Anteprima Chianti Classico. 11 etichette da Campionato del Mondo

Tempo di lettura: 6 minuti

Chianti Classico Anteprima 2013

Con 35 milioni di bocce prodotte da far girare, il compitino non è di quelli semplici. Anno nuovo, e idee nuove dunque per il Chianti Classico. Apprezzate in giro (anche da chi scrive) per lo spirito “etico” che fa in qualche modo da fil rouge alle decisioni prese e appena annunciate per la denominazione (l’atto a divenire che non è più una libera moneta senza redini, la scelta obbligata post vendemmia su cosa fare del vino e in quale casella piazzarlo, e infine il “privilegio” dell’etichetta a parte per il vino fatto tutto in casa, senza arrivi di apporti esterni: anche se qualcuno teme che una nuova referenza finisca con il complicare la gestione commerciale della filiera e soprattutto la proposta all’export). Ma mentre si fanno i conti sulla colonna dei “più”, ecco sbucare un fattore mica piccolo su quella dei “meno”. Questa, dice il venticello che si leva dal ponte di comando, potrebbe essere l’ultima Anteprima della serie, anno prossimo nisba e altre scelte di investimento sulla comunicazione. Sconcerto e una discreta dose di scontento in giro, come prima reazione. Ma forse è solo un ballon d’essai. Vedremo. Nel frattempo, parliamo di vini.

Quelli presenti “ballano” da alcune “prove 2012” (ovviamente “unofficial”, e ne riparliamo più in là) e il manipolo dei debuttanti 2011, indietro fino a qualche 2006, ovviamente passando per le varie annate di Riserva (ultima e nuova la 2010 per alcuni, la 2009 per altri, annate precedenti solo per un ristrettissimo numero di aziende).

Tra tutto il mazzo, e tenendo conto anche delle prestazioni (diciamo così) aziendali,  ecco la squadra tirata fuori. Il mio undici. In rigoroso ordine alfabetico entro ogni tipologia, visto che per punteggio, salvo uno (di cui dico nella scheda), sono tutti più o meno alla pari.

Badia a Coltibuono Chianti Classico Docg 2011
Si può essere svelti e seri, buoni e appetitosi senza esser “grassoni”, invitanti senza esser ruffiani? Yes, we can. Sentitevi questo vino fatto a Gaiole per Emanuela Stucchi Prinetti da Maurizio Castelli (90% Sangiovese, 8% i rossi tradizionali del Chianti, 2%… resto del mondo, tiratura 160.000 esemplari) e vi convincerete subto. È da SECCHIO senza se o ma. E in più, metteteci il valore chiaro della Riserva 2009 (60 mila pezzi) dai tannini convincenti e “freschi”. Bella prova.

Castellare di Castellina Chianti Classico Docg 2011
Ottima frutta, preceduta da un naso ancora vinoso, bocca “attaccata”, di buona texture e con tannini, com’è giusto e normale in questa fase, in bella evidenza. Ma il vino piace. E piace assai – arduo scegliere il cavallo su cui puntare per questa vetrina – anche la Riserva 2010, ancora un po’ imbastita ed volutiva, ma di chiara, masticabile ed “elastica” sostanza.

Fèlsina Chianti Classico Docg Berardenga 2011
Ho scelto l’ultimo nato, pieno di verve e di grazia, nella ricca panoplia portata in anteprima da questa gloriosa azienda di Castelnuovo. Avrei potuto serenamente virare sulla Riserva 2009 (il Rancia, Riserva e vigneto, è ancora in fase di clinch). E non posso non raccomandare l’Igt di famiglia, il Fontalloro, la cui versione 2009 è meno ostica di altre precedenti, anche se forse non ha la forza espressiva del 2008. Anyway, qui non si sbaglia… SECCHIO

Monteraponi Chianti Classico Docg 2011
Un 3% di Canaiolo a condire il Sangiovese di Radda lavorato da Castelli per quest’azienda piccola per dimensioni (non certo per autostima…) e capace di sfornare vini territoriali e davvero interessanti. Lo è questo 2011, “deb” sul mercato solo tra un po’ di mesi (qui non hanno fretta) e tirato in 35.000 bottiglie. Accattatevelle, direbbero a Napoli. E fate magari ambo con la Riserva Baron’Ugo 2009, calda e nitida insieme, davvero convincente

Fietri Chianti Classico Docg 2010
Mille bottiglie in tutto, una goccia nel mare, salvata probabilmente da una vendemmia evidentemente non facile (altezza, 600 metri!). In più c’è anche l’esotismo, insieme a un piccolo apporto di Merlot, dell’Alicante Bouchet, vecchio amore mai ripudiato da Stefano Chioccioli, che fa i vini per quest’aziendina di Gaiole. Ma, che dire?, Chiacchiere e dettagli a parte: dritto e acido, classico e beverino insieme, convincente senza urlare… Fietri stavolta è l’outsider mignon della categoria.

Isole e Olena Chianti Classico Docg 2010 
Confessione: a Paolo De Marchi e ai suoi vini mi lega una lunga affezione. Che sarebbe di parte e diverrebbe arbitraria se poi gli assaggi delle nuove cose non legassero (come anche stavolta) un altro anello alla collana. Tra il campione di botte targato 2011 e il compiuto 2010 (entrambi fatti all’80% di Sangiovese, 15% di Canaiolo e il tocco del Syrah, specialità tra le varie della casa) hocelto il secondo, ma avrei potuto serenamente invertire. Per dire che qui si fa un gran bene, e con costanza. Il 2010 è denso e ricco, gran stile, speziato nel finale, con note scure e convincenti.

Fattoria di San Giusto a Rentennano Chianti Classico Docg Riserva 2010 Le Baròncole
Meglio le vignealte? Sì, meglio in genere. È la regola, specie in questi ultimi anni. San Giusto, con i suoi 270 metri di “statura”, non è proprio tra le stanghe della denominazione. Ma questa Riserva, 97% Sangiovese e 3% Canaiolo, diecimila bottiglie fatte, va controcorrente. Perché è ottima. Il naso ancora oppone un po’ di resistenza, ma la bocca parla forte di qualità. Come del resto per il debuttante 2011, agile e scorrevole, dal frutto fresco e amabile.

La Porta di Vertine Chianti Classico Docg Riserva  2010
Il “base” (chiamiamolo così, ma è a una bell’altezza pure lui, credetemi…) è in dirittura, uscirà  tra pochi mesi. La Riserva (novemila bottiglie) quando la regìa vorrà, ma non moltissimo dopo. I vini qui fanno lunghe fermentazioni, e si sente. Il naso pungente d’attacco è di quelli che possono sconcertare o depistare alcuni degustatori da Concorso. Ma la bocca tesa, verticale, la sostanza che comunque c’è ed è bella, senza sovrabbondanze “grasse” e con lunga presenza al palato, convincono. La Porta è quella giusta…

Cantalici Chianti Classico Docg Riserva 2009
Mi ha incuriosito una collega giapponese, che me lo ha segnalato – sorpresa lei per prima – tra i suoi “best”. Quando ho assaggiato il 2010 però (attenzione: campione di botte!!) non sono rimasto del tutto convinto. L’ho trovato scabro, un po’ nudo, non precisissimo (magari è solo la fase). Poi però sono passato alla Riserva. E qui questo vino “fatto in casa” (il wine maker è il contitolare Daniele, uno dei due fratelli proprietari) parla sereno e nitido, senza spessori e concentrazioni massive, ma con coerenza dal primo naso a fine palato. Sorpresa…

Castell’in Villa Chianti Classico Docg 2009
Lo dico? Non lo dico? Lo dico: forse il vino che ho preferito in assoluto, in tutto l’arco dell’anteprima. Quel tipo di vino su cui, quando scherzo con amici appassionati, concludiamo che la recensione più appropriata è e resta: “ad avercene!!!”. Ce ne sono in tutto 35.000 bottiglie, e 17.000, la metà, della tosta, evolutiva (ma tutti i vini di qui, si sa, lo sono) Riserva 2008, da aspettare senza impazienza. Il 2009, invece, il rischio è finirselo anzitempo, tanto è buono. SECCHIO. E chapeau.

Podere Il Palazzino Chianti Classico Docg Riserva La Pieve 2007
Tra tanti giovanotti, un saggio vino d’età ci vuole. Soprattutto se è quello di un altro produttore che già tantissimo tempo fa avevo annoverato tra i miei preferiti. Monti in Chianti, storie di giovani tecnici in cantina (ricordo tra gli altri un cantiniere ungherese ragazzino, allievo di Gal), Luciano Bandini come enologo, il Palazzino per me è stato a lungo eponimo di Grosso Sanese, il suo Sangiovese top. Ma questa Riserva viva e vitale, assaggiata con affetto, ha confermato il bene pensato in passato. Provare per credere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui