Chi ha stabilito che la verticale deve iniziare dal vino più vecchio?

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“Ho fatto una verticale straordinaria”. A questo punto il vostro vicino di autobus vi squadra perplesso, assolutamente poco convinto delle vostre capacità ginniche. “C’era un sacco di gente, ti saresti divertita!”. Il curioso strabuzza gli occhi, non sappiamo se per invidia o disapprovazione ma di sicuro vi ha collocato nel giro del bunga bunga.

Questo accade nel mondo delle persone normali, per gli appassionati di vino le due frasi colte al volo non hanno alcun bisogno di essere disambiguate perchè fanno riferimento a una delle cerimonie più importanti, la degustazione verticale. Si tratta di un assaggio di diverse annate, minimo ma proprio minimo 5, dello stesso vino per metterne in luce tutte le migliori caratteristiche a partire dalla tenuta nel tempo.

Per i produttori si tratta di un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, quelli che non hanno ancora organizzato una verticale con i loro vini si sentono immaturi inadeguati al cospetto degli anziani. Per gli appassionati partecipare alle verticali equivale a un diploma di laurea al punto che ci sono neofiti disposti a subire dieci versioni di una qualunque Falanghina pur di vantarsi con gli amici al (wine) bar.

Di recente ho avuto la fortuna di partecipare a qualche straordinaria verticale: Le Macchiole Paleo  poi Tenuta San Guido Sassicaia e Valentini Trebbiano di cui vi parlerò presto.

In tutte e tre le occasioni gli assaggi sono iniziati dalle annate più mature come quasi sempre accade alle nostre latitudini ma soprattutto l’ultima mi ha definitivamente convinto che i grandi vini in verticale vanno assaggiati a partire dal più giovane. Che ne dite, quel 1958 non lo avremmo apprezzato di più se fosse stata la nostra meta invece della partenza?

Le motivazioni che si usano per giustificare la sequenza da maturo a più recente sono legate all’esuberanza e alla potenza dei vini giovani o magari ai dubbi sulla tenuta degli anziani. Quando il vino è grande nessuna delle due tiene e si riesce a comprendere l’evoluzione proprio a partire dalle annate più recenti seguendo lo sviluppo e la definizione dei caratteri che all’inizio della carriera sono appena accennati.

Acidità spiccate, tannini e tannoni, strutture imponenti e quant’altro colpisce assaggiando vini giovani non riesce a oscurare le ineffabili complessità che i grandi, e insisto sull’aggettivo, vini sviluppano nel tempo allungandosi in profondità sempre più definite e delicate.

La prossima verticale, prometto, la comincerò dall’annata più recente!

5 Commenti

  1. penso che la più seguita sia per ovvi motivi commerciali: alla fine la più giovane, quella da vendere. se però si beve per il piacere, e se si ha la fortuna di condividere il vino con persone che lo conoscono, non sarebbe meglio seguire altro criterio? la citazione di Valentini mi fa pensare alla sua uscita dei vini che alle volte non segue criteri temporali. assaggiando diverse annate si potrebbe iniziare a ordinarle per complessità e non per anno

    • Quindi un pre-assaggio per stabilire l’ordine di batteria? Diventa un pre-giudizio sulle qualità di un’annata. L’ordine cronologico è quello della memoria e ha il suo fascino. Se la motivazione commerciale si piega a un po’ di sogno perché infrangerlo?

  2. anch’io credo sia più giusto partire dal più giovane
    come in una montagna da scalare, la vetta da conquistare, la meta è quella più lontana nel tempo

  3. Condivido in pieno. Partirei sempre dal più giovane . Esattamente per arrivare alla cima della montagna , dove provi le soddisfazioni più grandi.

  4. I vini piu giovani sono più aggressivi e tannici rispetto ai più vecchi che sicuramente saranno più rotondi e bilanciati in bocca . Bere per prima i giovani a parer mio sarebbe un errore in quanto la nostra bocca dopo rischierebbe di annullare la vera percezione dei più vecchi . Sarebbe come mangiare prima un formaggio stra stagionato e subito dopo un formaggio fresco leggero , sicuramente di quest ultimo non percepirete nessuno gusto . Ciao a tuttiiiii

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