Critici enologici, wineblogger, giornalisti. Chi ama, chi tromba

Il succo della provocazione lanciata da Luciano Vignadelmar Lombardi, oste web 2.0 a Monopoli, sul forum del Gambero Rosso è stata affidata a una telefonata mattutina:

“Seguendo il ragionamento di Palumbo e facendo finta per un attimo di considerarlo valido, non è che a trombare possono esser solo i Ginecologi ???”

Palumbo è Leonardo Palumbo, il Presidente degli Enologi di Puglia e Calabria, che ha difeso la categoria dei degustatori professionisti:

“Qualora un concorso enologico abdicasse il giudizio tecnico ed obiettivo degli “onnipresenti” enologi a favore di quello discrezionale,soggettivo e verboso degli “amatori” del vino, offrirebbe una valutazione poca obiettiva perchè poca adesa ai parametri di pregevolezza organolettica che gli enologi colgono immediatamente. Direi che per fortuna ci sono gli enologi che il vino lo fanno, lo conoscono e se lo bevono pure! Ai “cultori del vino” resta però lo squisito piacere di raccontarlo e promuoverne la conoscenza. D’altronde ciascuno nel proprio lavoro è maestro.
Leonardo Palumbo”

Ne è nato il solito siparietto del volemose tutti bene, i blogger sono uguali, anzi, sono meglio dei giornalisti professionisti e via discorrendo con la nota che è inutile alzare dighe al nuovo che avanza più che altro per metriche quantitative: sono tanti/e i/le foodblogger che scrivono di cibo e i/le wineblogger di vino che tutto sarà sommerso da un mare di bit in libera uscita.

Nemmeno sto a commentare le posizioni perché sarebbe come ammettere che oggi ci sono troppe auto in circolazione e quindi è limitata la libertà di circolazione.

Piuttosto, ed è quello che mi interessa, ho ricevuto una telefonata (meno mattutina di quella enoica) relativa all’iniziativa che Alessandro Bocchetti ha lanciato per la convocazione di Stati Generali della Gastronomia (o, più prosaicamente, della Panza). Il tentativo è di trovare regole di ingaggio che evitino scontri in stile Via Pal. La prima riunione preparatoria si terrà a Firenze il 15 settembre.

Ebbene, dall’altro capo del telefono, mi hanno detto che faccio parte di un mondo vecchio perché dobbiamo riunirci invece che organizzare una video conferenza partecipata che sarebbe pronta in 10 giorni. Usate il sistema vecchio della politica per accreditarvi e ri-accreditarvi, questo il concentrato dell’accesa discussione, che si è infranto sulla nota che l’invito a partecipare è rivolto soprattutto alle realtà emergenti.

“Vedersi è meglio che parlare con le cuffiette e abbiamo deciso di incontrarci a Firenze che è abbastanza comoda per tutti”.

“Ecco, fatelo alla Stazione Leopolda così siete perfetti nella linea del cambiamento e della rottamazione. Non capite che il futuro sono i social network mica i titolari o gli autori dei blog”.

Sono rimasto un po’ perplesso. Vuoi vedere che se per trombare bisogna essere ginecologi, per trovare una quadra bisogna essere plenipotenziari?

[Immagine: a lonely walk]

20 Commenti

  1. Mettiamola cosí, già evitare le telefonate mattutine e le letterine ad hoc, sarebbe un ottimo motivo per vederci all’ancienne… 😀
    Meno videoconferenze e piu incontri, meno social network e piu rapporti… Non c’è una separazione tra tecnologia e fisicità ma solo la vita! Questo in troppi dimenticano, tra un post e un’emoticon.
    La vera modernità è parlarsi chiaro, tra nomi, cognomi e volti… Non basta avere idee bisogna metterci la faccia, la critica enogastronomica ha rinunciato da troppo tempo alla faccia, è il momento di fare il proprio dovere… Meno casacche e piu persone!!!

  2. ..che i blogger siano meglio dei giornalisti professionisti, è una TUA libera e arbitraria interpretazione distorcendo il senso di tanto “scripta manent” consultabile sul forum del Gambero Rosso e a cui si fa qui riferimento. Là la discussione verteva sull’affermazione, un pò avventata ma decisamente orientata alla salvaguardia di lobbye da parte di Palumbo& Assoenologi , dei professionisti della enotecnica e , in parte , dell’informazione. Il problema di queste “classi funzionali” , che si allarga come cerchia alla critica specializzata se non addirittura alle guide, è una qual sensazione che non tutte le ciambelle comunicazionali riescano con il classico buco, cioè non sempre esiste una corrispondenza fra il comunicato e il verificato, dove l’allusione , sbagliata se generalizzata, è di numerosi conflitti di competenza che ne conseguono o potenzialmente ne possono scaturire. Nel mare magnum di vaccate partorite dalla blogsfera, invece, molte volte il giudizio risulta paradossalmente più attendibile perchè scaturito da fonti addirittura in certi casi più autorevoli come esperienza e , senz’altro, meno compromesse professionalmente. Dico che la generalizzazione è sbagliata perchè conosco bene sia il mondo dei tecnici del vino quanto dei giornalisti professionisti , tanto da poterne prendere, in taluni casi, la difesa d’ufficio per la grande statura dei signori oggetto della nostra attenzione. Di contro, conosco pure tanti che venderebbero il cu…ahem… l’intera famiglia per un pò di visibilità o qualche contratto di collaborazione, pur giustificando umanamente questo fatto perchè l’indipendenza è un “affaire” piuttosto copmplicato, in questo mondo, e per lo più malvisto…

    • sono un garantista 🙂

      NB se non ti piace il termine “errore di stampa” hai ragione
      “errore di trascrizione” sarebbe più appropriato
      ma insomma il concetto era quello

  3. “Ecco, fatelo alla Stazione Leopolda così siete perfetti nella linea del cambiamento e della rottamazione. Non capite che il futuro sono i social network mica i titolari o gli autori dei blog”.

    a quanto pare il “grillismo” comincia a fare danni
    pare di sentire il comico genovese inveire: “Vecchi, siete vecchi, morti, siete morti, c’è internet, c’è facebook, ci sono i social network”

    se Grillo è il nuovo, sono fiero di essere vecchio

    a proposito: fatevi due risate (amare):
    http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/04/misfatto_29_4_intera.jpg?47e3a5

  4. Quello che mi ha stupito nello scritto di Palumbo non è solo il tono con cui è stato scritto, nemmeno solo i contenuti o meglio le rivendicazioni corporative che proclama come Vere ed insindacabili; quello che mi ha stupito è l’assoluta mancanza di conoscenza e comprensione per quello che ha significato e sempre maggiormente significherà il web nel mondo del vino.
    .
    Lui, per gentil concessione, ci indica gli ambiti dove il nostro operare sarebbe tollerato e forse anche utile: “Ai “cultori del vino” resta però lo squisito piacere di raccontarlo e promuoverne la conoscenza”. Gli chiederei, se volesse pensare al passato anche recente, se gli Enologi, senza l’insistente aiuto scritto di chi il vino lo racconta e ne promuove la conoscenza, si sarebbero comunque accorti del cambiamento del gusto dei consumatori, di certi eccessi nelle metodologie produttive con le quali loro, gli Enologi, avevano incominciato ad inondare il mondo. Se si fossero accorti che tanta faraonica comunicazione era obsoleta e lenta, così come la costruzione di tante fantasmagoriche ed archittetonicamente fantastiche costosissime cantine. Perchè se tutto ciò è vero, ed è solo una piccola parte di quello che noi narratori abbiamo fatto, sorge spontanea la domanda su come abbiamo fatto a farlo. Se il nostro giudizio sul vino è “discrezionale,soggettivo e verboso”, dunque inadeguato rispetto al loro, non dovremmo avere le conoscenze necessarie per portare felicemente a termine tale compito, saremmo inadeguati.
    .
    Ed allora mi verrebbe da proporre a tutti noi di lasciare a loro, agli Enologi il compito di coprire qualsiasi aspetto del mondo del vino: dalla comunicazione nei ristoranti, nelle osterie, nelle enoteche, al suggerire il vino alla clientela, agli abbinamenti, allo scegliere quale vino inserire in carta e dunque da quale Azienda approvigionarci. Dovremmo anche smettere di scrivere articoli, recensioni, giudizi. Non dovremmo più partecipare alle fiere, ai seminari, alle Presentazioni. Non dovremmo più andare al Vinitaly o alle varie fiere del vino. Così come dovremmo smetterla di far visita ai Produttori. Facciano tutto loro, gli enologi. Lasciamoli qualche settimana a bearsi nel nostro totale silenzio……..secondo me si sentirebbero presto troppo soli e forse anche inadeguati per assolvere a tutti questi compiti. Secondo me ci chiederebbero presto di interrompere il nostro SCIOPERO (che bella parola!).
    .
    La verità è che non abbiamo bisogno di scioperare. Al contrario, il mondo del vino avrebbe bisogno dell’univoco concorso propositivo ed attivo di ogni appartenente a tutta la filiera e di capire una volta per tutte che gli steccati ideologici e corporativi alla Palumbo sono inutili, vecchi e dannosi. Forse sarebbe anche il caso di chiedere a gran voce la modifica di quel regolamento sulla composizione delle giurie nei concorsi. Se si continua così tutto il nostro mondo ne pagherà le conseguenze..
    .
    Ciao

  5. La gente ha molto tempo libero… E molte tastiere che funzionano. Servirebbero degli interpreti però… Pagano tieni in ordine scatti e ogni tanto spegni il computer per qualche ora!!!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui