Guida ragionata ai 10 migliori vini delle Langhe in trasferta oggi a Roma

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La rassegna Vignaioli di Langa e Piemonte, in corso a Roma (fino alle 20 di stasera) all’Hotel Victoria di via Campania e organizzata come sempre impeccabilmente da Tiziana Gallo, mette in evidenza tra gli altri due aspetti. Il primo è che ormai anche la vocazione “bianchista” della Regione è consolidata, con diversi interpreti ispirati nella produzione di vini da uve autoctone (erbaluce, cortese, timorasso; c’è perfino il curioso “carica l’asino”…) e non (leggi chardonnay e riesling). La seconda è che le ultime annate, più calde che in passato, hanno donato a sua maestà il nebbiolo e ai suoi vini che lo rappresentano ai massimi livelli, cioè  Barolo e Barbaresco, un carattere meno scontroso e più cordiale anche in gioventù. Parecchi esemplari del 2007, 2008 e 2009 confermano questa impressione. Anche se le potenzialità di invecchiamento, come sostengono in coro i produttori, restano quelle consuete.

A seguire, la nostra consueta top ten per guidare negli assaggi

  1. Barolo Bussia 2008 – Giacomo Fenocchio. Note scure di humus, funghi porcini freschi, poi liquirizia, fiori, un cenno di vaniglia; al tatto è di notevole grazia, con tannini finissimi e frutto goloso e maturo, grande progressione gustativa, chiude lunghissimo su note speziate (pepe). 4 scatti e lode. Abbiamo provato anche l’esperimento compiuto in quell’annata su quel cru (la macerazione sulle bucce è stata prolungata fino a tre mesi, ma la produzione, meno di 500 bottiglie, è destinata a restare invisibile): la vinificazione diversa ha apportato note di frutta macerata e fiori secchi e un bonus di polpa. La riserva Bussia 2006, infine, ha un olfatto fragrante (frutta secca in evidenza) e punta ancora sul frutto, vivo e croccante. Tre vini di livello assoluto da questa classica azienda monfortina.
  2. Barolo Lazzairasco 2008 – Guido Porro. Il terroir di Serralunga ci regala un vino golosissimo, tutt’altro che ostico nonostante la giovane età e la zona di provenienza. Olfatto balsamico, con note di resina, frutti di bosco, erbette aromatiche; in bocca il tannino è soffice, saporito, elegante, la persistenza è notevole, il frutto è puro e fresco. 4 scatti e secchio.
  3. Croatina Le Piane 2007 – Le Piane. Dall’alto Piemonte (siamo in provincia di Novara) arriva una delle sorprese della giornata, che mette in fila tante etichette più blasonate, a partire dal fratello maggiore Boca 2007, buono ma in questa fase più austero. Prodotto da un patrimonio di viti centenarie, al naso è un inseguirsi di aromi resinosi, di cera, di tabacco da pipa, di sottobosco; bell’ingresso e grande distensione al palato, succoso, armonico, chiude molto lungo su note speziate e minerali. 4 scatti e secchio.
  4. Barbaresco Montestefano 2008 – Serafino Rivella. Da uno dei cru storici della denominazione, un Barbaresco giovane ma già godibilissimo. All’olfatto regala note balsamiche (resina di pino) e mentolate, caffè, china; il tannino è aggraziato ma la materia è ricca, grande equilibrio gustativo, acidità in giusto rilievo, lunga persistenza, scia minerale e di fruttini scuri. 4 scatti.
  5. Barbaresco Rabajà 2009 – Giuseppe Cortese. Altro cru storico, altro ottimo conseguimento. Ha un bellissimo profilo aromatico, cangiante, nitidamente speziato (pepe) e floreale (viola); bell’ingresso in bocca, elegante, compatto, vira più sul frutto, chiusura fresca e appetitosa. 3 scatti e ½ . [Abbiamo provato anche la riserva Rabajà 2006, di medesimo livello qualitativo, articolato su toni di terra bagnata, al tatto c’è bella materia, il tannino ancora lega un po’, gustoso in bocca, dal finale agrumato].
  6. Barolo Sarmassa 2008 – Brezza. Inizialmente al naso è un po’ reticente, poi si apre su tenui sentori di fiori secchi ed erbe aromatiche; molto saporito al palato dove emerge la classicità del Barolo, frutto in evidenza, profondo, grande persistenza giocata sulla china e sugli agrumi. 3 scatti e ½.
  7. Erbaluce 13 mesi 2010 – Favaro. Ed ecco a voi un (ottimo) vino bianco! Vinificato per metà in legno e metà in cemento, si apre piano su note agrumate e rocciose; in bocca cambia marcia ed esplode letteralmente, sostenuto da una grande salinità e da un’acidità rinfrescante, lungo finale ancora su note minerali. 3 scatti e ½.
  8. Barbera 2011 – Giuseppe Rinaldi. In assenza dei “gioielli di famiglia”, i due iperclassici Barolo di casa Rinaldi, ci siamo consolati con questa Barbera didattica, essenziale ma dalla beva compulsiva. All’olfatto regala note di sottobosco, fiori appassiti, frutta secca, ciliegia; al tatto l’acidità dona un bonus di freschezza, la chiusura è sul frutto e quasi “piccante”. 3 scatti e secchio.
  9. Gavi Pisè 2010 – La Raia. Cortese di nome (il vitigno) e di fatto… Affinato sui lieviti, al naso è netta la nota affumicata, aromi di cera, lieviti, mineralità evidente; in bocca ha una bella progressione gustativa, salinità e freschezza; chiude su una scia agrumata e balsamica. 3 scatti.
  10. Barolo riserva 2006 Vignolo – Fratelli Cavallotto. Chiudiamo con questo campione della storica azienda di Castiglione Falletto, per una volta superiore, almeno per ora, al suo blasonato gemello San Giuseppe. Speziatura complessa degli aromi, tabacco in evidenza, cacao, nota floreale (rosa); al palato c’è grande materia, saporito, tannini che “spingono”, bel finale sul frutto maturo. 3 scatti.

Le aziende che trovate a Vignaioli di Langa e di Piemonte

[Testo: Gianmarco Nulli Gennari. Immagine: Andrea Federici]

7 Commenti

    • Antoniolo ha portato solo il Gattinara base, che seppur buono, non riesce ad antrare nella top ten. Anche Beppe Rinaldi, per es. non ha portato Baroli………..di nessun tipo o genere e nemmeno il nebbiolo….

  1. Hai ragione Daniele, ma la manifestazione organizzata da Tiziana Gallo comprendeva anche questi produttori ed infatti si chiama non solo Vignaioli di Langa ma Vignaioli di Langa e Piemonte, probabilmente poteva essere utile precisarlo nel titolo, ma nell’articolo sin dall’apertura è molto chiaro.

  2. in effetti il titolo un po’ inganna. fino all’anno scorso l’evento era limitato alle sole aziende langarole, quindi può capitare l’equivoco.

    il gattinara 2007 di antoniolo era molto buono, e secondo me avrebbe meritato la top ten assieme ad altri vini (il barolo cerretta di baudana, il serraboella di barale, il timorasso montino di colombera sono i primi che mi vengono in mente). quando il livello è così alto servirebbe la “top twenty”… 😉

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