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Di degustazioni “al buio”, ovvero di Blind Tasting, se ne parla già da un po’. E da un po’ che volevo parteciparvi, anche perché i sommelier e i professionisti del settore affermano che è molto facile confondere addirittura il vino bianco con quello rosso, altroché riconoscere vitigni e annate! Vi sembra incredibile?

Finalmente ricevo un invito di prendere parte al Blind Tasting da una sommelier e critica di vino Livia Belardelli, che lei aveva organizzato in occasione di Sofitel Wine Day per valorizzare l’incontro tra Italia e Francia. Le cose si fanno interessanti, colgo l’occasione al volo e me ne approfitto per raccontarvela.

In questo tipo di esperienza, spiega Livia, sono coinvolti i sensi più importanti, l’olfatto e il gusto, lasciando la vista completamente isolata. La vista ci condiziona il più delle volte, abbreviando il passaggio di riconoscimento (mica per niente si dice “mangiare con gli occhi”!). Ancora Marcel Proust diceva che “l’odore e il sapore delle cose rimangono a lungo depositate, pronte a riemergere”. In effetti, l’olfatto e il gusto sono in collegamento diretto con l’ippocampo che svolge un ruolo fondamentale nella memorizzazione, sono quei due sensi che ci fanno fare i viaggi nel tempo in un nano secondo. A chi non è capitato di sentire un profumo e di ritrovarsi in una situazione del passato?..

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Prima di entrare in sala ci hanno dato delle mascherine (quelle per dormire) da indossare e, sulle note di Profondo Rosso di Dario Argento (per fortuna che gli elementi del gioco ci sono anche nelle cose serie!), gli addetti al lavori ci hanno accompagnati per mano fino al posto a sedere. L’atmosfera intrigante che mi ha fatto sentire un po’ in “Eyes Wide Shut”. Sul tavolo davanti a ognuno di noi c’erano 4 bicchieri già pieni che ci hanno chiesto di toccare, allungando piano-piano le mani e prendendo confidenza con gli spazi.

Ed eccoci alla prima prova. Livia ci chiede di avvicinare il bicchiere al naso e di cercare capire di quale tipologia di vino si tratta, bianco o rosso. Semplice, pensate voi? Anch’io lo pensavo. Ma i profumi sono pochi, si confondono, ci sono sentori di legno, ma anche di agrume, insomma, confusione totale. All’assaggio è peggio. Ero indecisa fino all’ultimo tra bianco e rosso, così come la gran parte dei presenti. E pensavo: “…e allora tutto quello che ho bevuto finora, non è servito a niente?..”

Con i vini successivi è andata un po’ meglio, forse mi sono rilassata, ma ho preso confidenza con il buio e ho iniziato ad ascoltare i sensi.

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Un’altro bianco è risultato piuttosto palese, così come i due rossi successivi. Livia ci guidava pazientemente, aiutandoci a distinguere e a definire i profumi e i sentori che al buio, stranamente, sembravamo poco riconoscibili. In effetti, non vedere il bicchiere e la sfumatura di vino destabilizza tanto. Alla fine sono riuscita anche a “indovinare” quali vini tra bianchi e rossi erano francesi.

Si, perché il leit motiv della degustazione era il connubio Italia Francia, ma non solo per la presenza di entrambi i vini, francesi e italiani, ma anche perché quelli italiani hanno un legame preciso con la Francia (un muffato che strizza l’occhio ai Sauternes francesi, un laziale prodotto con un enologo francese e un bianco in legno nato dal legame tra un bottaio francese e un’azienda laziale).

Arrivati al termine della quarta prova, ci hanno permesso di togliere le mascherine per ricominciare la degustazione “con la vista”. E poi la nostra amica sommelier ha ammesso che per complicarci ulteriormente la vita, ci ha fatto servire i vini a temperatura volutamente sbagliata, sia bianchi che rossi, per insegnarci che la vista ci fa dare per scontato molte cose. Ecco perché molte volte le cose non quadravano!

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Alla fine abbiamo avuto anche un piccolo premio: un Muffato molto particolare, servito a due temperature diverse.

Questa esperienza è stata impagabile. Ci affidiamo veramente troppo alla vista e diamo meno importanza ad altri sensi. Consiglierei a tutti di mettersi alla prova in questo modo, il risultato sarà sorprendente.

Ed io? La rifarei subito.

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Ah, i vini in degustazione, siete curiosi di fare la mia stessa esperienza?

  1. Latour a Civitella 2014  Sergio Mottura
  2. Chablis Louis Moreau Vaillons 2014
  3. Le Clos du Caillou 2013 (bio)
  4. Notturno dei Calanchi Paolo e Noemia D’Amico
  5. Pourriture 2014  Decugnano dei Barbi

1 commento

  1. Se vi hanno servito un bianco laziale, terra non propriamente di grandi bianchi, che ha fatto legno tra l’altro, caldo… più che degustazione mi pare un supplizio, forse sono stato irrispettoso, ma pare difficile apprezzarlo.
    E’ un vino sulla falsariga del Cervaro?

    Com’è invece quello Chablis?, non conosco Louis Moireau, ma abbastanza bene quella zona, quello è un premier cru, quindi dovrebbe essere di buon livello, un vero Chablis lì in mezzo è riconoscibilissimo

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