12 stili di birra artigianale a confronto per bere consapevolmenteTempo di lettura: 8 min

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Vi è mai capitato di entrare in una birreria e non avere le idee chiare su cosa bere? Guardate e riguardate la lavagna, ma quei nomi scritti col gessetto proprio non vi dicono niente?

Se siete un po’ confusi sugli stili birrai e vi ritrovate a ordinare una pinta di Barley Wine per dissetarvi, una birra normale, una “Portel”, una “Swashhh” media, oppure una “Staunt” è il momento di fare chiarezza. Almeno sugli stili birrai più noti.

birre diverse

Abbiamo già detto che ancora prima degli stili le birre si diversificano in base al tipo di fermentazione. Queste tre tipologie di fermentazione e le loro ibridazioni danno vita a una quantità di stili che io definisco meravigliosa. Ho fatto quindi una lista dei più comuni, quelli che più spesso troviamo nei pub. Per ognuno ho elencato le caratteristiche più ricorrenti (attenzione alla sottolineatura: più ricorrenti significa che se trovate una Pils da 4,8% o una Weizen che sa poco di banana non bannatela della categoria).

Stilare un elenco completo è arduo e non solo perché gli stili birrai tradizionali sono già tanti di per sé ma perché questo periodo di renaissance italiana (sull’onda di quella americana degli anni Ottanta) ha dato il via alla riscoperta di stili birrai dimenticati e a contaminazioni – come le birre con il mosto d’uva – notevoli.

[Chi vuole approfondire gli stili birrai può leggersi l’immortale The World Guide To Beer di Michael Jackson]

Gli stili più noti della birra

mappa stili birrai

Proviamo a fare una mappa delle birre secondo gli stili. Cliccando sull’immagine qui sopra, potete orientarvi (forse).

1. Pils – Pilsner – Pilsener

Grigna-birrificio-lariano

È uno degli stili dal gusto più “pulito”. Per intenderci, è quella che il publican vi potrebbe spillare se chiedete una “birra normale”. La birra è chiara, molto luppolata, a volte speziata. È la birra rinfrescante per eccellenza e ha una buona carbonazione (leggi, è frizzantina).

Gradazione alcolica: 5% circa.

Una su tutte? La Grigna del Birrificio Lariano (per non ripetervi la Tipopils del Birrificio Italiano).

2. Bock

dead guy ale

È lo stile in cui rientrano la Doppelbock, la Maibock (Helles), la Eisbock e la Bock tradizionale. La birra può essere sia chiara (Maibock) sia scura. In generale, ha un gusto molto maltato e rotondo, appena amaro. Ha un corpo medio-pieno e la carbonazione va da bassa a moderata.

Gradazione alcolica: dai 6% in su

Una su tutte? Dead Guy Ale della Rogue.

3. Trappista (vedi Strong Belgian Ale)

westvleteren

Non indica uno stile in senso stretto, ma il luogo in cui è fatta la birra, cioè all’interno di un monastero di monaci trappisti. Inoltre, per chiamare una birra trappista, l’intera produzione deve essere supervisionata dai monaci, e il ricavato dalla vendita utilizzato dall’Ordine per opere caritatevoli. Parente stretto della trappista è la birra d’abbazia, cioè una tipologia ampia che in origine definiva le birre prodotte nei monasteri belgi e olandesi. Oggi il rapporto con le abbazie spesso non esiste più e le birre sono prodotte con la concessione di una licenza rilasciata dall’abbazia stessa. In questo caso, “abbazia” è solo un marchio, ma esistono ancora esempi in cui con questo termine si garantisce il rispetto delle antiche ricette.

Gradazione alcolica: dai 5% in su

Una su tutte? Un mito, Westvleteren.

4. Strong Belgian Ale

extraomnes

Anche questo stile raggruppa diverse tipologie di birra, come Dubbel, Tripel, Belgian Strong Golden Ale, Belgian Strong Dark Ale. È difficile trovare caratteri comuni a queste birre, se non un ricco sapore di malto e di lieviti, aroma fruttato e luppolo praticamente inesistente (a parte per la Belgian Strong Golden Ale). Ha un corpo pieno e una carbonazione media.

Gradazione alcolica: dai 5% in su

Una su tutte? Tripel di Extraomnes per restare in Italia.

Mentre per la dovuta rappresentanza belga Vapeur Cochonne della Brasserie à Vapeur, cioè un birrificio del XVIII secolo ancora in attività, che utilizza l’energia di una macchina a vapore nella produzione del mosto di birra.

5. Saison

saison D’Erpe-Mere

È una specialità stagionale vallona, la cosiddetta “birra di marzo”, prodotta a fine inverno per salutare l’arrivo dei mesi caldi. È quindi un’altra birra rinfrescante, spesso con una nota citrica e un sapore fruttato. Generalmente chiara, l’aroma di malto è basso, la complessità è spesso data da luppolo, erbe e spezie. Corpo medio-leggero, carbonazione molto alta.

Gradazione alcolica: 4,5-8,1%

Una su tutte? Saison D’Erpe-Mere prodotta da De Glazen Toren.

6. Weisse – Weizen

prairie weisse

È la “birrachesadibanana”, forse la prima in cui si inciampa quando si vuole provare qualcosa di diverso da una Lager. È una birra di frumento. Ha un color oro, con un aroma pulito e fresco. A questo stile appartengono le Hefeweizen, le Kristallweizen, le Dunkelweizen, le Weizenbock e le Berliner Weisse. I sentori classici sono di banana, chiodi di garofano, erbe e soprattutto agrumi.

Gradazione alcolica: attorno ai 6%

Una su tutte? Prairie Weisse della Prairie Artisan Ales per i sofisticati.

Oppure la Schneider Weisse Tap 4 Mein Grünes per chi ama la birra buona senza pretese.

 7. Blanche – Witbier

caracole troublette

Come dice il nome, è una birra chiara, opalescente. Spesso i birrifici usano il miele per aromatizzarla, oltre al coriandolo, agli agrumi e alle spezie. È una birra di composta da grano, orzo e avena, anche se alcuni usano il farro al posto dal grano. In alcuni esemplari è presente una punta di acidità lattica che si rivela rinfrescante e che deriva dalla fermentazione con il Lactobacillus.

Gradazione alcolica: 4-5% circa

Una su tutte? Troublette di Brasserie Caracole o se preferite restare in Italia la Seta del Birrificio Rurale.

 8. IPA (Indian Pale Ale)

Amager Bryghus

Ma se non volete glorificare il dominio inglese sull’India, chiamatela ACPA, come fa il birrificio Agrivoise, cioè Anti-Colonialism Pale Ale. La sostanza è sempre la stessa: luppoli come se non ci fosse un domani che danno un amaro vigoroso, a volte bilanciato dal fruttato.

È uno stile molto richiesto (leggi, decisamente di moda) per cui molti birrai si sono cimentati in questo stile con punte di creatività notevoli. Da qui sono nate le Imperial IPA, le Black IPA, le Triple IPA e chissà cosa ci riserva ancora il futuro.

Gradazione alcolica: dai 5,5% in su

Una su tutte? Non una ma un intero birrificio: Amager Bryghus dalla Danimarca.

Ma se l’urgenza vi coglie e avete necessità di bere una IPA e subito, entrate nel primo bar (anche una caffetteria va bene) e chiedete una Punk IPA di Brewdog, ce l’hanno sicuramente.

9. APA (American Pale Ale)

Doggie style classic pale ale di Flying Dog

Chiare, fresche, moderatamente amare birre. È il corrispondente americano della Pale Ale inglese, prodotto con ingredienti made in USA (luppoli, malti, lieviti e acqua). Si sente il malto, si sente il luppolo – anche grazie al dry hopping – e si sentono anche gli agrumi. Il corpo medio-leggero e la carbonazione moderata rende (IMHO) questo stile uno tra i più beverini. La creatività dei mastri birrai dà il tocco finale e fa in modo che non ci si annoi mai. Pompelmo, ananas, fiori, arancio, mandarino, sentori erbacei, c’è di tutto.

Gradazione alcolica: 4-6%

Una su tutte? La Doggie style classic pale ale di Flying Dog.

10. Stout

Rasputin de molen

Nera, a volte nerissima, la Stout, oltre a essere una tra le mie birre preferite, è anche una tra le più complesse. Nello stile Stout rientrano molti sottostili, per cui fare una descrizione che calzi per tutte è arduo. In generale, possiamo dire che prevalgono l’orzo e il malto tostato sul luppolo, è moderatamente amara, a volte acida a causa dei grani torrefatti. Presenta gli aromi del caffè, del cacao, della liquirizia e ha un corpo pieno e cremoso. Alcuni sottostili: Sweet Stout, Milk Stout, Oyster Stout, Chocolate Stout, Imperial Stout, Oatmeal Stout.

Gradazione alcolica: 4-7% ma per le Imperial Stout dai 7% in su

Una su tutte? Rasputin di De Molen (una Imperial Stout che arriva fino a 10,7%).

11. Porter

Porter Black Isle

Simile alla Stout ma meno strutturata, anche a causa della gradazione alcolica più bassa. È scura, ha un buon aroma di malto tostato, di caffè o di cioccolato, mentre i sentori del luppolo sono ridotti al minimo. Carbonazione bassa o moderata e corpo medio. Una volta, un mastro birraio mi ha detto che è una birra da donne. Bah.

Gradazione alcolica: 3,8-5%

Una su tutte? Porter di Black Isle oppure Porter di Nøgne Ø. 

12. Lambic

Cantillon Fou' Foune

Stile a fermentazione spontanea, il Lambic (e non la Lambic) dà vita a una famiglia di birre molto particolari. La prima caratteristica è l’acidità: dimenticate il luppolo, dimenticate il malto o il frumento (a parte nel Lambic invecchiato, dove è più accentuato) e preparatevi a un’asprezza impressionante. Il Lambic tradizionale ha poca schiuma, un bel colore chiaro ed è molto dissetante. A questo stile appartengono: Lambic con aggiunta di frutta (Framboise, Kriek, acini d’uva…), Lambic tradizionale, Gueuze e Faro.

Gradazione alcolica: 4-5,8%

Una su tutte? Cantillon Fou’ Foune con le albicocche Bergeron.

Non penso di dimenticare stili birrai più noti, ma forse voi avete altre birre da proporre in questi 12 stili. E noi siamo qui ad accogliere i vostri suggerimenti. 

[birranotizie, warriorfitness, thedomesticbeastblog, burrobarjax, eiling.blogspot, justintoxicate.wordpress, smakpiwa.wordpress, pursuitist.com, brewbokehbeer47humulusblogliteratureandlibationvalhumlat.blogspotcamrgbSean Coates/Flickr]

25 Commenti

  1. complimenti, post davvero interessante che ha chiarito molte cose ad un profano come me (anche se amante della birra)… la mappa poi è spettacolare!Brava!

  2. Magari come saison archetipo avrei citato la dupont.
    Sulle ipa come birrificio uno che asfalta i palati non è proprio rappresentante dello stile…
    Per le stout una Imperial stout non è molto indicativa, le imperial si discostano dai sentori delle stout ”normali”, ma come hai detto esiste una sottogamma di stile così ampio che o ne citi una per sennò va bene così.
    Mancano bitter e Golden Ale come stili famosi e più diffusi.

    • Perché, secondo te, è azzeccato citare La Grigna come archetipo della Pils? Non parlerei di archetipi infatti, anche per le Belgian Ale forse Vapeur Cochonne non è il più rappresentativo… si tratta più di un input a provare le birre che cito, per chi ancora non le conosce.

      Per le IPA cito Amager perché su questo stile hanno insistito molto, però ammetto di non andare matta per questo stile, quindi se hai consigli o appunti sono ben accetti.

      • La Grigna è una gran pils, e il fatto che quest anno abbia battuto la tipopils in due concorsi consecutivi la dice tutta.
        Un IPA nostrana da assaggiare è la Gaina di Lambrate, assolutamente!
        O la Chimera IPA di Downton, una ipa classica che spiazza chi pensa che le India Pale Ale debbano essere amare e basta.

        • Sicuramente è una gran Pils, ma non è l’archetipo della Pils, non si può prescindere da paesi che hanno nella loro storia 200 anni di produzione.
          La Gaina la conosco, non male come IPA in effetti.

          • il mio riferimento era comunque alla saison, perchè se dici saison anche google dice dupont. E’ se non la migliore, la più famosa, prima bevi la Dupont poi inizi col mondo, la prima che bevvi fu la biologique, penso da lì nacque il mio amore per le birre belga, per un periodo andavo avanti a blond, saison e tripel, e alla GS Duvel….

        • Interessante, grazie!
          Consiglio la IGA (Italian Grape Ale) è molto rara da trovare (bevuta a Napoli, fantastica). La Westwlereten belga (rara e cara) può essere sostituita dalla St Bernardus 12.
          Meritano una birra al caffè colombiana e la forte St Niklaus, austriaca.

      • Ales sono le alte fermentazioni inglesi.
        Come bitter di sicuro la back door bitter di orso verde, mentre Golden la lista è lunga… siccome è ricicciata fuori dopo un anno sabbatico cito la trentatré dorata e una delle mie preferite, la new age di Lariano.

    • Scusate se mi intrometto.
      La Dupont è sicuro più famosa e di qualità indiscutibile.
      Ma l’Erpe-Mere l’avete mai assaggiata?
      la consiglio senza alcun dubbio….un’ottima alternativa originale per provare qualcosa di diverso dal “solito” e “commerciale”.

  3. Bisogna pure dire che quando uno chiede al publican e questo inizia col chiedere se si preferisce amaro o dolce si vedono sguardi F4 o scazzati quasi sempre.
    Chi non beve artigianale conosce nastro ghines e dudemon, ho sentito dire “io bevo solo ceres” e giustamente la risposta è stata “e allora stasera non bevi”.
    Oltre a ignoranza di non conoscere che è lecita, c’ è anche ignoranza di non voler sapere e chiudi con una bionda leggera o una doppio malto, per arrivare al sempre verde la più forte che hai.
    Poi esiste una nuova specie, quella che ti chiede quanti ibu ha la birra……. o_O

  4. Unica nota, intendo di carattere puramente “didattico/informativo”:
    IPA è l’acronimo di INDIA (senza la ENNE) PALE ALE.

  5. Bell’articolo, ma farei una piccola precisazione sulle Weizen: hai indicato “attorno ai 6 gradi”, ma in realtà, Weizenbock escluse, tutte le altre birre di frumento citate nella maggioranza dei casi hanno una gradazione alcolica dai 5,5 gradi in giù.
    Perlomeno e bavaresi (le capostipiti di tali generi) quasi tutte, e ne ho provate molte.

  6. Ci sono duemila errori e imprecisioni, eccone alcuni:
    -Helles e maibock non sono per nulla la stessa cosa…
    -La rogue è una maibock un po’ strana perchè non ha un lievito da lagher…cambierei esempio
    -Amager Bryghus non fa solo Ipa e nella vostra immagine c’è The Sinners Series tra cui abbiamo: Belgian ale, Stout, Ipa, APa, Saison ecc
    -Hai citato le pils e nessun altra lager più comune, le classiche chiare.

    • Duemila errori? Ok, elencali e spiega le ragioni… la lista che hai fatto non ha senso.

      Non ti sto a rispiegare perché le birre proposte non sono archetipi, quindi liberi di metterci la Rogue anche se non ha un lievito da lager (senza H per favore) che poi è il Pacman che loro usano praticamente su tutto, o citare Amager (tra l’altro, dove sta scritto che fa solo IPA?). Sulle lager avevo già scritto, e non volevo essere ripetitiva, in ogni caso coprire tutti gli stili (anzi, macrostili) non era possibile in un articolo.

      Invece, per Maibock/Helles Bock ho sempre dato credito a quello che ha scritto Michael Jackson, la BJCP Style Guideline e il sito di MOBI, che le prendono in considerazione insieme.
      Perché secondo te non sono per nulla la stessa cosa?

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