Pomodoro cinese made in Italy? Sentenza storica contro i pirati del gusto

Prendi il pomodoro cinese, aggiungi acqua e sale, confezionalo con una bella etichetta dal sapore italiano e vendilo come made in Italy, anche all’estero. Chissà quante volte ha funzionato. Ora però arriva la prima sentenza che smonta il giochetto e chiama le cose con il loro nome: “vendita di prodotti industriali con segni mendaci”.

Il Tribunale di Nocera Inferiore ha condannato a 4 mesi di reclusione e 6 mila euro di multa il titolare di un’importante industria conserviera che aveva trasformato e venduto come prodotto del made in Italy pomodoro cinese.

“Una sentenza apripista”, l’ha definita il presidente della Cia Giuseppe Politi, nella speranza che torni utile “per perseguire tutti quei casi di falso made in Italy che danneggiano l’immagine del nostro agroalimentare, in patria e all’estero”. Una pratica diffusa e contro la quale combattono da tempo i Nuclei Antifrodi Carabinieri che negli ultimi due anni hanno sequestrato falsi prodotti italiani per 15 mila tonnellate e che, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane, a ottobre del 2010 avevano condotto le indagini sull’azienda conserviera oggi condannata dal Tribunale e condotto al sequestro di oltre 500 tonnellate di pomodoro contraffatto, disposto dal procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore Roberto Lenza.

A nulla è valsa la tesi difensiva secondo la quale il processo di lavorazione compiuto in Italia doveva essere considerato “lavorazione sostanziale” al punto da consentirne la vendita come “doppio concentrato di pomodoro” “prodotto in Italia”.

[Fonte: agi.it Foto: bistrotchezmaurice.com]

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