Brooks Carretta dedica la birra Maia alle donne

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Anno nuovo birra nuova: questo è il cartello che ci dà il benvenuto a Birreria Eataly Roma, e per fortuna la birra nuova non è la Peroni Gran Riserva che occupa la prima spina dell’impianto di Piazzale XII Ottobre 1492. Quelli sono accordi commerciali e io son venuto per altri motivi.

La notizia era stata data pochi giorni prima di Capodanno direttamente dalle pagine del sito e dalla pagina Facebook di Birra del Borgo.
Sono state brassate dai 3 Birreria Brothers Teo Musso, Leonardo di Vincenzo e Sam Calagione nelle 2 Birrerie (Roma e NY), coadiuvati dai rispettivi responsabili dei punti vendita, 2 ricette simili ma diverse di una birra sperimentale, prodotta con 3 ceppi di lieviti mai usati prima per la produzione birraria, questi lieviti sono stati estratti dagli stomaci delle vespe, parenti strette delle api ma dal carattere più incazzoso.
Lieviti che, come ci spiega Leonardo Di Vincenzo (che ricordiamo essere stato biologo prima di diventare Mastro Birraio), sono responsabili delle fermentazioni del vino, della birra e del pane e api, vespe e calabroni entrano in gioco custodendoli nelle proprie viscere durante i mesi invernali e primaverili (per maggiori dettagli vi rimando al blog di Birra del Borgo).

Ma torniamo a noi e a questa Maia, nome che rispetta la tradizione per cui le birre di Birreria Eataly sono un tributo a grandi donne del passato (in questo caso la protagonista di un cartone animato, l’Ape Maia, appunto!).
 La ricetta romana è così decantata: 40% di mosto di malto (pils), 30% di miele (millefiori del Lazio), 30% di mosto di Malvasia (lo stesso usato per la Caos) e pochissimo luppolo. Differisce dalla cugina stars and stripes per il tipo di miele e di mosto vinoso usati.
Si presenta nel bicchiere con un bel giallo miele dorato e brillante, la schiuma è bianchissima e molto compatta, in superfice sembra quasi una mousse. Al naso il miele e il malto Pils si fanno sentire, anche se tagliati da una lieve ma presente nota erbacea secca.
Al palato, c’è poco da fare, se vi piacciono le IPA iperluppolate non è la vostra birra, apre il malto Pils che fa da apripista al millefiori, tradotto il classico frollino malto e miele alla Gentilini, Novellino oppure Osvego a voi la scelta, il tutto in un corpo leggero ma non troppo, direi un medio-leggero.

L’apporto del mosto di Malvasia arriva in seconda battuta, abbatte la sensazione dolce non rendendo questa birra stucchevole e le dona una chiusura secca lievemente acidula di vino che la rende beverina il giusto e fa anche venir voglia di ordinarne un’altra.
Occhio che la dolcezza vi trae in inganno e non vi fa percepire subito i 7° che questa Maia ha e che poi arrivano. 
A voler essere puntigliosi, potremmo dire che se la nota acidula finale fosse un tantino più sentita sarebbe meglio ma Brooks Carretta, responsabile e Birraio di Birreria Eataly Roma ampiamente soddisfatto (e a ben ragione) del risultato, ci dice che è una caratteristica della giovinezza di questa birra e punta sull’azione dei lieviti nella rifermentazione nei fusti per esaltare la punta vinosa.
E allora ci rivedremo tra qualche settimana per sentire la differenza.

[L’immagine di Birreria Eataly è di paninodautore.it]

4 Commenti

    • No, fa parte dei progetti autoctoni di Birreria, per cui brassata i loco, non essendoci un impianto di imbottigliamento la si può consumare solo da loro alla spina, magari con un frittino di un mix film formaggi e salumi dei ristorantini fronte Birreria, come ho fatto io.
      Speck e pecorino fondente su letto di patata arrosto.

  1. Brooks Carretta risponde a una domanda posta sulla salvaguardia delle vespe:
    ”Ma no! Con delle colture fatte con dei vetrini con terreni specifici. Haha grazie caro a presto”

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