bir & Fud spine

Il mondo della birra artigianale vi incute timore? Lo vedete impenetrabile perché parla un linguaggio tutto suo?

Trovarvi al bancone con tante (36) spine come quelle esibite nel rinnovato Bir&Fud di Roma potrebbe darvi qualche vertigine. O imbarazzo.

Io ho provato a mettere insieme le domande vietate per iniziare ad avere un approccio con la birra artigianale.

1. Mi dai una rossa doppio malto?
Innanzitutto, una birra non è mai rossa, semmai è ambrata. Poi, è utile sapere che “doppio malto” è la denominazione con la quale il fisco italiano definisce la birra che state bevendo. Infatti, per poter distinguere e applicare un’accisa, il legislatore ha suddiviso il mondo della birra in cinque settori, diversificati in base a grado Plato e grado alcolico. Grado Plato è un grado saccarometrico: s’intende quindi la percentuale di estratto (composto prevalentemente da zuccheri) nel mosto prima della fermentazione. Pertanto, sono denominate doppio malto quelle birre che superano i 14,5 grado Plato e i 3,5 di grado alcolico. Grazie a questa classificazione, lo Stato italiano applica un’accisa su questo alcolico che, dall’ottobre 2013, è stata ritoccata verso l’alto già due volte, passando da 2,66 a 2,7 euro per ettolitro e per grado Plato.
Detto questo, immagino non ci sia bisogno di spiegare perché non è gentile ricordare tutto questo al nostro publican.

irish coffe

2. È un irish coffee quello?
Potrà sembrarlo, e probabilmente avrà anche i sentori della tostatura, ma quella che sta bevendo il tuo vicino al bancone è una Stout. La schiuma compatta e cremosa color nocciola non è panna montata, ma il preludio a un sorso di una birra ad alta fermentazione dal sapore robusto, tenace (in inglese, stout significa proprio forte, solido, ma anche coraggioso).

3. È dolce questa birra? Oppure, amara?
Se non volete sembrare birrofili di primo pelo – ma, a mio parere, anche solo se si parla di birra – dimenticatevi pure di utilizzare questi termini. Esiste un’unità di misura, ed è cosa buona e giusta usarla. Si chiama IBU (International Bitterness Unit) ed è una misura della concentrazione di a-acidi isomerizzati presenti nella birra finita, cioè quanti alfa acidi il luppolo ha rilasciato durante la bollitura. Principalmente è quel che dà l’amaro alla birra. È espresso in milligrammi su litro, o in parti per milione (ppm). In ogni caso, non fidiamoci troppo dell’IBU perché è una stima e perché sono tante le cose che incidono direttamente sulla possibilità di percepire o meno l’amaro, a partire dall’acqua utilizzata nella produzione. Inoltre, l’IBU è una stima per quanto riguarda i luppoli, ma non sappiamo come siano stati dosati gli altri elementi, come il malto, nel tentativo di bilanciare il gusto. Comunque, se siete spavaldi e particolarmente sicuri di voi stessi, potete provare a scarabocchiarne la formula su un sottobicchiere:

IBU = grammi luppolo x AA x UTIL /10 x litri di mosto

Però, se poi non ne sapete niente, fermatevi. La figura da newbie è sempre in agguato.

4. Vendete sigarette sottobanco?
Non so per quale ragione, ma spesso i brewpub sono visti come luoghi di aggregazione di individui ribelli, un po’ maudit, sicuramente dediti ai vizi. Gente che sa quel che vuole bere e che non si accontenta più di una Punk Ipa, figuriamoci di una Heineken. E io non ci credevo, dicevo “Mica siamo a Les deux magots, a Parigi”, si parla pur sempre di una birreria.
Poi, un giorno è entrato un cliente nel pub dove sorseggiavo la mia Porter e chiede se vendono sigarette sottobanco. E alla risposta negativa del publican, ribatte un incomprensibile: “Ah no, sai, pensavo visto le birre…”

pizza birra

5. Oggi ho proprio voglia di una bella birra chiara.
Ecco. Se fossi nei panni del publican, a chiunque faccia questa uscita rifilerei una tripel. È certamente chiara, forse un po’ torbida ma chiara. Chiedere una birra chiara, per me, è come andare in pizzeria e ordinare “Una pizza rossa, per favore”. Ok, ma come la vuoi? Con i carciofini, acciughe di Cetara, idrolisi degli amidi?
Impariamo a definire correttamente ciò che beviamo. Hai voglia di una birra con una gradazione alcolica poco impegnativa, che ti lasci un sapore pulito in bocca e voglia di berne un’altra? Cerca tra le Lager, una buona Pils potrebbe lasciarti soddisfatto o, perché no, una IPA.

6. Ce l’hai una Tennent’s Super in bottiglia?
Ammetto di averne bevuta qualcuna, soprattutto quando avevo 15 anni e volevo andare in vacanza a Mururoa (solo perché lo cantava il mio gruppo punk preferito), ma mi rendo conto che questa frase farebbe incazzare non poco un publican. Cioè, ti sta proponendo le sue ultime esplorazioni in campo brassicolo, frutto di un viaggio alla scoperta dei microbirrifici della Vallonia, e tu chiedi una birra da supermercato?

schiuma birra

7. Ma è tutta schiuma!
E meno male. Pensate che se non ci fosse schiuma, buona parte dei sentori e delle sfumature che danno identità alla birra si disperderebbero nel giro di poco tempo. Infatti, il cappello di schiuma presente nel boccale è una sorta di “coperchio” naturale, che mantiene i sentori all’interno e li rilascia gradualmente. Ed è anche un chiaro tratto distintivo della tipologia di birra che stiamo per bere, perché la schiuma varia molto in base al tipo di birra che abbiamo scelto.
Inoltre, è anche una questione di temperatura. È normale che le birre artigianali vengano spillate a una temperatura più alta rispetto alle industriali per non alterarne il gusto. E con una temperatura più alta vi ritroverete più schiuma nel bicchiere.
Ultimo punto, non meno importante: la schiuma della birra serve a far assorbire meno anidride carbonica a chi la beve e, quindi, a farci sentire meno “gonfi”. Succede infatti che durante la spillatura (o la mescita nel bicchiere) la CO2, formatasi durante il processo di fermentazione del mosto di malto, si liberi e crei bollicine gassose che salgono verso l’alto, generando così la schiuma. Quindi, più schiuma abbiamo sulla birra, meno ne avremo in pancia.

8. Mi metti una fettina di limone nella weisse?
Guarda, nemmeno in una di quelle comprate al supermercato. Perché se vuoi bere qualcosa che assomigli più a una limonata che a una birra, allora beviti una limonata. La fettina di limone, infatti, rischia di coprire buona parte del gusto delicato di una weisse.

arrabbiato

9. Non parlare del tuo progetto di beer firm.
Sempre che tu non voglia farti linciare. Jean Van Roy (Cantillon), Yvan De Baets (Brasserie de la Seine), Kris Herteleer (De Dolle Brouwers) e Jef Van den Steen (De Glazen Toren) sono solo alcuni dei paladini belgi di questa crociata, che anche qui in Italia si sta preparando da tempo. Quello che c’è da dire sul fenomeno di produttori senza impianto di proprietà, in Belgio l’hanno detto forte e chiaro pubblicando una lettera su Le Soir: non sono birrai e non possiedono né esperienza né capacità. Inoltre, contraddicono il concetto di impresa, perché non investono in macchinari. E via così, inasprendo i toni a ogni paragrafo successivo. Nonostante i birrai italiani siano distanti da quelli belgi, quello dei beer firm è uno dei temi da tenere lontano dal publican. Soprattutto se chi vi serve la birra è anche un mastro birraio.

10. Ti racconto una barzelletta sulla birra che non hai mai sentito prima.
Forse, vuoi fare il simpatico per entrare nelle grazie di chi potrebbe spillarti una birra gratis. O peggio, solo per entrare “nel giro giusto”. Ma bisogna capire che quell’uomo o donna che si può dilungare in una descrizione sui sentori e sulla provenienza della tua bevanda preferita sta pur sempre lavorando. E, magari, di simpatici come te ne ha già incontrati tanti. Quindi, evita di raccontare freddure che vanno per la maggiore (Qual è la birra preferita dai gorilla? La Guinness dei primati! – E quella preferita dal drogato? La Peroni).

Lambiczoon banco

11. Amo molto la Lambic.
Tenendo conto che negli ultimi tempi di Lambic in giro se ne vede parecchio – e alla spina – potrebbe capitare di dover pronunciare questa parola. Ma quale articolo scegliere? In molti parlerebbero di questo stile al femminile. Ed è proprio lì che casca l’asino perché l’articolo giusto da usare è il maschile, parola di Lorenzo “Kuaska” Dabove. Il femminile è invece usato per altri stili derivati, come la Kriek, la Gueuze e la Framboise. Ma attenzione: Faro, cioè Lambic più zucchero candito durante la fermentazione, è maschile.

C’è molto da imparare, lo so. E io non smetto mai di ascoltare consigli convinta che prima o poi incontrerò la mia birra perfetta.

[immagini: berlex.com.au, wikipedia.org, wallpaper-photo.ru, johnbarrettblog]

52 Commenti

  1. FINALMENTE!!!!

    LA SCHIUMA, c***o!!!! LA SCHIUMAAAAAAAA
    io quelli che ti piegano il bicchiere per non fare la schiuma li farei arrestare subito.
    112, carabinieri e via! in galera!
    pare che se c’è la schiuma ti stanno fregando, anche quando la versi dalla bottiglia (che fa? evapora? hai diritto a una sola versata e poi ti strappano di mano il residuo della bottiglia??)

    LA
    BIRRA
    DEVE
    AVERE
    LA
    SCHIUMA
    C***O!

    🙂

    • In realta’ detta cosi’ hai torto, e pieno.

      La schiuma ci vuole negli stili che la prevedono, prova una bitter ale inglese, a temperatura quasi ambiente, carbonatazione minima, 3,5% alc, e pompata a mano: la schiuma non esiste, infatti inclinare il bicchiere ed evitare la schiuma e’ il metodo prettamente inglese per le ale! la spatolata per le belga etc…

      • Ogni discorso che si fa, come questo della schiuma, dipende sempre dal TIPO di birra di cui si parla 😉
        Se si parla di una Weizen hai perfettamente ragione, se parliamo di una Barley Wine super alcolica, di schiuma non ce n’è o quasi.
        Finchè non ci si metterà in testa che quando si parla di birra non lo si può fare in senso generico ma bisogna farlo specificando il tipo di birra di cui si parla, ci sarà sempre confusione su ogni tipo di argomento.

        Farei anche notare che nei vari bicchieri dedicati alle singole birre (specialmente le belga), la tacca che indica la quantità è sempre al di sotto del bordo del bicchiere, proprio perchè tiene in considerazione la quantità di schiuma necessaria, quella che la tal birra svilupperà in relazione al suo stile…quindi quelli che chiedono la birra fino all’orlo bisogna solo mandarli a quel paese 😀

  2. La birra rossa NON esiste? La birra rossa NON esiste??? LA BIRRA ROSSA NON ESISTE?????

    Provate a dirlo ai produttori della McCallan

    • Infatti, questa della birra rossa che non esiste è una gran cazzata.
      Ma siete mai stati nel Regno Unito qualche volta?
      Servono delle red porter (si proprio red) da paura.
      Assimilare le ambrate alle rosse è un grande errore. Grande.
      Sono 2 tipologie diversissime tra loro per provenienza e taglio.
      La Samuel Adams Red Ale è una rossa, La Chimay Rouge o la Affligem sono 2 ambrate.

      • La birra rossa non esiste. Le birre blanche o weiss secondo te sono bianche?? No! La Red porter, che citi tu, è solo una trovata pubblicitaria. Ormai devono inventarsi nuovi nomi e stiro di birra X vendere

  3. La fettina di limone nella weisse la mettono in Germania, è dato che l’hanno creata loro e ne bevono da più tempo di noi, tendo a dargli ragione….

    • In realtà ci schiaffano dentro la limon soda proprio e la chiamano Russ’n…
      E se vai all’Oktoberfest o in generale in Baviera la birra la chiamano Chiara (Helles) … e poi ci aggiungono anche lì la limonata e diventa una Radler (1/2 Helles + 1/2 limonata). BAAAM

    • Si, ma perlopiù la mettono le ragazze 😀
      Inoltre (in ogni zona della Germania assumono nomi diversi), almeno in Baviera, se ordini un Radler ti portano un 50/50 di limonata e birra Hell, se ordini invece un Russ (o Russ’n) ti portano un 50/50 di limonata e birra weizen.
      Ma un purista resto convinto che debba berla liscia, se vuole assaporare al meglio il lavoro del mastro birraio :)))

    • la fetta di limone deriva storicamente dai batch di birra venuti male, ecco allora che la fetta di limone andava a coprire odori e sapori sgraditi, mettere una fetta di limone in una hefe weiss (in particolare, magari con lievito weihenstephan che da i caratteristici sentori di “banana/fragola” e’ un abominio.

      Stesso discorso per le blanche, il limone solo per coprire batch non dico infetti, ma di certo non perfetti!
      non per niente il limone si mette nel pesce per coprirne il gusto e “cuocerlo”! 😉

    • In Germania la fetta di limone?!I tedeschi anche nel peggior locale o festa di paese non si sognerebbero nemmeno lontanamente di servirtela in un bicchiere che non sia quello adatto e soprattutto di vetro?.

    • È una cazzata. In Germania non si sognerebbero mai di rovinare una birra col limone. Ne ho bevute parecchie di weiss ma non ho mai visto fette di limoni

  4. Mauro, calma e gesso.
    La dolce Alessandra, nel suo ansimo definitorio, si è dimenticata di completare il #1
    Così come esiste il grado Plato per definire la gradazione di una birra, come esiste il grado IBU per misurare l’amaro, del pari esiste il grado EBC per misurare il colore di una birra. Dalla tradizionale Pils 120 (all’incirca).
    Quello che chiamiamo “rossa” è un colore EBC, tutto qui.
    Nello scrutare gli aruspici sul fondo del suo Lambic, semplicemente se ne è dimenticata. Nulla di irreparabile.

    • DIAVOLOOOOOOOO!!!!! Perdona, ma il sistema mangia qualche simbolo:
      “Dalla Pils “” 120 circa”

      Altrimenti il commento è incomprensibile, chiedo scusa

      • Niente da fare.
        “Pils EBC MINORE di 9. STOUT EBC SUPERIORE a 120 (circa)”
        A quanto pare i simboli di minore e maggiore sono incompatibili con la finestra di commento. Gestori, potete cancellare quanto sopra?

    • Grazie per il soccorso aereo, Paolo. È sempre difficile unire brevità e sani spiegoni tecnici, anche dovuti devo ammettere.

    • Se scrivi un articolo spacciandosi per esperta nin te ne dimentichi , poi dolce perché ?l’hai conosciuta Alessandra? Fai lo sdolcinato perché perché è donna .Non capisce una fava questa di birre . DATTI ALL’IPPICA.

  5. P.S. Leggo ora: Paolo PR, nel mio vagabondare per la Germania, M’HAI mi venne chiesto di infilare una fettina di limone nella Weiss. Devo rifiutarla sdegnato solo prima di passare il confine, prima del Brennero; luogo dove peraltro viene nomata Weizen, e la molto migliore Dunkelweiss è sconosciuta.

    • Solo un aneddoto personale: alla mia prima Oktoberfest mi presi la classica sbronza. Il giorno dopo, con gli amici di Monaco che mi ospitavano, ci ritrovammo in una specie di bar. Loro presero la weissbier perchè, a loro dire, era la birra da bersi nel doposbronza. Io proprio non ce la feci e ordinai un tea. Bene, uno degli amici prese una delle fettine di limone che mi avevano portato col tea e la mise nel bicchiere con la weiss.

      • Non si sta dicendo che non si possa fare o che nessuno lo faccia in Germania (ognuno è libero di fare quel che vuole, ci mancherebbe), ma che sicuramente non è il modo migliore per godersi e capire appieno le qualità di una weizen ad esempio di categoria superiore…non credo che i Braumeister (o mastro birrai) di Weihenstephaner, Ayinger, Schneider Weisse, ecc. siano felici nel sapere che dopo che si impegnano a fondo per ottenere il meglio dalle loro ricette qualcuno ci sbatte dentro del limone a modificarne il gusto ottenuto.
        E non credo che i vari giudici delle competizioni birrarie facciano altrettanto quando devono giudicare la qualità di una Weizen 🙂

        A Monaco ci sono andato più volte, a 2 Oktoberfest e altre volte ancora poichè ho il cognato che ci vive, e siccome per gusto personale tra Hell e Weizen scelgo quasi sempre le Weizen, ne ho ordinate parecchie e in diversi posti, e MAI me l’hanno portata con la fetta di limone nè mi hanno mai chiesto se la volevo 🙂 da quel che ho visto io, se vuoi una weizen te la portano liscia, se ci vuoi del limone o glielo chiedi o più probabilmente chiedi direttamente un Radler o un Russ’n, che sono un mix di metà limonata e metà birra.

    • Prendila a Stuttgart o a Freiburg, dove magari ti toccherà togliere la fetta di limone, tu hai peregrinato dove io sono nato, ma purtroppo, non vivo più. 😉

    • la dunkel weiss (migliore o meno e’ un giudizio soggettivo, e come tale inapplicabile) utilizza semplicemente un malto piu’ torrefatto insieme al pils e al wheat, e’ una birra diversa, con ricetta diversa, non e’ che la la servono perche’ sono avanti ed e’ una birra migliore, e’ semplicemente una birra diversa! come dire: b’e’ ma in quel paese servono la weizenbock che e’ migliore delle hefe weiss, no: e’ semplicemente una birra diversa, punto! 😉

  6. Brava! Io alla richiesta di una chiara, rifilerei ad newbie proprio un Lambic Cantillon ihihihih
    Cmq Mauro mi ha anticipata…la birra rossa esiste 😉

  7. L’affermazione 9 è, a dir poco, imprecisa e fuorviante.
    Ci sono beerfirm (o brewfirm, come sarebbe meglio chiamarle) che hanno studiato accuratamente le loro ricette in numerosi anni di test casalinghi, seguono direttamente la produzione e vincono premi a tutti i concorsi regalandoci grandi birre.

    • Non per niente esiste una differenza fondamentale fra “birraio” e “mastro birraio”, diploma a parte che gia’ fa la differenza, e sostanziale, un birraio sa fare la birra quando tutto va bene, un mastro birraio sa fare la stessa birra anche quando le materie non sono le stesse o ci sono dei problemi da superare!;-)

    • Non è un giudizio di valore sulla qualità delle birre che escono dai beerfirm. Non sarebbe possibile fare un’afermazione del genere.

  8. Bello tutto…tranne la numero 9, ma si è parlato e dibattuto a lungo sull’argomento, non aggiungo altro anche perché la discussione sarebbe lunga e filosofica, ben poco empirica…
    Se al Birfud ti imbruttiscono se parli di beerfirm fammelo sapere, così licenziamo qualcuno 🙂
    Sulla fettina di limone hai ragione, a discapito di chi millanta esperienze di vita in Germania e non è mai andato oltre a una Erdinger Kristallweizen…ma tant’è…anche lì il discorso è lungo, guglate e trovate le risposte.

  9. Il gruppo punk erano i derozer?
    Comunque è vero, quando ho lavorato in un pub la cosa più brutta che mi si potesse chiedere era di fare la birra all’orlo del bicchiere e senza schiuma!

  10. Comunque gran bel post, divertente.
    Abbiamo così capito che lo stile ‘Radler’ tanto di moda ora (aromatizzate al limone) non è nemmeno da prendere in considerazione.
    Io di gente in birreria con la Corona e la fettina piantata nel collo di bottiglia non ne ho vista mai…

  11. Io non sono molto d’accordo sulla 3, credo sia lecito chiedere se è amara o dolce, invece sarebbe incompleto chiedere “quanti IBU ha questa birra?”, proprio perché come dici tu a parità di IBU una birra può risultare più o meno amara in base alla densità di zuccheri iniziale (e quindi al grado alcolico per capirci).
    Ciao 😉

    • Non capisco niente, mai bevuta una birra diversa da quelle della grande distribuzione. La bud ad esempio per me è dolce, equivalenti nel mondo delle birre artigianali?

  12. A la nostra età!! Bel articolo ma cosa ne pensate di questo brewbot.io con un altro mio amico , stiamo pensando l’acquisto.

  13. Dire che non esiste la birra rossa ma solo ambrata vuol dire che non si conoscono le birre rosse o si è daltonici.
    Dire che non si deve inclinare il bicchiere perché la schiuma ci vuole è una sciocchezza: Troppa schiuma = niente schiuma = No Buono! E poi “non tutti i gusti sono alla menta”: Nella birra la quantità di schiuma deve essere ne più ne meno di quella che piace che ci sia a chi la birra se la beve. Con la birra in bottiglia chi se la beve può dosare, con la spina al limite è sempre valida la regola che domandare è lecito e cmq non è detto che tutte le birre necessitino della stessa quantità di schiuma per essere gustate “al meglio” qualunque cosa questo voglia dire.
    Dire che non vada messo il limone nella birra, fermo restando quanto detto precedentemente sul gusto personale, vuol dire disconoscere quella che è la tradizione di almeno mezzo mondo.

    • pienamente d’accordo con te, solo su una cosa non molto , perche’ per me se la birra non schiuma molto c’e’ qualche cosa che non va , ad esempio il bicchiere non era pulito bene.
      un bevitore di birre, a cui. piace molto la birra con tanta schiuma e bella densa, deve fare il cappello

  14. Certo che trattare una Tennent s super come una banale birra da supermercato, classifica chi scrive .. ,vi invito a visitare i supermercati per vedere quante birre definite impropiamente birre e altrettanto impropiamente “artigianali” potete trovare sugli scaffali. Per inciso sono costantemente in offerta ,chissà perché!

  15. Sinceramente in questo articolo (ed in alcuni commenti,minoranza) trovo tutti gli elementi che rendono antipatici gli “espertoni” di birra.

    I Mastri Birrai o titolari di birrerie birrifici brepub publican e tutte le balle che potete inventare sono per PRIMA cosa VENDITORI : quindi lo scopo del loro lavoro passione è (a parte il vil denaro) far avvicinare il novizio al loro mondo, farlo innamorare perchè così facendo ne trarra vantaggio (e parlo di soddisfazioni non di soldi)

    Quindi tutte queste remore nel rivolgere “domande banali” esistono solo perchè in questa nuova moda del “BirraFaFigoSonRaffinatoPureIO” son prorpio i “NABBI” ad improvvisarsi esperti e girare birre facendo i radical chic o addirittura APRIRE locali.

    Vado in birreria e chiedo al barista/mastro birraio :
    “a me piace la Birra amara,quale mi consigli?”
    “che Rosse hai?”

    e lui dovrà indirizzarmi con il sorriso e farmi amare di più il suo mondo, se no lo fa è uno St++++o e si merita di chiudere o cambiar lavoro.

    Ps: ma davvero c’è gente che parla di IBU?? ma dai

    PPS: la prova di quel che dico è tutta nei commenti di chi ci capisce,ed ha fatto giustamente notare le assurdità dell’articolo

  16. La birra artigianale secondo me non è solo una moda ma una passione. E il mastro birraio a tutti gli effetti è un artigiano che come ad esempio un pasticcere cerca di trasmettere qualcosa con sue creazioni. Poi come in ogni ambito, tipo nel vino ad esempio c’è chi fa le cose piu o meno seriamente e con più o meno esperienza. Ma la differenza fondamentale che ci incute timore è che di birra artigianale se ne parla da poco mentre ad esempio di vino se ne parla dalla notte dei tempi. Quindi come tutte le cose nuove, prima di abituarsi ci vuole tempo c’è chi sfrutta l’ignoranza delle persone e ci marcia sopra e fa denigrare un prodotto ricco di storia come la birra riducendolo ad una moda temporanea che fa tendenza come tante porcate new age che serve solo per far cassa da parte di chi la vende e sfruttando l’ignoranza del consumatore a cui piace fare il figo il sabato sera. Molti hanno fiutato il business e si sono buttati nel settore senza una minima conoscenza come se dovessero aprire un compro oro o una sala slot.. solo per fare cassa sfruttando il boom e producendo robaccia. Ci sono invece tanti produttori veramente bravi che ci mettono passione e amano il loro lavoro e producono roba valida. Comunque una cosa è certa la qualità delle birre che si trovano in giro è aumentata e il cliente comincia pian piano ad apprezzare un prodotto migliore, ma è un percorso ancora lungo, si parla di anni quindi la birra artigianale a mio avviso non è un fenomeno temporaneo ma che durerà nel tempo. D’,altra parte il publican (non il barman che sono due cose diverse) dovrebbe essere il primo che riesce a coinvolgere il cliente inesperto senza farlo sentire a disagio e riuscire a fargli capire come apprezzare una buona birra senza tanti cavilli ne giri di parole.

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