La notizia è di quelle che farebbero morire d’invidia un umorista fantasioso, invece è purtroppo vero.

Due ispettori dell’Ufficio Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole hanno contestato i cartelli “vini naturali” che campeggiavano sugli scaffali dell’enoteca Bulzoni di Viale Parioli a Roma. Alessandro Bulzoni si è visto consegnare un verbale che lo accusa di pubblicità ingannevole e frode in commercio che prevede tra le sanzioni addirittura una denuncia penale perché non tutti i produttori raggruppati in quegli scaffali sono certificati biologici o biodinamici. Al termine della visita sono stati prelevati anche diversi campioni dei vini presenti nell’assortimento.

Esistono norme precise sull’etichettatura dei vini e qualsiasi riferimento alla naturalità, trattandosi comunque di un prodotto alimentare, va attentamente calibrato ma l’azione di controllo del ministero potrebbe e dovrebbe molto più utilmente avvenire a monte. Etichette che riportano diciture come “ottenuto da agricoltura biodinamica” o “da agricoltura naturale” sono, a lume di naso, contestabili ma sfido chiunque a conoscere a memoria tutte le retro etichette dei vini italiani.

Sicuramente gli ispettori avranno qualche articolo di legge a sostegno della loro posizione però trovo eccessiva e pedante più che rigorosa la loro interpretazione per cui le scritte sul muro di un negozio possano costituire pubblicità ingannevole: come sparare a una mosca con un batzooka!

Sostengo da sempre, a differenza di Alessandro, che i vini naturali non esistono ma questa espressione ha avuto successo e per quanto generica e imprecisa ha acquisito un significato che nè Alessandro nè io riusciremmo ormai a modificare.

Resta il mistero sulla pericolosità di una scritta su un muro e sulle intenzioni dei dirigenti del MiPAF: cui prodest?