I ricchi super chef Gordon Ramsay e Jamie Oliver chiudono ristoranti

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Tempi duri per la ristorazione. Tra una chiusura oggi e un fallimento domani, nemmeno i ricchi super chef sono immuni dalla crisi economica.

Tre ristoranti su quattro ristoranti della catena Union Jacks – a Chiswick, Winchester e Holborn – chiudono. I locali sono stati ideati da Jamie Oliver come luoghi di recupero delle tradizioni inglesi dimenticate: quella del flatbread ad esempio, una sorta di focaccia cotta nel forno a legna e farcita con ripieni vari. A quanto pare, però, il popolo britannico non ha gradito.

E anche dall’altra parte dell’oceano le cose non vanno meglio. Dopo neanche due anni dall’apertura chiude il Fat Cow, locale di Gordon Ramsay a Los Angeles. Una versione non ufficiale, ma ufficiosamente fornita dai dipendenti, parla di pressioni da parte di un ristorante omonimo a trovare un altro nome … o a chiudere.  Più convincente, invece, pensare ai numerosi problemi – legali, finanziari, e di critiche negative – affrontati dal Fat Cow sin dall’apertura.

Non che per le loro tasche sia un problema. Jamie Oliver e Gordon Ramsay sono al secondo e al terzo posto degli chef più ricchi del pianeta: il golden boy della cucina inglese con un patrimonio di 172 milioni di euro, subito seguito dal fumantino e iper-televisivo collega con “soli” 86 milioni di euro.

Inoltre, pare che fare l’italiano a Oliver riesca meglio. Continua infatti l’espansione della sua catena di ristoranti italiani. Oltre ai 30 locali già esistenti sono previste aperture in tutto il mondo: Regno Unito, Mosca, Bali, Stoccolma, Australia.

Che sia il segno che la cucina italiana non è morta e defunta come qualcuno Oltreoceano vorrebbe?

[Giorgia Cannarella. Crediti | Guardian, Eater, Dissapore, Ansa | Immagini: talkthatalk.wordpress.com]

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