa viene circondata da uno strato di grasso di foca e lasciata a fermentare sotto le pietre per mesi. Per consumarne il contenuto quando arriva la stagione fredda.

Immaginiamo con vivo appetito, esattamente come dalle Alpi in giù si divora un bel piatto di amatriciana all’ora di pranzo.

P.S. Esiste anche il video di ripulitura del Kiviaq prima della consumazione ma, come avverte Dailybest che ringraziamo, guardatelo a vostro rischio e pericolo.

[Fonte: odditycentral.com, dailybest.it Foto Inga Sørensen/odditycentral.com]

10 Commenti

    • Va bene, facciamo così. Immagina di prendere una zucca bella grande, svuotarla e riempirla di tante verdure senza pulirle. Richiudi il tappo sigillando con la marmellata e metti tutto sottoterra. Dopo qualche mese, apri e affondi il cucchiaio nella melma, ops, zuppa fermentata…

  1. Stavo pensando alle urla che caccio quando trovo tre farfalline in dispensa o un limone muffito in frigo.
    Proprio vero che tutto è relativo. Pure l’orrore. 😎

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