La prima volta della guida dei vini de L’Espresso e del Cesanese

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Buona la prima! La serata dedicata al Cesanese dalla guida dei vini de L’Espresso è stata un successo: le migliori dieci aziende che rappresentano le tre denominazioni del Cesanese e tanto pubblico molto curioso e interessato. La formula è quella ormai tradizionale: albergo in centro, salone confortevole, banchi d’assaggio.

L’interesse della serata è dovuto alla recente esplosiva magmatica crescita qualitativa dei vini a base di Cesanese nelle tre denominazioni tradizionali. La promozione del Piglio a docg è stata uno straordinario impulso al miglioramento qualitativo dei vini e gli assaggi di ieri, imperniati sulle annate 2008 e 2009, lo hanno confermato.

Ecco i cinque vini che mi hanno più colpito:

  1. La Visciola Priore Iu Quartu Cesanese del Piglio docg 2010: per L’Espresso valeva l’eccellenza con la 2009, la nuova versione mantiene freschezza e precisione del frutto anche in un’annata meno potente. Già ottimo l’equilibrio.
     + secchio
  2. Damiano Ciolli Silene Cesanese di Olevano Romano doc 2009: dinamico succoso scattante, l’affinamento in acciaio mantiene un frutto teso e intenso che promette brillanti evoluzioni nel tempo a patto che abbiate tra le mani la bottiglia giusta.
  3. Colline di Affile Gaiano Cesanese di Affile doc 2008: minerale e dinamico, un vino che l’affinamento in legno completa e integra assecondando la tipica acidità della zona che vanta i vigneti più alti delle tre denominazioni. L’azienda è giovane e promette molto bene.
  4. Coletti Conti Romanico Cesanese del Piglio docg 2010: un classico, ricco caldo avvolgente come tutti i vini della casa, il frutto emerge sull’esuberante materia con morbida grazia.
  5. Migrante Consilium Cesanese di Olevano Romano doc 2008: primo assaggio dell’azienda che produce tre versioni di Cesanese e un passito. Affinamento in acciaio e gradazione sostenuta conservano rustica vivacità e indubbio fascino tradizionale.
    Quasi 

L’aspetto più curioso di tutta la degustazione è costituito dalla notevole variabilità delle caratteristiche dei vini originate sia dalla diversa provenienza, le zone di Affile Olevano e Piglio presentano orografie e climi assai diversi, sia soprattutto dalla mancata definizione di un profilo condiviso del vino. Nessun problema, almeno per ora, ma le differenze stilistiche tra alcuni vini sono decisamente troppo marcate e rendono difficile per gli appassionati l’individuazione del carattere essenziale del Cesanese. Se assaggiaste il Civitella 2010, rustico e già in fase ossidativa, insieme a uno dei cinque che vi ho indicato avreste di sicuro difficoltà a ricondurli a una matrice comune. La questione è importante soprattutto per il futuro.

12 Commenti

  1. Ma secondo me non era ricettata questa e nemmeno quella di montalcino , solo che esistono gusti differenti anche tra bravi degustatori… C’è chi apprezza maturazioni piu spinte e chi proprio (come me) non le regge 😉

  2. il civitella assaggiato ieri me lo ha servito il produttore, immagino e spero che lo avesse assaggiato prima
    lo avevo già bevuto con identici risultati, non si tratta di una bottiglia ma di un modo di fare il vino che a me piace poco

    • Ho capito! Trattasi di Civitelle diverse!
      Civitella in Val di Chiana, Civitella del Lago, Civitella del Tronto, Civitella Casanova, Civitella d’Agliano, Moio della Civitella, Civitella di Romagna 😛

      • ma non capisco una cosa, e mi piacerebbe che mi aiutaste… In tanti anni di degustazioni per la guida e private, tra le prime cose che ho capito (imparato) è che non c’è niente di strano che due degustatori abbiano idee diverse su uno o più vini… Per questo si degusta in commissione 😉
        Una cosa è un vino scorretto o difettato, un’altra stili che piacciano più o meno… Personalmente trovo da sempre i vini troppo concentrati, con maturazioni spericolate ed estrazioni eccessive, spesso improponibili, conosco invece alcuni degustatori che pensano che la sovramaturazione sia un stile e una tecnica…

        • Ale, forse in questi casi riesce difficile spiegare che il gusto soggettivo è una parte del giudizio. E ancora più difficile stabilire se un punteggio rispecchi criteri oggettivi. Finisce che non ti credono. Anche se poi mi fa paura l’avvio di degustazioni e assaggi che sembrano fatte con l’aiuto del piccolo chimico…

        • Quoto! E io conosco anche alcuni degustatori che parlando di stile, finiscono per apprezzare solo i vini che puzzano.Tutti i gusti son gusti diceva il gatto… 😉

  3. Non sono riuscito a passare all’evento, ma leggo con piacere del buon punteggio per Ciolli, una cantina, trovo, molto promettente.

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