Milano Food&Wine 2015. Assaggi in diretta dal salone

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Ed eccoci alla nuova edizione del Milano Food & Wine Festival 2015. La storica location del MiCo, molti volti già noti tra produttori e habitué, insomma, “stessa spiaggia, stesso mare”, ma non mancano spunti nuovi, altrimenti che gusto ci sarebbe?

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Comme d’abitude, entro a MFWF15 allo spaccare del minuto e mi incammino subito alla ricerca delle novità, in mezzo ai banchi, tra saluti e sorrisi, prima che la folla umana mi investa. Tra 300 i vini in libera degustazione, selezionati da Helmuth Köcher, Presidente e Fondatore del Merano WineFestival, individuo i primi tre. Con l’aiuto spassionato di amici produttori, confesso, ma li assaggio e capisco che vale la pena di raccontarli.

isabeau

Al contrario delle vostre aspettative, inizio con un vino non italiano, ma sud africano. L’azienda si chiama Allée Bleue Wines. I proprietari sono tedeschi che in Germania producono le sedie (sarà il caso?) ma che sono appassionati di vino e della loro passione hanno fatto un buon business. Isabeau è il loro vino di punta, e, devo dire, ne ha tutte le ragioni. Fresco, elegante e floreale, 36% Semillon, 60% Chardonnay, 4% Viognier, fa 9 mesi di barrique che gli dona molto.  Mi fa pensare ad una cena estiva da “rotonda sul mare”, per accompagnare i crudi di pesce.

omina

Omina Romana, già una vecchia conoscenza, ma che quest’anno ha tirato fuori una novità assoluta: una bollicina (e voi ricordate che ne sono appassionata?). L’85% è il Bellone, il vitigno autoctono laziale, il rimanente 15% è l’Incrocio Manzoni. Non chiamatelo vino frizzante, per favore, che è un qualcosa in più. E’ una bollicina floreale e leggera, che sa di violetta e di frutta bianca, setosa al palato, che invoglia di berne un altro bicchiere, e un altro ancora. 

rada

Il terzo vino che sottopongo al vostro giudizio, è di una giovane azienda di Alghero, Vigne Rada. I produttori si dedicano molto ai vitigni autoctoni, che in Sardegna sono davvero tanti e sconosciuti ai più. Il vino di oggi però è Cagnulari al 100% che fa 12 mesi in acciaio, 9 mesi in tonneau e 3 mesi in bottiglia. Caldo, profondo, avvolgente, ma che dopo 5 minuti nel bicchiere cambia completamente e tira fuori i tannino e i profumi più selvaggi.

Ora vado. Mi aspettano altri assaggi e degustazioni di cui vi terrò aggiornati.

Eccomi di ritorno. Dopo una pausa (si fa per dire) con il Campionato del Pesto di Roberto Panizza che ha guidato in persona i tre concorrenti, rinforzata, sono tornata a gironzolare tra i banchi degustazione. e vi lascio atri nomi e altre etichette da tenere presente per le vostre serate.

baracchi

Baracchi Winery. Qui stiamo (ri)parlando di Sangiovese in purezza, vinificato in rosé, la mia passione. Bello da vedere, buono da annusare, incantevole in bocca. Adatto ad accompagnare le cene a base di carne, non solo di pesce. Vi confesso che anche la fiorentina al sangue ci sta benone1

marchesine

Le Marchesine. Una azienda in Franciacorta che opera da un bel po’ di anni, tra bollicine e Bollicine. Ho assaggiato tutta la gamma, tra Brut, Satin e Rosé, sarò di parte, ma vi consiglio di provarlo. 50% Pinot Nero e 50% Chardonnay, leggero, delicato, quasi volatile, un rosé nemmeno da aperitivo, ma da bere da solo, quando si ha voglia “di qualcosa di buono”.

chiarli

Cleto Chiarli, un Lambrusco con la L maiuscola. Il mio preferito è, senz’altro, il Sorbara. Color rosa intenso, carico, accattivante profumo di frutta fresca ghiacciata, importante in bocca, capace di sostenere salumi con lo gnocco fritto, parmigiano stagionato e altro ancora. Dà soddisfazione, fidatevi!

sansalvatore

Un’altra vecchia conoscenza, Joi di San Salvatore. L’anno scorso è stata una novità dell’azienda, ma vi assicuro che a distanza di un anno si notano dei cambiamenti, in meglio. 100% Aglianico, 100% gusto. Nonostante le aspettative, il colore non è molto carico, e in bocca è gentile e un po’ ruffiano, ma è una buona bollicine alternativa ai “grandi classici”, quali Franciacorta e TrentoDoc.

E questa è una novità nella ampia famiglia dei TrentoDoc, Marco Tonini. Brut Nature, ovvero, Pas Dosé, è una bollicina giovane, fresca, poco impegnativa ma mi verrebbe quasi da dire, simpatica. Quindi, serate in compagnia, chiacchiere, e quant’altro, accompagnato da un calice di vino frizzante e divertente.

Ecco, altre segnalazioni fatte.

Domani vi aspetto qui in loco e, magari , insieme faremo le altre scoperte, d’accordo?

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